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ADEM ŞEN IL CALLIGRAFO DI ISTANBUL

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Il termine calligrafia non indica lo scrivere in sé, ma conferisce alla scrittura un significato di bellezza. Calligrafia, infatti, deriva dal greco κάλος bellezza e γραφία grafia, cioè bella-grafia. Se l’arte dello scrivere a mano qui in Italia è scomparsa con gli ultimi amanuensi copiatori delle sacre scritture, della Bibbia, negli antichi monasteri fortificati, sappiate che ad Istanbul oltre al Museo della Calligrafia, esiste una scuola di calligrafia dove l’arte dello scrivere viene tramandata da padre in figlio e Adem Şen è un maestro preciso e spiritualmente preparato.

Adem mischia gli inchiostri, intreccia trame preziose e ama confrontarsi con generazioni di studenti cui tramanda il suo sapere.

10313837_1445026769078502_6762121013774947304_n[1]Le sue bellissime opere d’arte calligrafica si ispirano alle firme dei più importanti calligrafi dell’Impero Ottomano, alle scritture ornamentali, a libri e copie del Corano. L’arte di Adem Şen è gettare ponti di segni lievi e impeccabili tra l’umano e il divino, in un incessante dialogo cosmico intessuto dalle sue calligrafie.

In Turchia la scrittura non è un semplice mezzo per scrivere, ma un’arte nobile che fa parte dell’Arte islamica dello scrivere bene che nasce con l’obiettivo di trascrivere il Corano. Il libro sacro della religione islamica è stato per secoli un modello per architetti, tessitori, pittori. La calligrafia, che segue precise regole di armonia e ritmo, era praticata non solo sulla carta, ma anche sulla ceramica, nelle moschee, nei mausolei, nelle stoffe e negli arazzi, sia ricamati che dipinti. Esistono delle comunità in cui quest’arte ha raggiunto livelli massimi di perfezione, in particolare le comunità sufi in Turchia che, nei tekke, conventi dei dervisci, l’hanno resa una forma di espressione mistica.

Colui che scrive, il calligrafo, viene solitamente rappresentato seduto a gambe incrociate, che regge con la mano destra il calamaio e con la sinistra il feltro su cui poggia la carta, il papiro o la pergamena. La penna con cui si scrive è una canna secca chiamata qalam.

L’elogio dell’arte della calligrafia, centrale nella cultura islamica, vieta la riproduzione delle figure umane, suggerisce all’istante un accesso al divino attraverso la bellezza e la gioia anziché la jihad e il martirio: il piacere della mano che impugna il qalam e gli odori inebrianti di inchiostri antichissimi scongiurano la lama del folle di dio o il fumo del tritolo dei kamikaze e predispongono alla pace universale predicata sia dagli ottomani sia dai cristiani sia da tutte le altre religioni.

1896798_1427870067460839_1027267015_n[1]Adem Şen è nato a Çanakkale, la città-porto nel sud della Turchia sulla costa dei Dardanelli, nell’Ellesponto e ha studiato al Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi di Istanbul. Il concetto di marketing da lui è inteso per “farsi conoscere” col donare a chi individua “amico” la propria spiritualità, a chi sceglie lui come amico, donando un piatto, anzi il piatto, decorato da lui stesso. È in quel piatto che viene concentrata la cultura della tradizione calligrafica ed è al centro del piatto che viene scritto il nome o i nomi degli amici, perché è nel centro del corpo che risiede l’anima. Tulipani in boccio, fiordalisi, melograni si trovano in ghirlande incorniciate tra due giri concentrici di puntini bianchi a mo’ di perline scaramazze. Insomma, si tratta di vere e proprie opere d’arte pazientemente elaborate a mano in modo… certosino!

È un’arte mistica quella del calligrafo come lo è Adem Şen e la sua preghiera è l’intingere dolcemente la punta della canna nel calamaio per tingere le fibre, a volte l’azione è più rapida poiché l’inchiostro viene bevuto dalla carta e bisogna regolare la tempistica del tratto. È certo da programmare un viaggio ad Istanbul, la città dei sette colli come lo è Roma.

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