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Alessandro Caravillani, la spietata esecuzione di un innocente: per non dimenticare

Enzo De Camillis

Li chiamavano «anni di piombo», molti di noi avevano seguito nella televisione nazionale, Rai uno, le puntate della fiction “La famiglia Benvenuti” con gli indimenticabili Enrico Maria Salerno, Valeria Valeri ed un giovanissimo… Giusva Fioravanti; molti di noi, dopo pesanti e stressanti ore di lavoro tornavano a casa con nelle orecchie i ritmi delle manifestazioni di protesta incontrate lungo le strade, le motorola dei poliziotti che gracchiavano ordini, gli scontri violenti tra dimostranti e forze dell’ordine, gli ululati delle sirene che accompagnavano e cullavano ormai i pomeriggi e le pènniche dei romani, gli assalti, le cariche, gli spari. Il 2 novembre del 1975 un complotto politico poneva termine alla vita del più grande ed unico Poeta della Poesia Sociale di quegli anni, Pier Paolo Pasolini. A maggio del ’77 i quotidiani riportavano di una studentessa, Giorgiana Masi, di solo 18 anni, colpita a morte su Ponte Garibaldi, ed era il 12 maggio del 1977. Il 16 marzo 1978 veniva rapito dalle Brigate Rosse l’On Aldo Moro, fatto trovare ucciso pochi mesi dopo, il 9 maggio in Via Caetani, nel portabagagli di una Renault 4 rossa, lì parcheggiata. È di sabato 2 agosto 1980, alla stazione ferroviaria di Bologna, che si compie uno degli atti terroristici più efferati e gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra, proprio nel periodo delle ferie, dei viaggi, del meritato riposo estivo dopo l’anno di lavoro. Il terrorismo aveva fatto risentire la forza dell’ignoranza e dello spregio per la Vita! L’Italia, il Popolo Italiano, si trovava per l’ennesima volta nella morsa del terrore!

Il 5 marzo 1982 durante una rapina organizzata da quattro terroristi neri, viene brutalmente freddato a terra, con un colpo di pistola in testa, Alessandro Caravillani dalla mano della terrorista Francesca Mambro del commando dei N.A.R. (nucleo armato rivoluzionario) che assaltò l’Agenzia n° 2 della Banca Nazionale del Lavoro di Piazza Irnerio, nel tentativo di recuperare fondi per finanziare futuri atti terroristici di estrema destra. È stata la rapina più sanguinosa fatta a Roma, di stampo terroristico. Arrivata la polizia vengono esplosi decine di colpi. Lei, ferita, viene lasciata dai complici al Santo Spirito. Si salverà. Ma a terra resta Alessandro Caravillani, 17 anni, studente del IV Liceo Artistico, freddato, pur ferito ad un polpaccio, perché la mano assassina, con spietata freddezza, ha puntato alla testa nel dubbio che avesse in tasca una pistola; solo dopo la morte del giovane ci si accorse che si trattava del manico di un ombrello!

Oltre ad uno dei rapinatori e ad Alessandro Caravillani di 17 anni, resta ucciso l’agente Antonio Petrillo di 23 anni.

Sei i feriti, tra i quali la brigatista dei N.A.R. Francesca Mambro, che viene così arrestata.

Per non dimenticare Alessandro Caravillani e tutte le vittime innocenti cadute loro malgrado, il regista del XVI Municipio, Enzo De Camillis, ha realizzato un significativo, crudo, intenso ma sensibile docufilm dal titolo “Uno studente di nome Alessandro” con Valentina Carnelutti (Francesca Mambro), Giuseppe Maggio (Alessandro Caravillani), Alex Pascoli (Terrorista), Carmen Di Marzio (Fidanzata di Alessandro). Scenografia a cura di Pasquale Germano, Costumi a cura di Patrizia Pontiselli, e la splendida fotografia di Roberto Girometti.

Il filmato è stato presentato alla Stampa in varie occasioni e, non ultima è stata la proiezione, nella Sala Consiliare del XVI Municipio alla presenza del Presidente Fabio Bellini.

Francesca Mambro resterà in libertà vigilata fino al 16 settembre 2013, quando la pena sarà estinta; questo nonostante sia stata condannata a 17 ergastoli e ritenuta responsabile di 96 omicidi, di cui 16 reo confessa! La stessa già gode attualmente della semilibertà, il che le permette di girare liberamente all’interno del Comune di Roma… e di lavorare! Tutto questo è stato possibile grazie all’associazione “Nessuno tocchi Caino” dove l’ex terrorista lavora attualmente, così sembra.

Alessandro Caravillani venne ucciso da distanza ravvicinata con un colpo in testa, solo perché l’aveva guardata in volto e l’avrebbe potuta riconoscere in un futuro processo, se lui fosse rimasto in vita!

Nessuno tocchi Caino“, ([email protected]) è un movimento contro la pena di morte, nella cui organizzazione Francesca Mambro collabora insieme a suo marito, Valerio Fioravanti, detto Giusva!

È assurdo che in un’associazione del genere che cerca di combattere la pena di morte nel mondo, lavorino persone che hanno dato la morte ad innocenti! Non si può rimanere insensibili senza riflettere sull’operato dello Stato italiano. Un’attività da svolgere nell’ambito del carcere, sarebbe stata più accettabile dal Popolo Italiano, anche perché c’è l’obbligo quotidiano di firma!

L’indignazione è massima e già si sa che tutto ciò che si fa per non dimenticare, così come è stato fatto questo cortometraggio, non servirà a cambiare le cose, ma l’ex terrorista dei N.A.R. Francesca Mambro, ex estremista, ex carcerata, una ex, insomma, deve sentire che nessuno del Popolo Italiano dimentica, anche se lei “si è ravveduta” e si considera “pentita”!

Nel frattempo Francesca Mambro e Valerio  “Giusva” Fioravanti, anche lui libero, hanno dato al mondo una figlia, Arianna, dimostrando per l’ennesima volta la loro totale spietatezza ed il loro egoismo esistenziale!

Il Presidente dell’associazione dei familiari e delle vittime, Paolo Bolognesi a più riprese ed in varie interviste ha ribadito che comunque: «È una vergogna! È scandaloso che la libertà condizionale sia stata concessa a una terrorista che non ne ha i requisiti, che è stata condannata a sette ergastoli e che non ha mai espresso alcun sentimento di distacco dal suo passato. Ha ottenuto un trattamento di favore, mentre le vittime non hanno mai ottenuto alcun risarcimento nonostante le condanne definitive. L’omertà di Stato ha relegato la Legge in un angolo, umiliandola!» Anche il Pd di Bologna, attraverso il segretario Andrea De Maria, bocciò la scelta dei giudici romani: “La decisione è incomprensibile. Mentre siamo ancora in attesa di conoscere i mandanti della strage di Bologna, arriva questo provvedimento che colpisce profondamente non solo la memoria delle vittime, ma l’intera città che da quella orribile strage fu così drammaticamente ferita. Ancora una volta lo Stato appare più attento alle ragioni di chi ha commesso terribili atti di sangue che a quelle delle vittime”.

Enzo Biagi così descrisse Francesca Mambro: “forse nessuno è un mostro, neanche Himmler o Hitler, neanche Stalin; ma Francesca Mambro, volto quadrato, senza un segno di cosmetici, sguardo freddo e sorriso ironico, jeans, scarpe Clarks, ha qualcosa in sé di incomprensibile, di inafferrabile. L’aspetto e i modi spigolosi, il lucido disprezzo. È forse il personaggio più sconvolgente che abbia mai incontrato in cinquant’anni di mestiere; e c’è dentro tutto, in questo mestiere: artisti, ladri, soldati, banditi, politici, campioni, puttane, quasi sante, grandi signore, mezze calzette, prelati, grandi truffatori, giocatori di ogni genere, roulette, carte, affari, pelle o reputazione del prossimo. Nessuno mi ha mai detto: “Non conosco la parola rimorso”; eppure, qualche tarlo, qualche pena, tutti ce l’avevano dentro, infondo alla loro coscienza!

Eppure oggi lei, la Mambro, dice di essersi ravveduta, così come afferma l’Avv. Michele Leonardi. Siamo poi così sicuri che non si scagli nuovamente verso qualcuno della Società? Si esclude a priori che sia ancora pericolosa socialmente? Il dubbio resta comunque fondato!

Tuttavia fino al 2013 quotidianamente Francesca Mambro dovrà continuare a tornare a casa la sera e non potrà, per nessuna ragione, oltrepassare i confini del Comune di Roma. Sono le regole della libertà condizionale, che un altro dei suoi avvocati, Tommaso Mancini, definisce «una spada di Damocle, certo, e nei prossimi cinque anni non potrà commettere errori, altrimenti perderà il beneficio!»  E dopo i cinque anni???

Così l’ex estremista Francesca Mambro si è espressa in una sua intervista alla stampa: “È un dolore immenso parlare di quella rapina, ma non mi voglio sottrarre, sarebbe da vigliacchi. Ed è giusto che il sindaco Walter Veltroni voglia incontrare la famiglia di Alessandro Caravillani. È devastante quanto avvenuto quel giorno maledetto. Non posso nascondere che è stata quella morte una delle vicende che mi ha fatto ripensare alla scelta senza ritorno che avevamo fatto. Quanto avvenuto quella mattina è la paura di tutti i genitori, ed è diventata anche la nostra quando abbiamo avuto un figlio; cresci un figlio, lo mandi per il mondo e poi non torna più a casa per colpa di uno qualunque” In quella loro comunicazione alla stampa, Valerio Giusva Fioravanti così aggiunse: “La rapina l’abbiamo fatta noi e quindi la responsabilità della morte è solo nostra, qualsiasi cosa possano dire le perizie balistiche”. A noi giornalisti è sembrato subito che volesse nascondere i veri mandanti! Poi ha proseguito: “Abbiamo abitato a poche centinaia di metri dal Liceo Alessandro Caravillani, è stata la nostra prima abitazione, la nostra prima casa in affitto dopo essere usciti dal carcere dopo 20 anni di reclusione”. Francesca ricorda: “Star vicino a quella scuola ha acuito un senso di colpa devastante. Una rapina la puoi fare, ma non uccidere una persona che non c’entra niente. Non la mandi giù una cosa simile, è un dolore che non si rimargina. Ti ripeti che non doveva accadere, che era un colpo di rimbalzo”.

Che ferì al polpaccio Alex, ma non lo uccise? In ogni caso lei si è assunta la responsabilità “morale, politica e penale” della morte di Alessandro Caravillani. E allora rimane il «dolore troppo forte, l’angoscia troppo vicina» per spiegare. Francesca Mambro è stata riconosciuta colpevole da diverse Corte d’Assise e condannata a 6 ergastoli. L’unica accusa, e relativa sentenza, che lei ha sempre rifiutato, così come ha fatto suo marito Valerio Fioravanti, è quella relativa alla strage di Bologna. Ora Francesca & Valerio, collaborano, lavorano insieme presso l’associazione “Nessuno tocchi Caino”, che si batte contro la pena di morte!

E cosa pensare di tutti quei giovani appena usciti dalle scuole, dalle Università, che non riescono a trovare neanche un lavoro degno, tanto da ricompensare quei sacrifici fatti dai loro genitori e da loro stessi, negli anni di studio, di preparazione continua, di formazione onesta e seria. Ma in che mani stiamo? Che Politica è mai questa? Fuggire dall’Italia, espatriare dal bel paese, forse?

Enzo De Camillis, scenografo, regista, sceneggiatore, docente, e tanto altro ancora, è l’ideatore ed il disegnatore della targa commemorativa dedicata a Pier Paolo Pasolini che abitò a Monteverde, dal 1953 al 1959 in Via Fonteiana 86 e dal 1959 al 1964 in Via Giacinto Carini 46. La targa si trova all’angolo tra Via Abate Ugone e Via di Donna Olimpia. Enzo De Camillis è anche il regista del cortometraggio, “19 Giorni di Massima Sicurezza”, che venne proiettato nel 2009, al Palazzo delle Esposizioni, qui a Roma. Il cortometraggio tratta la tematica di una storia realmente accaduta che ha lasciato interdetti gli organi legislativi preposti per l’ingiusta detenzione di una donna, accusata di associazione a delinquere di stampo camorristico, corruzione e falso ideologico.

Un’altra storia vera, realmente accaduta, purtroppo, è quella di un fatto di cronaca che ha visto la morte di un giovane innocente ed il titolo del docufilm è “Uno studente di nome Alessandro” con la regia di Enzo De Camillis. Una storia autentica, ricca di testimonianze che lo coinvolge in prima persona. Il Quarto Liceo Artistico in Piazza Risorgimento, 46 B, è stato dedicato all’unica vittima innocente: Alessandro Caravillani.

 

D – In questo marasma legislativo, in questa crisi economica, in questa situazione di mancanza di valori, che peso potrebbe avere il tuo docufilm Uno studente di nome Alessandroe quale coinvolgimento emotivo ti ha portato alla realizzazione di questo tuo impegno cinematografico?

 

R – Ci sono per me due punti importanti che vorrei sottolineare con questo lavoro. Il primo è quello di evidenziare la mancanza di fiducia dei giovani verso le istituzioni, verso la forza politica che sembra non essere cosciente. Questo modo rischia di far sfogare la rabbia giovanile, in alcuni di essi, nel ritorno del terrorismo. Il secondo punto, rispettando e accettando le decisioni della magistratura e dei giudici, riguarda una mia riflessione: “come mai un individuo che ha commesso 97 omicidi e ha 8 ergastoli alle spalle, stia fuori?”

Il mio coinvolgimento è diretto; questa brutta storia ha toccato la mia famiglia!

 

D – Comunque credi ancora nella giustizia?

 

R – Sì, certo, ho fiducia nella giustizia.

 

D – Quali saranno le prossime tappe evolutive di questo tuo lavoro?

 

R – Il 27 settembre 2011, è stato presentato nella Sala Petrassi dell’Auditorium come evento speciale ed in seguito rimarrà comunque  un messaggio ricordo di Alessandro Caravillani, un giovane, ucciso a 17 anni!

La famiglia benché non sia stata presente all’evento mi ha sollecitato a leggere queste due righe: “Sono trascorsi 30 anni da quella mattina del 5 marzo 1982 in cui un atto spietato portò via la vita e i sogni del nostro Alessandro. Ripercorrere oggi quei dolorosi momenti con le immagini di questo documento, anche se riapre una ferita mai richiusa, è anche una dimostrazione che Alessandro vive e continua a vivere tra coloro che lo hanno tanto amato. La famiglia Caravillani ringrazia i realizzatori del filmato”.

 

Apprendiamo che la terrorista dei N.A.R. Francesca Mambro ha chiesto il sequestro del cortometraggio “Uno studente di nome Alessandro” del regista Enzo De Camillis, affermando che il film avrebbe leso la propria immagine.

Il SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) si unisce alla FNSI e ad Articolo 21 per impedire il sequestro del cortometraggio “Uno studente di nome Alessandro” di Enzo De Camillis. I giornalisti cinematografici sono da sempre in prima linea nel combattere ogni tentativo censorio e per questo non hanno mai fatto parte neanche delle Commissioni di revisione cinematografica per i divieti ai minori. Solidarietà dunque a Enzo De Camillis per un film che è stato selezionato, tra l’altro, tra i 25 titoli tra i quali sarà scelta nelle prossime settimane la lista dei finalisti ai prossimi Nastri d’Argento.

I firmatari dell’Appello sono fermamente convinti che si debba tutelare il diritto alla libertà di espressione e che vada ribadito con forza il diritto di raccontare tali eventi perché la memoria di quanto è accaduto nel corso della storia non può essere cancellata. Un paese senza memoria non avrà mai, né presente né futuro.

 

Giuseppe Lorin

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