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Auguri a Carol Rama, l’ultima vestale dell’arte: una chiacchierata con Dino Pedriali

Carol Rama nel suo studio

Il 17 aprile 2012 Olga Carol Rama ha compiuto 94 anni (Torino, 17 aprile 1918), amica di Edoardo Sanguineti, Felice Casorati, Albino Galvano, Italo Calvino, Massimo Mila, Carlo Mollino e molti altri. A New York conosce Andy Warhol, Orson Welles e soprattutto Man Ray, con il quale continua a frequentarsi fino alla morte di lui avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976. Carol Rama affermò coraggiosamente che: “Il senso del peccato è stato il mio più grande maestro!” Questo suo trascorrere del tempo “fa vissuto”, come ama esprimersi definendo così, qualsiasi “esistenza” che conserva l’impronta del trascorrere del tempo. Una brocca screziata, “fa vissuto”! Un’anziana donna, “fa vissuto”, un collo di volpe argentata consunta, “fa vissuto”!

Il 14 gennaio 2010, al Quirinale, Carol Rama fu insignita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del prestigioso Premio Presidente della Repubblica, su segnalazione degli Accademici Nazionali di San Luca. Il premio venne ritirato a Roma dall’amico e artista, l’architetto Corrado Levi.

Negli anni ’50 fu la sostenitrice più agguerrita del Movimento di Arte Concreta, il MAC, fondato a Milano nel 1948 nella “Libreria Salto”. Olga Carol Rama, nata a Torino il 17 aprile del 1918, negli anni ’50 avverte l’esigenza di “staccarsi” dalle espressioni artistiche autobiografiche per dare spazio al suo modo di percepire ed interpretare la sua arte, ed il MAC fu la risposta giusta, ferma e decisa a quel realismo impegnato, protetto dalla politica, e dagli influssi dell’irrazionale informale, dai figurativi e dagli astrattisti.

La sua arte comunque, la sua ispirazione non ha mai preso le mosse da ipotetici modelli o fatti di cronaca, poiché non ne aveva bisogno avendo avuto già quattro o cinque disgrazie in famiglia, sei o sette tragedie d’amore, un malato in casa, il padre, che si suicidò a 52 anni “… perché era diventato povero e aveva fatto bancarotta e non aveva più la vita che voleva; io poi, è molto triste, mi sono sentita le sue colpe. Sono tutte cose che mi sono bastate per avere soggetti su cui lavorare…”

La corrente artistica MAC, si rifà al concetto elaborato da Van Gogh nel 1930 e ripreso successivamente da Max Billi nel 1936 secondo cui l’arte “concreta”, attinge a forme, linee e colori autonomamente elaborati dalla personale immaginazione dell’artista anziché dai processi di astrazione delle immagini della natura. Il MAC si propose come un movimento nuovo, atto ad allargare la creatività a diverse discipline, dando largo margine all’individualità espressa dagli artisti. Nel 1953, questo movimento dell’arte, si diffonde anche all’estero, grazie alla fusione con il Groupe Espace, il movimento sorto nella Galleria Denise René di Parigi coordinato da Andrè Bloc. Dal 1953 in poi si inizia a parlare del gruppo Mac/Espace, gruppo che rivolse il suo interesse principalmente verso il design industriale.

Olga Carol Rama si è sempre considerata una donna libera, libera di fare ciò che le pareva, e la sua critica alla civiltà è quella di considerarla “una follia”, anche quando ci si ritiene nel giusto.

Attutire la tragedia con i colori”, è questa l’idea che negli anni ’60 approda alla sua mente dopo aver letto le poesie di Edoardo Sanguineti, ed i suoi bricolages nascono dall’ispirazione di una lettura “spezzata”, da figure spezzate, da esseri spezzati! È il colore ed il modo di dipingere, che attenua la tragedia privata irrevocabile.

Le camere d’aria delle biciclette, le “gomme” che ricordano budella, falli, pelle, le ruote di auto, il cuoio degli stivali, delle scarpe, sono gli elementi inquietanti che, oltre alle parti delle membra umane, rappresentano quell’eros tipico, sentimentale, delle opere di Carol Rama.

 

D – Chiediamo a Dino Pedriali, quale occasione l’ha portato a conoscerla personalmente negli anni ‘70 ed in seguito a fotografarla in immagini osé nel giugno 2005; la sua prima impressione su questa ultima vestale dell’arte, su Olga Carol Rama?

 

R – Nel 1972 mi trasferisco da Roma a Torino andando a lavorare alla “Galleria Il Fauno”, che si trovava a Piazza Carignano, proprio sopra al famosissimo ristorante “Il Cambio”, celebre perché era il ristorante preferito del grande statista Cavour. Sono stato il compagno, l’amante, il ragazzo di bottega di questo straordinario gallerista, Luciano Anselmino, ma venendo da una città come Roma, fu per me faticosissimo inserirmi in una città come Torino. Ricordo come se fosse ora l’isolamento che questa città produceva, ma vivevo in un modo lussuoso anzi, lussuosissimo, e fu immediato il capire che le donne torinesi erano le vere donne di potere. Questo mi permise di osservare tutto ciò che accadeva nella Torino degli anni ’70; il patriarca comunque, era Gianni Agnelli, non c’era uomo, piccolo o medio, che non imitasse l’Avvocato portando sul polsino della camicia, l’orologio. Questo fece si che io fossi nella più straordinaria libertà di osservazione e nella più feroce emarginazione. La noia di questa città mi divorava; il grigio cupo di una città senza sole. Volevo fuggire, tornarmene a Roma, abbandonando tutto. Quando d’improvviso il gallerista Luciano Anselmino mi dice: “Accompagnami! Devo andare nella casa studio di Carol Rama.” Appena la vidi, appena mi vide, nacque una immediata amicizia. Per tutto il tempo che ho vissuto a Torino ci incontravamo tutti i giorni; mattina, mezzogiorno, sera; stavamo sempre insieme. Malgrado tutto non ho perso il mio lato dispettoso! Lo scherzo che più la faceva arrabbiare era quello che con la sigaretta accesa immagazzinavo più fumo possibile dentro la mia bocca, per poi appoggiare le mie labbra sulla sua folta capigliatura riccia, soffiandoci dentro. La prima volta Carol urlò e si spaventò pensando che i suoi capelli avessero preso fuoco, vedendo allo specchio tutto quel fumo fuoriuscire. Questo era il mio modo per baciarla. Tutte le volte che ripetevo questo scherzo Carol mi diceva: “Basta Dino! Merdin can fin… devo andare a lavarmi i capelli, smettila!” Ma era sempre felice quando glielo facevo.

D – Ma davvero Carol Rama non era in grado di intendere e volere quando ha posato per il tuo obiettivo nel 2005; eppure ti aveva invitato lei stessa a Torino, nel suo studio, e quelle foto sono state vissute come un vostro atto d’amore?

 

R – A questa domanda, rispondere è molto difficile perché sono trascorsi solo 7 anni da quegli scatti che sono costati a Carol l’interdizione per infermità mentale. Eseguo il lavoro domenica 26 giugno del 2005; nello stesso anno, a settembre, procedono per l’interdizione per infermità mentale. Il 30 novembre del 2006, con una raccomandata con ricevuta di ritorno, inviata dal legale Avv. Michele Carpano alla Galleria Luxardo: “Alla Gent.ma Direttrice Sig.ra Eva Clausen”.

Porto in calce alcuni stralci della raccomandata: “Gentile Signora, con sentenza del 27 febbraio 2006 il Tribunale di Torino ha pronunciato l’interdizione di Carol Rama per infermità di mente e con provvedimento del 6 aprile 2006 il Giudice Tutelare mi ha nominato tutore della stessa. In tale qualità riscontro la sua lettera del 20 corrente per diffidare lei e il Sig. Dino Pedriali e chiunque altro, dall’utilizzo delle immagini scattate in un momento nel quale Carol Rama non era in grado di determinarsi liberamente. In effetti, a quanto mi risulta, le immagini sono state scattate nell’estate del 2005, in un momento nel quale Carol si era venuta a trovare in serie difficoltà psicologiche, tanto da pervenire poi alla procedura di interdizione su richiesta del pubblico ministero.”

 

D – Penso che chi la tiene “chiusa a chiave”, chi l’ha interdetta per infermità di mente, non fa altro che anticiparle la morte. Quest’ultima vestale dell’arte, pioniera della provocazione, ha usato il corpo per sottolineare il disagio dell’esistenza. Oggi, “nascondere”, all’inizio del terzo millennio, quei 38 scatti che risalgono al 2005, è un vero e proprio insulto all’arte stessa di Olga Carol Rama. Dino, non si può proprio far nulla contro questa assurda “damnatio memoriae”?

 

R – No! Però la natura è la vera bilancia della giustizia. Io, addestrato già nel 1975 dove si fa un atto di corruzione di ordine politico artistico dandomi successo, fama, a condizione della totale distruzione dei negativi del primo nudo della mia biografia, del Maestro del nudo maschile. Chi c’è dietro a questa orrenda “morte in vita” della mia grande amica, che non vedo più dalla fine del 2005, ma che sento telefonicamente a periodi di lunga o media distanza, e come ho risposto alla domanda precedente, in questi 7 anni, in questo preciso momento, è la morte, non di Carol Rama, perché Carol Rama è la più grande pittrice del secolo passato e di questo momento storico dell’arte, ma bensì la morte della cultura della sinistra italiana, del partito democratico italiano.

 

D – Dino potresti dirci chi ritieni che ci sia dietro questa inutile censura sia della libertà dell’artista sia delle tue opere fotografiche?

 

R – Ecco chi penso che ci sia dietro questa censura di Carol e delle opere fotografiche di Dino Pedriali. È con molto dolore che, non contenti del mio silenzio alla vigilia dell’apertura della Biennale del 2007, il “Giornale dell’Arte” di Umberto Alemandi, mensile di informazione, cultura, economia. Anno XXV, n° 265 maggio 2007, leggo la rubrica denominata “Dear Sir” dal titolo “Carol per niente inferma”. Qui di seguito la petizione con tutte le firme poste in rigoroso ordine alfabetico: “L’amarezza è tanta per l’interdizione di Carol Rama bollata come – inferma mentale-: è il secondo capoverso dell’articolo apparso recentemente su un quotidiano, ultimo in ordine di tempo di alcuni articoli di varie testate in cui si presenta come atto di censura, lesivo della libertà dell’artista e del fotografo, la diffida attuata dal tutore di Carol Rama nei confronti di una mostra di fotografie programmata alla galleria Luxardo di Roma, scattate all’artista nell’estate del 2005 da Dino Pedriali. ( … ) Carol Rama è un’artista e una signora di 89 anni (n.d.g.: all’epoca della petizione) che ( … ) nell’estate del 2005 ha attraversato un momento molto critico, con serie patologie di varia natura. Fino alla primavera del 2005, coi suoi 87 anni, viveva da sola, si occupava autonomamente delle proprie necessità quotidiane. ( … ) Uno degli amici più cari ricorda di una cena presso la propria casa avvenuta a giugno 2005, a cui aveva invitato, come capitava regolarmente, anche Carol. L’artista si presenta però vestita e pettinata con sciatteria, come mai era successo, talvolta appare assente, lei sempre vivace e acuta nelle parole e nei ragionamenti, talvolta si inserisce nei discorsi a sproposito. Due mesi dopo ( … ) Carol Rama viene trovata da un’amica in condizioni fisiche e psichiche gravemente alterate e fatta ricoverare. ( … ) Al ritorno a casa, a settembre 2005, si pone il problema, per gli amici di Carol che le sono davvero accanto da decenni, di garantirle anni, ancora tanti, di vecchiaia serena e dignitosa, da vivere il più possibile con quella libertà e ironia che le sono proprie. Libertà, per una persona di 87 anni, voleva prima di tutto dire benessere fisico ( … ) una presenza costante che l’alleggerisse delle incombenze quotidiane ( … ). Libertà vuol dire anche godere di una relativa tranquillità finanziaria e non doversi occupare di alcun aspetto amministrativo ( … ). D’accordo col nipote, è stata avviata la procedura dell’interdizione, unica soluzione formale che, a dispetto della crudezza linguistica dei termini giuridici – per infermità mentale – , le avrebbe potuto ammorbidire la vita quotidiana e restituirle tutta la libertà possibile per lei ( … ) Carol Rama fotografata nuda il 26 giugno 2005 da Dino Pedriali: le date coincidono. Erano già giorni di consapevolezza oscillante, gli stessi in cui, cosa mai successa in precedenza, Carol trascura il proprio aspetto fisico ( … ). Chi la conosce realmente è autorizzato a pensare che quelle fotografie, seppure al momento partecipate, siano state prese in uno scarto di coscienza, vissute sul momento col piacere di ritrovare un’antica conoscenza ma mai pensate per la loro diffusione (n.d.g.: chi ne è certo? Si fanno solo delle supposizioni.). Diffusione di cui peraltro, all’artista, non è mai stata chiesta l’autorizzazione (n.d.g.: si rammenta che la sig.ra Carol Rama aveva invitato personalmente il fotografo per ritrarla, e le foto, in quanto tali, di certo non sono scattate per rimanere in un archivio, e lì dimenticate!). Negata, quindi, da chi ha l’autorità formale e sostanziale per negarla, quando ci si è trovati davanti al dato di fatto di una mostra già in tutto preordinata, che comprendeva fotografie dell’artista a figura intera, coi capelli scomposti e abbandonati sulle spalle, l’occhio non vigile ma perso, appoggiata nuda su uno sgabello, o in bagno, seduta sulla tazza del water. (nota del giornalista: seguono le firme in ordine alfabetico.) Luisa Laureati Briganti, Francesco Casorati, Adalberto Chiesa, Mario De Giuli, Nicola De Maria, Rudi Fuchs, Barbara Lanati, Corrado Levi, Maria Cristina Mundici, Emi Pecorini, Maria Teresa Roberto, Giancarlo Salzano, Edoardo Sanguineti, Gianni Vattimo, Lea Vergine, Gilberto Zorio. (n.d.g.: e dopo le firme continuiamo l’intervista a Dino Pedriali).

 

D – E tu come hai reagito, in quali termini hai reagito a questa petizione?

 

R – Sono stato costretto a rispondere notando che uno dei firmatari era proprio Edoardo Sanguineti, il suo più grande amico! Rispondo a questa petizione inviando, al “Giornale dell’Arte”, anno XXV, n° 266, giugno 2007, un mio scritto qui riportato nella rubrica – Dear Sir – , in versione originale dal titolo “Carol meno sola”. Senza entrare nella questione riportata dal titolo “Carol per niente inferma”, mi preme parlare dell’arte in Italia. Posso solo dire di me e delle mie azioni. Sono felice che tramite me e grazie a Carol, intellettuali, artisti, critici d’arte ma soprattutto i suoi “amici” si siano sensibilizzati (per mezzo di 38 foto scannerizzate e a lei inviate dalla Galleria Luxardo nella persona di Eva Clausen per il “suo consenso”, in vista della mostra già programmata per il 5 febbraio 2007 e poi cancellata) e abbiamo posto rimedio all’abbandono e alla solitudine della grande artista. La memoria serve a questo: anche Pasolini era in uno stato di abbandono e i suoi “amici” gridarono allo scandalo perché si era fatto ritrarre nudo, ma lui, assassinato, non si (n.d.g.: quel “si” è risultato essere una losca volontà redazionale; nello scritto autentico del Pedriali risulta essere un “mi”.) poteva difendere. (n.d.g.: quindi è da leggersi: …… ma lui, assassinato, non mi poteva difendere). Nemmeno Carol può più difendermi ma contrariamente a Pasolini è viva, curata, vezzeggiata e amata. Pasolini diceva che la parola non basta: si ha bisogno dell’immagine: “Quello che non si capisce con la parola si capirà con l’immagine” (progetto interrotto dalla morte). Al contrario Carol ha terminato con me il lavoro in un solo giorno, precisamente il 26 giugno 2005. I suoi “amici” si sono indignati per quelle 38 foto. ( … ) Quando si potranno vedere tutte le immagini? Spero in una società che ci riabiliti “a futura memoria”. Grazie Carol ti voglio bene. (firmato) Dino Pedriali, Roma, 10 maggio 2007. Su “Il Giornale dell’Arte”, anno XXV, n° 267, luglio-agosto 2007, si fa cenno all’”errore” di battitura tra il “si” che sostituiva “volontariamente” il “mi”! Le loro “scuse”, pubblicate in caratteri minuscoli, quasi illeggibili ad occhio nudo erano racchiuse in 8 righe, dal titolo riproposto: Carol meno sola. ROMA. Il Dear Sir in cui Dino Pedriali instaurava un parallelismo tra Pasolini e Carol Rama, conteneva un errore di battitura che ne alterava il senso. La frase andava letta così: “La memoria serve a questo: anche Pasolini era in uno stato di abbandono e i suoi “amici” gridarono allo scandalo perché si era fatto ritrarre nudo ma lui, assassinato, non mi poteva difendere. Nemmeno Carol può più difendermi ma contrariamente a Pasolini è viva, curata, vezzeggiata e amata”.

 

D – La Galleria Luxardo, dove si sarebbero dovute esporre le foto ritratto di Olga Carol Rama ha sottolineato che il tuo lavoro meticoloso rende pienamente giustizia alla grandezza di Carol Rama, alla sua arte e alla sua vita. Il lavoro non ha nulla di scandalistico, ma  è  un atto d’amore di Dino Pedriali nei confronti di Carol Rama; io aggiungo anche nei confronti della sua Arte e del mondo della Cultura in genere. Una tua riflessione?

 

R – Più che una “riflessione” direi che riesco a convincere un mio collezionista ad acquisire, il 1° agosto 2010, la mostra censurata, e non vista alla Galleria Luxardo dove dovevano essere esposte, con un catalogo, le 38 fotografie. Questo importante collezionista ha una prestigiosa fondazione in Tunisia dal nome “Résidance des Artistes – Collection Privée –” Avendo ceduto tutte le foto originali confidando che il coraggio, la protezione di questo grande ed importante amico, possa far si che il patrimonio culturale dell’umanità venga mostrato, lasciando ai visitatori il giudizio su queste 38 fotografie (scevro dalle elucubrazioni mentali di qualsiasi altro). Ci tengo a dire che nel mio archivio personale conservo 350 scatti che riguardano quell’incontro. Le 38 fotografie acquisite che saranno mostrate, in fondo erano quelle 38 foto scelte per la mostra alla Galleria Luxardo in Via Tordinona, annunciata con vernissage alle ore 18,00 del 5 febbraio 2007.

 

Man Ray la definì nel 1974, la donna dei sette volti, declinando per sette volte il suo nome e cognome:

Carolrama

Coralarma

Claromara

Arolcarma

Coralrama

Ormalacra

Carmalora…

 

Carolrama –

Femme de sept visages

vue par Man Ray

 

Aveva compiuto 15 anni Carol, ed iniziava allora a dipingere “figure, immagini, impressioni d’istinto”, così sbocciavano sotto i suoi occhi quelle realtà che la circondavano. Gli echi della I Guerra Mondiale ancora si avvertivano e le sedie a rotelle, le grucce, i palazzi sventrati, i cimiteri stracolmi di croci, i pianti disperati, la solitudine, la povertà, gli amori nascosti, riesce con pochi decisi schizzi ad impressionarli su carta, tela, cartoncini e su qualsiasi superficie atta ad accogliere in modo naturale e non premeditato la sua arte, fedele al ricordo ma con l’esigenza vitale di rimodellarlo a suo piacimento.

Corpi femminili troncati, dentiere, protesi in legno, letti, animali, urinatoi, scopini da gabinetto, pennelli da barba, scarpe femminili dalle forme sessuali maschili e similari, colli di volpe argentata (la mamma divenne pellicciaia subito dopo la morte del marito), sono i soggetti dei primi acquerelli, che negli anni della loro nascita (1933-1946) furono talmente anacronistici da risultare inaccettabili; la sua prima personale nel 1945 fu bloccata, le opere sequestrate. Questi lavori riflettono le angosce e le fantasie di una giovane donna, di colpo confrontata con gli aspetti più traumatici della vita, dopo un’infanzia trascorsa nella casa paterna. In alcune sue opere ricorda l’ispirazione di Frida Kahlo, come nell’acquerello nonna Carolina o in Appassionata.

Carol Rama dichiarò in una intervista che ha “…un rapporto spontaneo con il futuro.” Carol Rama è l’artefice di più di 170 incisioni realizzate tra il 1944 e il 2005, è un’artista sempre alla ricerca di nuove tecniche espressive atte ad anticipare una corrente artistica, un nuovo modo di espressione, una nuova via da percorrere e da far percorrere. Si ricordano gli ultimi dipinti dove le setole del pennello fissate casualmente sulla tela mischiate al colore, sembrano essere l’elemento materico del vello del toro ritratto. Carol Rama anche oggi, a 94 anni, ha l’ispirazione artistica e il desiderio di “fissare” le sue elucubrazioni mentali piene di fantasia, di bizzarrie, di racconti accennati e allusioni mitiche e leggendarie, ma come spesso accade ai “grandi”; ricordate Giorgio Bassani e ciò che i suoi “cari” familiari gli hanno combinato? L’interdizione è dietro l’angolo! Si è fuscelli d’erba in balia e soggiogati dal vento!

Veramente non si può far nulla contro queste leggi che limitano la diffusione della conoscenza artistica dell’opera del personaggio? Il Leone d’oro alla carriera in occasione della 50° Biennale di Venezia, i riconoscimenti presidenziali di uno Stato come l’Italia, valgono ben poco di fronte alla libertà artistica e alla diffusione delle opere offerte al mondo intero come patrimonio assoluto dell’umanità!

«La rabbia – dichiarò in una intervista l’ultima vestale dell’arte – è la mia condizione di vita da sempre».

 

 

Giuseppe Lorin

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