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a cura di Andrea Corona

Quando lo spettatore teatrale viene invitato a farsi spettatore televisivo, e in questa confusione di codici rivede innanzitutto se stesso e la propria condotta di commentatore compulsivo, può voler dire solo una cosa: che ci troviamo, qui, in presenza di un lavoro estremamente intelligente.

 All’arteriosclerosi, si sa, sono legati disturbi di memoria, depressione ed esaurimento nervoso. Ed è in questa veste, di vecchia bisbetica smemorata e arteriosclerotica, che la regista e attrice Dalia Frediani si presenta al pubblico. Salvo invitarlo, si diceva, ad esprimere in tempo reale il proprio gradimento, consenso o dissenso, dinanzi a ciascuno dei monologhi e degli sketch che compongono il suo spettacolo. In ciò, la confusione mentale dell’arteriosclerotico diventa, si diceva, una “con-fusione” diffusa e globale. Solo all’apparenza non consequenziali, infatti, le diverse scene sono collegate invece da una forte satira di costume. Basti pensare, in quest’ottica, ai numerosi riferimenti ai social network e agli sketch sulla dipendenza da Like e sulle posture narcisistiche dei drogati di selfie.

«Facciamone una davanti all’arte contemporanea!» esclama uno dei suddetti “drogati”. Sì, perché Arteriosclerosi non è solo satira, ma anche occasione di riflessione sul ruolo dell’arte nella nostra società. Ecco allora che, dalla pittura di Fabio Santucci alla musica del violinista Luciano Barbieri, dal canto alla danza, passando per una selezione musicale che va da “Caruso” di Lucio Dalla a “Palladio” del quartetto britannico Escala, a prendere forma è uno spettacolo assai simile a una puntata di “Blob”. E, solo per citare alcuni personaggi di questa bizzarra galleria, è possibile imbattersi tanto in una lapdancer che recita Shakespeare (Noemi Cognigni, Annarita Ferraro) quanto in una “cozza” – in qualsiasi senso si voglia intendere questo sostantivo/aggettivo – che recita con enfasi la preparazione di un piatto di spaghetti (Rosaria D’Urso). Degno dei migliori Monty Python, inoltre, è lo sketch che vede Angela de Matteo e Carmine Borrino nel ruolo di attori che si offrono di recitare monologhi a domicilio.

Insomma, in un mondo in cui sembra non esserci più posto per il teatro, dove Ibsen viene “segato” all’istante dallo zapping dello spettatore munito di telecomando e dove Pulcinella viene soppiantato da Batman e Spiderman, l’autrice Dalia Frediani risponde con uno spettacolo dotato di anticorpi, che reca già in sé le contro-obiezioni a potenziali obiezioni. Se oggi la forma mentis del pubblico è quella, arteriosclerotica, dello spettatore televisivo e del fruitore compulsivo di YouTube, ecco che Arteriosclerosi costituisce propriamente un lavoro sull’esigenza di recuperare una ecologia della comunicazione e del linguaggio che funga da ecologia della mente e del pensiero.

Ciò detto, non resta che augurare buon divertimento ai lettori di ClickNews. Lo spettacolo sarà in scena al Piccolo Bellini di Napoli fino al 18 gennaio. Per ulteriori informazioni:

http://www.teatrobellini.it/spettacoli/35/arteriosclerosi

“Arteriosclerosi” di Dalia Frediani
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