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L’ abbiamo visto nel  ruolo di un terrorista nel film campione d’incassi “Che bella giornata” accanto a Checco Zalone, è  protagonista, sceneggiatore, regista e produttore del lungometraggio “To Paradise“. Anis Gharbi è nato a Tunisi il 15 novembre del 1977, vive e lavora in Italia dal gennaio 2002 nel campo dello spettacolo, prima come animatore nei villaggi turistici e poi, come attore per il teatro, la tv e il cinema. Michela Zanarella lo incontra per un’intervista esclusiva.

 

 

D- Scrivendo la sceneggiatura del tuo film “To Paradise”, diario di un immigrato tunisino in Italia, hai rivissuto momenti salienti della tua vita, ovvero il tuo film è in parte o totalmente autobiografico?

Fortunatamente la storia di Amir non è la mia. Ma è la storia di tante persone che conosco e che mi hanno dato tanti insegnamenti per la sfortuna di aver intrapreso o continuato in certe strade. Io sono stato il fortunato reporter che si è avventurato dentro i lati oscuri della vita e ne è uscito indenne (a volte per fortuna e a volte per consapevolezza), per poter raccontare questa storia e fare in modo che un qualcuno, un giorno, potesse trarne insegnamento. Comunque sì, alcuni momenti della storia di Amir li ho vissuti personalmente, per altri invece mi sono dovuto immergere in esperienze dolorose che non ho vissuto di persona, ma l’ho fatto sentendo il racconto di chi li ha vissuti direttamente in modo tale che la loro esperienza è diventata per me e per gli altri un insegnamento prezioso.

D- In “To Paradise” il protagonista Amir, da te interpretato, si trova a fare delle scelte per amore, che valore dà Anis Gharbi a questo sentimento?

L’ amore secondo me è il motore della vita, è il combustibile di cui abbiamo bisogno per agire. Le grandi scoperte, le invenzioni e tutto quello che l’ essere umano riesce a fare di grandioso è frutto di quel nobile sentimento. Nel mio caso l’amore viene vissuto ancora più intensamente e quindi mi diventa passione cieca, ossessione, alcune volte brutale e aggressiva e sopratutto irrazionale. Ora se ripenso a tutte le scelte che ho fatto in tutta la mia vita mi rendo conto di quanto ho combattuto e mi sono ribellato per poter vivere facendo e scegliendo quello che mi detta il mio istinto e il mio cuore. Quindi io e Amir siamo troppo uguali su questo punto di vista. “To Paradise” stesso l’ho fatto per passione e mi sono imbattuto in un grandissimo rischio finanziario. Ogni tanto la voce della ragione mi veniva a dire tutto quello che rischiavo e m’ indicava altre strade di investimenti e di guadagni più sicuri e tranquilli, ma io ero consapevole che al cuore non si parla con la ragione, la follia ha delle volte il suo genio. Ne approfitto per ricordare e ringraziare sempre la mia dolce metà Elena Baldessari per il suo coraggio e la sua fede in me e sicuramente il suo grande amore. Un ringraziamento anche a tutti i miei amici che mi hanno aiutato, senza di loro non ci sarebbe stato “To Paradise”. Anche loro hanno usato l’amore e la passione per poter portare a termine questa sfida. Abbiamo spento la logica tutti quanti per udire i nostri cuori e dare espressione al nostro amore per il cinema. Ah! By the way, sono scorpione ascendente leone, nato nell’anno del serprente, leggendo gli oroscopi li trovo troppo azzecati per quanto riguarda il carattere e l’amore del mio segno zodiacale, ogni tanto penso che sono stato condizionato, solo che ero così anche prima di leggerli.

D- Parlando della tua formazione artistica, quali sono i lavori che hanno contribuito di più al tuo successo?

Nel mio primo ruolo sul grande schermo, in una scena ho malmenato Jean-Hugues Anglade, grande attore francese che ha lavorato con Quentin Tarantino, sono stato arrogante con Paolo Briguglia e Ennio Fantastichini, ho avuto un atteggiamento di sfida con Luca Zingaretti, ho espresso e dettato i miei valori a Fiona May e Roberto Farnesi, ho fatto una sparatoria contro Raoul Bova e ho dato consigli a Vincenzo Salemme in prigione. Ho anche fatto il terrorista nel film di Checco Zalone,che nel ringraziarlo per avermi scelto (mi ha fatto lui il provino) mi ha detto “Tranquillo ti abbiamo scelto perchè non c’era nessun altro”. Sono stato il braccio destro del mafioso Tony Sperandeo e ho interpretato i problemi degli immigrati buoni e cattivi in “Amore Criminale”, “To Paradise” e “Sogno il mondo il Venerdi” dove sono stato l’attore protagonista. Mi hanno aiutato anche i lavori fatti come comparsa, il più spettacolare è stato quello nel film “Nine” di Rob Marshal dove ho fatto un paparazzo: quando è passato accanto a me Daniel Day Lewis nella mia mente ho avuto un rapido flash “Gangs of New York” uno dei miei film preferiti di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio, che stimo moltissimo. Se dovessi un giorno lavorare con loro sarà che gli dei hanno benedetto il mio karma con tanta generosità, i sogni possono avverarsi.
Per rispondere quindi alla tua domanda ti dico che sono assolutamente grato a tutte le mie esperienze, nessuna mi ha dato di più dell’altra, dalla piccola comparsa al ruolo da protagonista al blockbuster (Che Bella Giornata) ai cortometraggi, tutti sistematicamente hanno contribuito alla mia crescita.

D- Una tua riflessione sul cinema italiano.

Anche se non mi piace fare la critica passiva, ma preferisco essere produttivo, proponendo soluzioni con le azioni, risponderò alla tua domanda il più onestamente possibile: mi dispiace che nel cinema italiano certi generi siano morti. Mi chiedo perchè non vogliamo essere un pizzico competitivi, uscire della nostra zona di comfort e rischiare, perchè solo film commedia? Perchè da ottimi attori come Roberto Benigni, Checco Zalone, Massimo Boldi e Christian De Sica pretendiamo da loro, oltre a essere dei bravissimi comici, di gareggiare contro i muscoli di Arnold Schwarzeneger, Sylvester Stallone, Vin Diesel e The Rock? Perchè l’icona americana è sempre più eccessiva ed esagerata e noi siamo sempre più tranquilli, equilibrati e pacati? Perchè Avatar deve essere fatto solo in America? La fantascienza esiste solo negli USA? Gli alieni preferiscono raccontare le loro storie solo agli americani per caso? Una volta gli italiani erano i maestri nei film dell’orrore, i film di Lucio Fulci arrivavano pure in Tunisia alimentando i miei incubi e ispirando gli americani che lo chiamavono “the italian Gore”, e ora? Un film di Natale non può coprire tutti i generi e diventare addirittura 3d..Peccato! Comunque sono abbastanza tranquillo e positivo, il cambiamento dipende da noi e anche io, nel mio piccolo, posso provare e rischiare a fare un qualcosa di diverso, riuscire per me è un optional, provare è obbligatorio.

D- Ci anticipi alcuni dei tuoi prossimi impegni?

Ti sorprenderà sapere che passo la maggior parte del mio tempo a studiare gli investimenti in borsa e nel campo immobiliare e che trascorro le giornate a preparare dei piani d’investimenti per nuovi business e attività. In questo periodo sto ultimando un business plan di una mia nuova attività che è la vendita di articoli e integratori sportivi con annesso servizio di coaching per sportivi e persone alla ricerca di uno stile di vita sano. Dovrei poter inaugurare la sua apertura entro quest’anno. E l’attore in tutto questo mi chiederai? Credo che l’attore oggi è una persona attiva e sensibile alle problematiche del suo settore, non dobbiamo aspettare produttori, distributori o un qualcuno che ci butti i soldi addosso per fare il nostro film o cercare sempre di rischiare coi soldi degli altri, dobbiamo muoverci noi stessi verso il futuro che vogliamo per la nostra arte. Il denaro serve per finanziare le idee e le storie, serve per portare i prodotti ai consumatori e pagare i professionisti per il loro lavoro. Io sono troppo impaziente per aspettare la grazia di un qualche finanziatore, quindi scelgo di farlo io stesso. “To Paradise” mi ha illuminato e mi ha aperto gli occhi sulle difficoltà produttive e distributive e mi ha permesso di imparare tante lezioni che s’imparano soltanto quando sei nelle acque profonde, quando sei pieno di debiti e hai degli investimenti in corso, dei progetti e altre persone che lavorano con te e dipendono dalle tue decisioni. E’ lì allora che maturi, cresci e impari. Se invece sei un saggio teorico e prudente rimarrai sempre tale. Oggi ho imparato sicuramente tanto dai miei errori che mi aiuteranno con il loro insegnamento nei miei prossimi progetti a creare sempre film migliori per l’audience. Date? Non c’è fretta, mi voglio preparare per bene, tanto il tempo non mi preoccupa più, ho resettato il mio orologio biologico ad andare all’indietro facendo tanta palestra. I generi dei miei prossimi film credo che saranno sicuramente azione e/o fantascienza e nel frattempo mi sto preparando il fisico ad essere congruo!
Concludendo voglio ringraziare sia te che i gentili lettori che possono seguirci tramite le nostre attività.

 

Anis Gharbi, l’arte di interpretare