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ELISABETTA BAGLI, NEL VERBO LA VOCE DELL’ESSERE

Elisabetta Bagli e Voce

Con la raccolta poetica “Voce” abbiamo il riscontro del vissuto emotivo di Elisabetta Bagli nata a Roma negli anni ‘70, da una famiglia di origini e cultura mediterranee, si trasferisce a Madrid, nel 2002 dove attualmente risiede, dopo aver sposato Fernando, di Santander, che oltre al fatidico anello di diamanti, le ha “regalato” due meravigliosi bambini. Segue studi economico-giuridici e si laurea in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Amante della natura e in particolare del mare, riesce a perdere e a ritrovare nell’immensità azzurra l’anello con due brillanti che gli regalò il marito in ricordo della nascita dei suoi due figli.

Elisabetta Bagli scrive da sempre, sognando di viaggiare nel tempo e nello spazio, attraverso i sentimenti e le parole. Elisabetta ama la luce e trova nei quadri di Joaquìn Sorolla – el pintor de la luz –  la realizzazione concreta di questa espressione solare.

Lavora come insegnante di italiano per stranieri all’Accademia di lingue, www.booklane.es. ed è traduttrice dall’italiano allo spagnolo e all’inglese nella stessa Booklane edición y aprendizaje.

Nonostante i suoi studi accademici ha sempre avuto una grande passione per la letteratura, sia per quella classica italiana e straniera che per la contemporanea e moderna.

 

Confida che la sua esperienza di vita l’ha portata a vivere all’estero, lontano dalla sua terra natale e tale condizione l’ha spinta a riflettere sulla sua condizione di donna e sulle sue decisioni che le hanno fatto perdere il contatto diretto con le sue radici romane, quel mondo che si avverte qui nella silloge “Voce” in “Festa de’ Noantri” e “Garbatella”. Elisabetta Bagli vive in una realtà aperta a qualsiasi esperienza senza mai  dimenticarsi della sua filosofia di vita che nelle parole “sono quel che sono perché sono stata” trova la risposta al suo esistere.

Espansiva e cordiale con il mondo che la circonda, dopo aver cresciuto i suoi figli fino all’età scolare, ha ritrovato la sua Voce, per alimentare l’analisi introspettiva personale, per poter descrivere le sue emozioni, i suoi dubbi, la sua identità che non ha mai perso, sui fogli bianchi di quel quaderno che, come una premonizione, le venne regalato il giorno della sua laurea.

Così, grazie a una sfida con un suo amico, ha iniziato a scrivere poesie e racconti brevi e nel settembre del 2011 ha pubblicato il suo primo libro di poesie in italiano, “Voce”, nel sito www.ilmiolibro.it, giusto per partecipare a un concorso di poesia indetto dallo stesso sito in collaborazione con la Scuola Holden.

La foto di copertina, elaborata da Valentina Girola, riproduce “Amore e Psiche, angioletti” con tecnica acquerello.

Come lei stessa precisa, è il simbolo dell’attesa silente del primo bacio… come la Poesia è la gioia di lasciarsi andare… ad un amore che cresce.

“Voce” è un ritrovarsi dopo una delle tante tempeste della vita, dopo decisioni prese sulla propria pelle, dopo aver attraversato un mare di perigli, dove l’amore è stato in balia di venti, correnti, burrasche e maree, dove ora è sulla giusta rotta, verso il porto sicuro che l’attende a braccia aperte.

In alcuni passaggi poetici ricorda in verità lo spirito degli scrittori del nord Europa che hanno in Henrik Ibsen il loro vessillo.

 

Sembra comunque che la poetessa Elisabetta Bagli, in uno dei quattro intermezzi (Voce, Vita, Amare, Sguardi) che compongono la silloge “Voce”, e qui mi riferisco ad “Amare”, strizzi l’occhio anche al Teatro poiché i versi qui raccolti non sono altro che monologhi:

“…Ero bianca come la tela

sulla quale hai schizzato i tuoi colori…”  L’opera teatrale “La donna del mare” di Ibsen ricorda di pari passo il trasporto emotivo di Elisabetta, e giustifica la scelta dell’elemento acqueo effettuata dalla nostra poetessa:

L’acqua è fredda.

Voglio tornare indietro.

Il vestito inizia a confondersi

con la mia pelle.

È bagnato, aderente,

mi darà la morte.

All’improvviso una rete mi prende,

mi trascina sulla tua barca.

Apro gli occhi e ti osservo…

La tensione poetica trascinante, almeno sul piano della struttura compositiva delle poesie di Elisabetta Bagli è opera del suo lirismo delicato, affidato alle minime circostanze d’un rapporto che nel suo svolgersi si nega e si confessa, si dichiara e si contraddice, si abbandona e si esalta, perfino si offre in una interezza meravigliosa che solo chi ha sofferto sa tradurre in compiuta espressività:

Lenzuola vuote, spente.

Sono sola.

Mi abbraccio

al mio desiderio.

Giaci accanto a me…

Alcune sue liriche sono attraversate da momenti di straordinaria suggestione:

“…Sollevi la mia testa,

l’avvicini al tuo volto.

Vuoi quel bacio che solo tu,

Amore dalle ali piumate,

puoi strappare

alla mia anima senza respiro…

Sono versi scanditi quasi da un ritmo ancestrale: solo a tratti l’attitudine ragionativa, che sta alla base della sua personalità, della sua cultura, affiora, raffrenando l’impeto di certi moti dell’anima in schemi logici precostituiti. Con tutto ciò la silloge “Voce” di Elisabetta Bagli racchiude versi tra i più significativi della sua prima mietitura poetica con riflessioni o flash sui problemi, per lei vitali, della vita amorosa, della presa di coscienza della personalità umana, dei rapporti sociali: problemi che soprattutto per quanto concerne l’universo femminile assumono un accento alto di singolare affettuosità comprensiva:

“…La vita,

le sue intemperie

lacerano la mia carne,

vincono la mia anima.

Ho ceduto.

Non ho più desideri,

non posso più amare,

non voglio più vivere…

La raccolta poetica è dedicata: A chi mi ama.  La poesia di Elisabetta Bagli è da considerarsi quale motonave in viaggio nel mare estremo, che segna, almeno per un tempo prestabilito, la rotta da seguire e traccia strade sconosciute a pochi ma non ai suoi sentimenti-gabbiani, investe l’essere nella totalità che lo tormenta. È in questa riflessione che abbiamo la risposta ai significanti poetici di Elisabetta Bagli.

 

Giuseppe Lorin

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