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Marcel Duchamp, il geniale sovvertitore dell’Arte, pronto a sottomettere ogni “carriera” artistica al bisogno di negazione, rovesciamento, antiestetismo, è l’ideatore dei “realy made”, ovvero di quegli oggetti della quotidianità che se messi in una “cornice”, in un contesto artistico, diventano essi stessi oggetti d’arte. Si arriva alla conclusione che un olio su tela o su un supporto in legno, la tecnica usata da Doriano Zanarella, potrebbe essere definito un prodotto d’arte. Dalle realizzazioni pittoriche, effettuate nel suo “tempo libero”, si intuisce l’amore sincero e senza secondi fini per la pittura, ma che non ha la forza e la convinzione sufficiente per farne l’unico scopo della propria esistenza. Forse l’amore sincero che Doriano Zanarella ha per l’olio su tela o sul compensato o sul cartone è l’unico modo oggi possibile per continuare la sua avventura pittorica, non più condizionata dalla necessità di essere testimone del proprio tempo e suo prodotto significativo, ma investe questa “avventura”, di un ruolo molto più semplice, che è quello di confessione privata, di ausilio esistenziale, di rifugio, di comunicazione dei propri sentimenti, e chiuso nel suo studio, dipinge e fantastica. Ognuno può usare la pittura come un nastro magnetico in cui registrare i diversi momenti della propria storia, delle proprie esperienze emotive, elencando i momenti significativi dell’evoluzione personale, specchio del profondo e modo di organizzare lo spazio della vita come catarsi di una esistenza. Ecco, io vorrei inserire le performance pittoriche di Doriano Zanarella proprio in questo contesto amatoriale di chi cerca la chiave giusta per diventare artista e magari, attraverso un evento spettacolare e mediatico, di far risaltare la sua creazione. È un diritto di tutti rendere visibile e spettacolare un proprio gesto, una propria opera. Ma si tratta pur sempre di un dipinto e di un pittore che mostra la sua passione; è un vero e proprio outsider Doriano Zanarella, che vuole sperimentare nuove forme di espressione e vuole dare sfogo ai propri impulsi narrativi esprimendoli con i colori ad olio sulla tela per comunicare le proprie intime riflessioni esistenziali.

Doriano Zanarella tenta di ricomporre una sorta di neoimpressionismo che lo porta a realizzare una pittura talvolta ingenua, candida, che potrebbe ricordare addirittura lo spirito naif. Ma andiamo per ordine. La vita di “Dorian”, Doriano Zanarella, è tormentata e sofferta sin dai primi anni di vita. Nasce il 10 ottobre 1953 a Campo San Martino, piccolo paese della provincia di Padova. Orfano di padre, vive con la madre e i due fratelli, Giorgio e Gabriella. All’età di sei anni viene messo in collegio e vi rimane fino ai quattordici anni. Si dimostra subito un ragazzo tenace, dinamico e determinato. Finiti gli studi, inizia a lavorare come operaio in un’azienda metalmeccanica. Con i primi risparmi acquista una chitarra ed inizia a studiare musica. Forma un gruppo, “i Miti”, con i suoi coetanei e si esibisce nelle varie piazze locali. La musica diventa la sua passione più grande, fino a quando incontra Anna Maria Crestani, nata a Conco, Vicenza, che nel 1977 diventerà sua moglie. Da questo grande amore, nel 1980, nasce Michela, la primogenita che eredita la propensione e la sensibilità poetica. Pochi anni dopo, Dorian inizia a suonare il flauto traverso nella Banda di San Giorgio in Bosco. Dopo un periodo abbastanza lungo decide di cambiare strumento e sceglie il sax contralto. Nel 1992 nasce Federico, ora impegnato nel sociale, il secondo figlio, amante della storia trasmessa dagli oggetti antichi. Continua la passione per la musica, ma nel 2000, scopre l’arte della pittura. Il primo dipinto è uno scoiattolo, olio su tavola, una rappresentazione semplice di un animale particolare nel suo genere. Predomina lo stile “impressionista”, a cui fanno fede le prime tele. Monet, Manet, Van Gogh, Degas, i maestri da seguire, i quadri ideali. I tratti di colore sorprendono, nascono quadri originali di fantasia; paesaggi e nature morte calcano la scena. Nel 2006, il dipinto “il casolare” diventa la copertina del libro della figlia, Michela Zanarella, poetessa sensibile, nella raccolta di poesie “Credo”. Il nome di Dorian, così ribattezzato dalla figlia Michela, comincia a farsi sentire con più frequenza, grazie alla divulgazione nazionale del libro. Nello stesso anno partecipa ad una mostra espositiva a Piazzola sul Brenta, dove continua a farsi conoscere dagli appassionati d’arte. Ad ottobre 2007, partecipa al “Concorso Nazionale di pittura e scultura Gabriele D’Annunzio”, a Pescara, vincendo l’unico premio “al merito” ideato dalla giuria. I suoi dipinti verranno introdotti nel secondo libro della figlia, “Risvegli”, ed. Nuovi Poeti.

Da ricordare la passione per il bricolage e l’artigianato. Segue la realizzazione della scenografia natalizia della parrocchia, costruendo e ideando gli ambienti veneti del presepe. Saranno proprio i presepi e l’accuratezza nel crearli artigianalmente che gli daranno popolarità nelle province venete. Nel 2009 ha partecipato ad altre mostre pittoriche, accompagnando le sue opere alle poesie della figlia. È stato intervistato nei servizi televisivi dedicati all’arte del presepe dalle reti Tele Venezia e Sette Gold. Recente è la lavorazione della creta per la creazione di busti e di soggetti originali. C’è da ricordare che proprio dopo aver visto dei quadri di Monet decide di misurarsi con la tavolozza. I primi soggetti? Piccoli animali, i merli, la natura, la periferia, le alture e i boschi aperti dove i suoi abeti sembrano sprigionare dalla tela il caratteristico odore di mugolio; abeti caldi, gialli accarezzano il verde smeraldo delle valli dolomitiche; le montagne, i fiori, il mare. Solo che i suoi colori si scompongono e si amalgamano come quelli dei pittori che gli fanno da riferimento. Insomma, è come se Doriano Zanarella fosse un pensatore del divisionismo ante litteram. È interessante lo studio della luce, ed i vari fenomeni di luce e di colore connessi. Dipinge soggetti come, vedute e paesaggi, baie sul mare, ruderi e paesi abbarbicati sulle montagne con porte e finestre chiuse. Doriano Zanarella indugia troppo nelle minuzie, nei particolari. È alla ricerca dell’unità e della visione d’insieme. Lo studio e l’aggiornamento restano una sua costante. Doriano Zanarella continua a dipingere vedute dei suoi monti, dei suoi paesi sui colli veneti, le case di paese hanno le porte chiuse, così come le finestre, ma anche il mare, il suo mare è sempre in burrasca ed il vento soffia con tutta la forza dei polmoni per spingere al largo i velieri; porticcioli, barche, tre barche sono a riposo come una famiglia in attesa sul bagnasciuga, mentre il mare è agguantato da rocce a forma di dita scheletrite che lo implorano a rimanere calmo; il merlo maschio sui rami di cachi nel morso della neve, e ruderi, ruderi, ruderi con arco crollato, cipressi e ruderi che si perdono tra campagne rupestri verso un infinito sconosciuto; case sul mare e lungo i rivi; rivoli scorrono accarezzando le radici di pioppi e betulle sensuali, mentre i tetti delle rade case arrossiscono per tali sinuosità; ponti, giardini, campi di grano tempestati di papaveri, i papaveri tra il grano sugli altipiani sono presagi di un’estate che volge al termine; rose, le ambigue rose peoniate dove l’amore vero piega in basso l’iniqua gelosia mentre girasoli e bignonie sono ora i suoi soggetti.

Ma la componente naif gli prende spesso la mano e le sue vedute paiono rispecchiare quell’animo semplice, da pittore che lo fa per diletto. C’è da apprezzare comunque la sua dedizione alla pittura, ricca di grande fascino perché ricca d’amore vero, d’impegno, d’incredulità prima e di riconoscimento dopo. Così è il vero rapporto che si dovrebbe instaurare con chiunque e per ogni cosa che si intraprenda, con entusiasmo, come se fosse un viaggio che può durare per tutta la vita.

 

Giuseppe Lorin

Doriano Zanarella e l’arte pittorica della semplicità per diletto

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