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Albert Edwin Flury, l’arte sensibile del ritratto

Albert Edwin Flury nel suo studio

Ritratto inteso come sinonimo di immortalità! È anche vero che in fondo, farsi fare un ritratto oggi, nasconde tra le pieghe recondite dell’inconscio, un non so ché… di macabro! Una sensazione strana che mi riporta a delle piccole sculture viste a Volterra, i recumbenti etruschi, le figure maschili sdraiate o messe in posa per un ritratto che sarebbe servito dopo la morte. Proprio per questo, la ritrattistica assume una connotazione di realismo ed autenticità, tanto da renderla moderna e contemporanea.

Il ritratto come riproduzione delle fattezze, dell’apparenza di un individuo durante la vita è stato a lungo considerato uno dei generi più duraturi e di maggior successo dell’arte romana. Tuttora, i più non hanno difficoltà a riconoscere, per esempio, Giulio Cesare nei suoi ritratti, tanto forte è il senso di identità personale conservato nelle sue immagini, della sua effige su monete, gemme preziose incise e busti.

Tra Roma e Milano opera Albert Edwin Flury, insigne pittore ritrattista, il quale si presenta affermando che ama tutto ciò che è vita e che è luce. Albert Edwin Flury ha la sua sede artistica a Villa Cortese, in provincia di Milano.

La frase che ricorda come suo motto è di Enrica Magnani Bosio:

L’arte è una delle cose belle della vita, una delle cose che la rendono degna di essere vissuta. È un sogno da svegli.

Albert Edwin Flury nasce negli anni ‘70 a Busto Arsizio (Varese), da madre Italiana e padre Svizzero/Inglese. Sin dalla più tenera età dimostra spiccate doti artistiche che lo portano ad acquisire, all’età di solo sei anni, uno speciale Attestato di Benemerenza rilasciato dal Presidente del Consiglio Regionale Cav. di Gr. Cr. Sergio Marvelli in occasione del 10° Anniversario dello Statuto della Regione Lombardia.

L’amore per l’arte era già dunque in essere quando, Albert Edwin chiedeva alla madre di entrare nelle Chiese antiche per vedere quei capolavori di cui esse sono adorne, e aveva quattro anni! Sono forse proprio quelle Opere che hanno lasciato una traccia indelebile nell’animo di Albert la cui arte affonda inesorabilmente le radici nel passato. In particolar modo la visita alla Reggia di Versailles all’età di otto anni ha influito in maniera determinante sulla scelta stilistica da parte dell’artista, nelle cui Opere si respira un’aria settecentesca.

Autodidatta da diversi anni con tecniche che spaziano dall’acquerello alla tempera, l’Artista decide a quattordici anni d’iscriversi al Liceo Artistico di Busto Arsizio, periodo nel quale, avrà occasione di studiare la figura umana dal vero e da cui otterrà diploma d’Arte nel 1992. Seguiranno i corsi d’indirizzo architettonico presso il Politecnico di Milano, attraverso i quali approfondirà lo studio della Prospettiva e delle formule che la regolamentano.

È a partire dal 1993 che la produzione pittorica del giovane artista prende piede; entrato a far parte di una prestigiosa associazione artistico-culturale di Milano, avrà modo di esporre in mostre collettive le sue Opere, ottenendo committenze nel settore della Ritrattistica. Nell’aprile del ‘94 esegue per il Comune di Villa Cortese (MI) l’affresco sulla facciata di palazzo “Mazzuchelli” rappresentante la Madonna, Gesù bambino e San Giovanni (Madonna del Roseto, mt. 2,10×3,20).

A quest’Opera è stato dedicato un articolo nel settimanale “Città Oggi”.

Nel 1995 presta servizio militare nel corpo della Marina, periodo nel quale eseguirà diversi ritratti ad Olio tra cui il “Ritratto del sergente Luigi Mancuso”. Al 1996 risale il Thrompe-l’oeil eseguito nella sala da ballo centrale del Daily Rose di Legnano (MI), opera dipinta a tempera su muro (mt. 9,5×5,20) rappresentante una veduta prospettica con elementi architettonici, statue e giardini.

Nel 1997 entra a far parte dell’associazione Asco Duomo di Milano ottenendo autorizzazione ad esporre le proprie Opere nell’ambito delle mostre da essa organizzate. Sempre in tale anno espone per tutta la stagione teatrale le Opere “Omaggio a Maria Antonietta” e ”Autoritratto settecentesco” nella Hall del Teatro Nazionale di Milano. E ancora viene pubblicata l’Opera “Ritratto dell’Avvocatessa Maria Spanò” nel mensile di moda “Fashion”.

Su commissione del Delegato Pontificio, nel 1999 esegue in occasione del SS. Giubileo l’Opera “Bartolo Longo ed il Santuario di Pompei” per il Museo Nazionale del Santuario della Vergine del Rosario a Pompei. L’inaugurazione della Pinacoteca avviene il 26.02.2000 e con la pubblicazione di un catalogo.

Nel Gennaio dello stesso anno espone presso la Galleria “Petrofil Arte International” di Milano insieme a nomi illustri della pittura dell’Ottocento e contemporanea. Da Marzo del 2000 è presente in mostra presso l’ “Atlantic” di Nizza (France), presentato dalla Gallerista e Critico d’arte Ursula Petrone. Nello stesso mese è insignito a Membro Ufficiale dell’American Society of Portrait Artists d’America (ASOPA) con conseguente partecipazione attiva a periodiche conferenze per corrispondenza newyorkesi sul ritratto. Nello stesso anno viene incluso nel 36° Catalogo Internazionale dell’arte moderna (Già-Bolaffi Mondadori).

 

 

Nell’Aprile del 2000 esegue il ritratto del Principe William, che verrà inviato a Buckingham Palace alla Famiglia Reale, in occasione del compimento dei 18 anni del nobile effigiato.

A partire dall’Ottobre del 2004 fino a Dicembre 2006  sono presenti in mostra permanente alcune sue opere tra le più significative presso “Le Club” di Via Panfilo Castaldi (Milano).

Nel 2006 viene scelta l’opera “Omaggio a Maria Antonietta” quale copertina per il romanzo storico di Vladimir Oravsky “Axel och Toine” presentato nel gennaio del 2007.

Nel novembre 2007 è selezionato per la rassegna  “Vizi d’Arte” a Vietri sul Mare (SA) che ha luogo dal 10 dicembre 2007 al 15 gennaio 2008. L’evento è curato da Beppe Palomba; catalogo edito dall’Accademia della Bussola. La mostra, su iniziativa dell’Assessore alla cultura del comune di Napoli, viene poi ospitata nel gennaio 2008 nelle chiese di San Gennaro all’Olmo e di San Biagio Maggiore a Napoli.  Nel 2009 esegue il ritratto di “Franco Zeffirelli con l’amico Massimo Migliavacca” su commissione di quest’ultimo; nello stesso periodo dipinge il ritratto di “Emanuele Colombo, Sindaco di Comazzo”, che sarà donato dai consiglieri comunali in occasione del fine mandato del Sindaco passato alle cronache quale esponente eletto più giovane della Lombardia.

Nel 2010 Esegue un ritratto inedito dell’ Imperatrice d’Austria e Ungheria Elisabetta, nota come Sissi per la mostra “Il Mito di Sissi” alla Casa del Conte Verde di Rivoli (Torino).

Nel 2011, in occasione della Pasqua, viene accolta la tela rappresentante la Crocifissione di Cristo nella Chiesa del Santissimo Redentore di Legnano, Milano.

 

Albert Edwin Flury annovera molte esposizioni al suo attivo sia in Italia sia  all’estero con particolar riferimento a Inghilterra e Francia. Di lui scrivono critici e giornalisti della levatura di “Ermanno Sagliani”, “Ursula Petrone”, “Davide Gervasi”, “Valeria S. Lombardi”, pubblicazioni quali “Città Oggi”, “Fashion”, “La Casa del Pellegrino tra Storia ed Arte” (Pubbl. Vaticana), “Il Rosario e la Nuova Pompei”, “36° Catalogo Internazionale dell’arte moderna” , “Il Giorno”, “Arte Mondadori”, “La Prealpina”, “Euroarte”, “Varese Mese”.

 

D – Quanto è importante per Albert Edwin Flury  nell’arte del ritratto una traccia di disegno perfetta?

 

R – Direi che sia la base sulla quale costruire il volto e la figura. Un errore nel disegno difficilmente sarà correggibile successivamente. Soprattutto nel ritratto ove la somiglianza col soggetto è, a mio avviso, una componente essenziale.

D – Una tua riflessione sull’importanza dei chiaroscuri per i lineamenti di chi è ritratto?

R – I chiaroscuri sono importantissimi per definire i piani ed i volumi del volto. Io non prediligo toni molto contrastati preferendo invece tonalità più leggere e delicate, un po’ com’era in voga nel XVIII secolo.

D – Dopo la fase dell’abbozzo come procedi?

R – Terminato l’abbozzo che consiste nel consolidare il disegno tracciato con le prime tinte molto fluide e trasparenti, comincio a stendere i colori, strato su strato fino alle velature ed ai tocchi di luce finali.

D – Nella fase pittorico ritrattista quando si può dire che inizia il vero lavoro pittorico? 

R – Direi quando le prime campiture sono stese e, via via, strato su strato si procede a definire i dettagli, i chiaroscuri, gli incarnati.

 

D – In un ritratto ad olio su tela, quanto sono importanti i dettagli per te?

 

R – I dettagli rivestono un ruolo importante ma non fondamentale per la buona riuscita del ritratto. Io lavoro sempre “d’insieme” per poi, successivamente, dedicarmi ai singoli dettagli. Altrimenti si rischierebbe un risultato con tante parti del dipinto ben curate e dettagliate ma nel complesso slegate tra loro.

 

D – Quanta importanza dai alla bellezza; oggi ritieni che siano cambiati i canoni della bellezza, dell’estetica?

R – Nella mia pittura l’impostazione estetica riveste un ruolo dominante. Attenzione alla simmetria, alle proporzioni, alla posa ed al giusto contesto in cui va a collocarsi il soggetto sono aspetti importantissimi. I canoni di bellezza sono sempre in continuo cambiamento per ciò che riguarda la figura umana. Essa è infatti influenzata dalle mode e dai tempi. Tenendo conto questo fatto, non penso però che i canoni estetici nell’impostazione del dipinto siano mutati; gli elementi che ho citato sopra penso siano oggi più che mai validi.

D – Sei soddisfatto di ciò che riesci ad infondere nel ritratto, e cosa di archetipico riesci a far percepire a chi osserva?

R – La mia è una costante ricerca. Sin da bambino desideravo dedicarmi al ritratto ad olio. Un amore viscerale ogni qual volta entravo nei musei mi spingeva ad indugiare sui ritratti dei nobili effigiati. Quelle pose ricercate, quell’eleganza sfarzosa ma composta, quei dettagli sui quali il pennello dei pittori si era soffermato. Questi elementi, uniti all’aspetto più Nobile del soggetto che ritraggo sono, credo, gli elementi che l’osservatore percepisca maggiormente osservando un mio dipinto.

D – Nell’insieme di un soggetto che andrai a ritrarre qual è quel particolare intorno al quale il tuo pennello, la tua sensibilità pittorica si affida per concludere alla perfezione l’arduo compito?

R – Lo sguardo. Inizio sempre un ritratto dagli occhi poiché è nello sguardo che si cela l’animo del soggetto.

 

Da psicologo vorrei, per un attimo, con l’osservazione sistematica, scrutare ed analizzare i sentimenti del “sitter”, sol con pochi accenni di psicologia per colui che, da seduto, da fermo, si fa ritrarre dall’artista; questi sentimenti che variano e spaziano tra i margini di una multiforme tavolozza dove i colori sono rappresentati dall’intensità emotiva composta da sentimenti contrastanti ed opposti, univoci ed equivoci che vanno dall’affascinare, quasi sfiorando l’offesa, chi ti ritrae, sorvolando le calcate di colore che, giustificate all’artista non vengono giustificate dal sitter che sempre più ritroso, con sguardi al cellulare, che sostituisce l’orologio, non vede l’ora di andare per altri lidi, a minor sofferenza dell’apparire.

 

Giuseppe Lorin

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