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Cinzia Th Torrini, il fascino del bello nella Certosa di Parma

Rodrigo e Cinzia Th Torrini

Cinzia Th Torrini, colpisce ancora direttamente al cuore lo spettatore, lo cattura, lo lega alla sua poltrona e lo “costringe” a seguire fino in fondo la sua rappresentazione cinematografica simulata e fascinosa, in un gioco piacevole ai confini psicologici con l’azione sadomasochista.

È proprio qui la chiave del successo dei racconti televisivi proposti dalla regista e sceneggiatrice Cinzia Th Torrini, non dimentichiamo che Elisa di Rivombrosa è un suo lavoro televisivo. Il romanzo, il mistero, l’avventura, la storia reinventata,

il dramma storico, l’epica, la tragedia, sono quelle sette coppe d’oro da dove la genialità narrativo illustrativa di Cinzia Th Torrini prende vita.

Terra Ribelle ha fatto conoscere all’audience televisivo un giovanissimo attore argentino, Rodrigo Guirao Diaz, che ritroveremo nella nuova fiction di Cinzia Th Torrini nel ruolo di  Fabrizio del Dongo, nobiluomo affascinante e sensibile, predestinato a vivere un percorso ricco di peripezie ed incontri, al termine del quale troverà il luogo del silenzio, lo spazio simbolico dell’isolamento e della rinuncia: La Certosa di Parma. È tratto dal romanzo di Stendhal il nuovo impegno cinematografico di Cinzia Th Torrini, una produzione Rai Fiction con la partecipazione di France 3, che andrà in onda domenica 4 e lunedì 5 Marzo 2012 su Rai 1 in 2 puntate. Il cast è internazionale, ed al fianco di Rodrigo Guirao Diaz, una giovane e bella Marie Josée Croze nel ruolo della duchessa Sanseverina, la zia di Fabrizio, e l’attore francese Hippolyte Girardot, nel ruolo del Conte Mosca, nonché amante della duchessa, mentre l’italianissima Alessandra Mastronardi è nel ruolo di Clelia Conti.

Girato tra Parma, Soragna, Palazzo Albergati a Zola, in 52 giorni, lo stesso tempo che Stendhal ci ha messo per scrivere la sua Certosa di Parma, il set ha utilizzato più di 1000 comparse e 2500 abiti. Sullo sfondo di un’Italia ottocentesca si muovono le avventure di Fabrizio del Dongo.

 

I suoi film, le sue fiction, sono assai diversi, l’uno dall’altro; come ambienti, come suggestione, come stile. Quali sensazioni ha provato Cinzia Th Torrini nell’impresa de La Certosa di Parma, crede vi sia, nei suoi lavori, un legame che li accomuna?

 

Sicuramente la storia è diversa in ogni mia fiction, e anche l’epoca, ma ogni personaggio ha la propria psicologia che attingo dal mio vissuto, dalle mie esperienze. I personaggi dei miei lavori cinematografici, o maschili o femminili, rispecchiano il mio vissuto. Forse è questo quel sottile filo che li accomuna! Il mio lavoro da regista l’ho visto sempre come un mezzo per comunicare dei valori, per evidenziare quella morale che sempre di più fa parte del paradiso perduto. Oggi è difficile comprendere quei messaggi che i personaggi del passato ancora tentano di inviarci. I vari personaggi seppur di epoche diverse sono proiettati nelle problematiche della vita odierna!

È stato bello poter girare La Certosa di Parma nei castelli e nei luoghi raccontati da Stendhal nel libro. È stata una bellissima sfida lavorare con attori e collaboratori creativi di alta qualità. Penso di aver fatto un film che vi farà emozionare, fremere, sorridere con un grande piacere per gli occhi e lo spirito. Anche la musica è originale e bellissima, realizzata da Savio Riccardi, lo stesso di “Elisa di Rivombrosa”.

La Certosa di Parma è l’ottavo romanzo scritto da Stendhal, pseudonimo di Henri Marie Beyle, nato a Grenoble nel 1783 e deceduto per un colpo apoplettico a Parigi nel 1842.

Il romanzo fu composto a Parigi, in rue Caumartin 8, fra il 4 novembre e il 26 dicembre 1838, durante una volontaria reclusione dell’autore durata 52 giorni. Sembra che lo scrittore, diede ordine alla servitù di rispondere “il signore è a caccia” a qualsiasi persona l’avesse cercato, proprio per non essere distratto dalla sua concentrazione scrittoria. L’amore per la storia antica di Stendhal fa risalire l’intreccio avventuroso alle reali vicissitudini di Alessandro Farnese succeduto al soglio di Pietro con il nome di Paolo III Farnese, il papa guerriero, compiendo così un adattamento romanzato di quei fatti a quelli che stava vivendo e che  riguardavano la restaurazione napoleonica dell’Italia, sua patria d’adozione.

L’ispirazione per il romanzo deriverebbe da un manoscritto italiano intitolato “L’origine della grandezza di casa Farnese”.

Nel manoscritto si narrano le vicende di Alessandro Farnese il quale divenne pontefice grazie all’aiuto della zia Vandozza, che adorava il nipote, e alla relazione di quest’ultima con il cardinale Rodrigo Lenzuoli.

Da qui la somiglianza con i personaggi del romanzo: Alessandro Farnese e Fabrizio del Dongo, la zia Vandozza e la duchessa Sanseverina, il cardinale Rodrigo Lenzuoli e il conte Mosca.

Nella vita del cardinale Farnese ci fu anche una certa Creria, nobildonna con cui strinse una relazione segreta e da cui ebbe quattro figli, che Stendhal inserirà nel romanzo con il nome di Clelia Conti.

La Cittadella descritta da Stendhal è in realtà molto diversa dalla vera Cittadella di Parma e, invece, molto simile a Castel Sant’Angelo, dalla cui cella fuggì, calandosi con delle corde, nel ‘500, Alessandro Farnese, rinchiuso per aver rapito e sedotto una nobildonna romana. In seguito divenne cardinale e, poi, papa. Come si può notare, l’esuberante personalità di questo ecclesiastico avventuriero richiama molto quella di monsignor Fabrizio del Dongo.

Stendhal, come Fabrizio del Dongo, era entrato nell’esercito di Napoleone, facendo però parte del reggimento dei Dragoni. Inoltre, giunse per la prima volta in Italia a diciassette anni, la stessa età di Fabrizio quando scappa da casa per raggiungere Waterloo e vedere così svanire le aspettative della gioventù.

 

Giuseppe Lorin

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