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Gabriele Ciampi, l’arte del pianoforte, riconosciuto all’estero

Gabriele e la ragazza

Passione, ricerca, amore per la musica colta e raffinata, impegno; questi i tratti distintivi della Casa Ciampi: un importante punto di riferimento nel mondo della musica in Italia con oltre sessant’anni di attività.

La passione per il pianoforte portò, il capostipite, Mario Ciampi, nell’immediato dopoguerra, a frequentare i migliori laboratori di musica della capitale e lavorare puntigliosamente con chi costruiva e restaurava questi affascinanti strumenti; e si impadronì così della meccanica del pianoforte, scoprì i segreti del suono armonico custodito negli anfratti della cassa armonica del pianoforte, nei suoi più reconditi aspetti artigianali, affinando con l’amore le sue competenze tecniche.

La Petrof, storica casa cecoslovacca di pianoforti, conosciuta in tutto il mondo per l’alta qualità dei suoi strumenti, elegge Mario Ciampi come unico referente italiano: un importante accordo e il riconoscimento del grande valore professionale della Famiglia Ciampi. Il piccolo tempio della musica, situato nel quartiere Prati confinante con lo Stato del Vaticano, diventa così un vero polo di eccellenza: musicisti di chiara fama si rivolgono a Ciampi per assicurarsi i migliori strumenti per le loro esecuzioni.

Tra questi Arturo Benedetti Michelangeli che si serviva della Sala Prove utilizzando gli strumenti musicali Ciampi, che rispondevano perfettamente alle sue esigenze artistiche. Tra il celebre musicista e Mario Ciampi nacque un rapporto di vera stima e profonda amicizia e nei suoi passaggi romani Michelangeli frequentava casa Ciampi con abitudine.

Non solo Michelangeli, ma anche Arthur Rubinstein, Franco Ferrara, Willy Ferrero, Carlo Zecchi, Franco Mannino, Svjatoslav Teofilovič Richter, Fabrizio Campisi, Piero Piccioni, Nino Rota, autore delle colonne sonore di alcuni tra i più celebri film di Federico Fellini, e l’indimenticabile Domenico Modugno, Mr Volare, fanno di quel tempio della musica il loro punto di riferimento nella capitale.

I grandi maestri che curavano le colonne sonore dei film erano clienti affezionati della Famiglia Ciampi e non si dimenticano i Maestri Stelvio Cipriani ed Armando Trovaioli. Il piccolo tempio era frequentato da attori e celebrità di chiara fama, tra i quali: Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Vittorio De Sica, Monica Vitti, Totò, Aldo Fabrizi, Giuliano Gemma. Questi sono solo alcuni tra i più popolari personaggi di allora che si rivolgevano a Ciampi con fiducia. Nel 1965 Mario Ciampi viene affiancato dal figlio Silvio, il padre del M° Gabriele Ciampi, e la ditta cresce ancora: il piccolo tempio si ingrandisce e ben tre piani vengono interamente dedicati ai pianoforti dove hanno bella mostra cembali antichi, pianole, arpe in lamina d’oro, pianoforti del ‘700 e dell’800 restaurati alla perfezione fino a quelli del secolo appena trascorso dove i celebri organi Hammond colpiscono il visitatore per la loro bellezza e l’accurata manutenzione. È in questo ambiente, fatto di arte del suono, che Gabriele Ciampi, guidato dalla sensibilità artistica della signora Carla, sua madre, si forma.

Gabriele Ciampi studia composizione al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Si trasferisce in America ed inizia a scrivere musica per documentari e cinema indipendente. La sua musica viene carpita dagli orecchi più raffinati e viene inserito, per meriti artistici, nel programma avanzato “Film Scoring” all’università pubblica UCLA di Los Angeles dove gli viene conferito il “Certificate Program in Film Scoring”, Master in composizione e direzione d’orchestra con Robert Dresnin, compositore e direttore d’orchestra e collaboratore di John Williams per le colonne sonore cinematografiche. Gabriele Ciampi viene scelto da Bruce Weber, fotografo e regista, per campagne pubblicitarie televisive e on-line. Oggi il M° Gabriele Ciampi, talentuoso compositore di Roma, è in nomination agli Oscar della musica per i Los Angeles Music Awards 2012 (HMMA) nelle categorie “Jazz, Musica strumentale per orchestra” e proprio in questi giorni, si è aggiunta la nomination quale compositore dell’anno per la musica strumentale con i brani: “Mr Field” (scritto per il film Sleeping Around), “Desert Sunrise”  e “Piano Concerto”, il brano composto per il finale dello spettacolo che abbiamo apprezzato in occasione dell’evento teatrale “Neve” di Maxence Fermine con la regia di Carmela Colaninno e Federica Fiorillo al Teatro Cassia il 15 maggio u.s.

 

D – La responsabilità, di un nome di famiglia che ha segnato la musica colta italiana nel secolo appena trascorso, come fa vivere Gabriele Ciampi in questo terzo millennio?

 

R – Per me è stata ed è una bella sfida, da un lato vorrei portare avanti il nome di famiglia dall’altro vorrei continuare con la musica, percorrendo quindi una strada “alternativa” al business di famiglia legato al pianoforte. Come inizio sono contento, ci sono i primi risultati dopo un anno di serio e duro lavoro in America. Mi auguro di continuare su questa strada per tanti anni!

 

D – Cosa ha indotto Gabriele Ciampi a fuggire dall’Italia per gli Stati Uniti?

 

R – In Italia la meritocrazia è inesistente ed impossibile emergere o proporre qualcosa di nuovo, di alternativo. A Los Angeles mi è stata data una chance ed è questa forse la vera differenza tra il nostro Paese e gli Stati Uniti. In Italia la novità non viene accolta positivamente e non si investe su nuovi talenti; ma questo vale per tutto il mondo artistico non soltanto per la musica.

 

D – Soggiornando negli State, come si respira, come si percepisce la Politica italiana?

 

R – Purtroppo mi sono accorto che non c’è una grande opinione del nostro Paese; siamo spesso criticati e forse i giudizi a volte sono troppo duri. Per gli americani la crisi europea è solo europea; non è un loro problema! In questo devo dire sono molto egoisti ma allo stesso tempo uniti, ecco perché sono usciti bene da una crisi devastante come quella del 2007-2008!

 

D – L’immagine cinematografica accompagnata dalla musica o è la musica che accompagna il sogno rappresentato nel film?

Quale è il tuo punto di vista?

 

R – Per me musica e cinema sono parti separate da fondere insieme. Per me scrivere per immagini vuol dire comporre musica in pre-produzione, quando ancora non si hanno immagini, solo così si riesce a dare risalto ed importanza ad una particolare scena. Il tema di un film nasce così, e molti temi famosi rimangono attuali anche dopo 30 anni perché diventano dei classici! La musica rende reale il sogno cinematografico.

 

D – La musica che abbiamo apprezzato in occasione dell’evento teatrale “Neve” è una vera e propria colonna “cinematografica” originale che valorizza ed arricchisce lo spettacolo. Come si adegua il tuo talento musicale alle esigenze cinematografiche e a quelle teatrali?

 

R – Con Neve ho provato per la prima volta a scrivere per il teatro; devo ammettere che è molto diverso, ci sono ritmi diversi ci sono gli attori, si sentono i movimenti: il teatro è qualcosa di vivo. Scrivere per il teatro e dirigere la musica durante la rappresentazione vuol dire diventare parte integrante della scena: ogni dettaglio deve essere studiato, dal movimento dell’attore allo stato d’animo di un personaggio; nel cinema utilizzando musica registrata si ha una perfezione formale che a volte è anche esagerata: le immagini sono coordinate con la musica al millisecondo e non c’è modo di entrare nel vivo della scena; il film viene girato quasi sempre in assenza di musica.

 

Il romanzo “Neve” scritto nel 1968 da Maxence Fermine, è stato adattato al teatro da Carmela Colaninno e Federica Fiorillo, che sono riuscite a mantenere intatto l’impatto poetico voluto dall’autore, in cui diversi linguaggi espressivi si incontrano dando vita a dinamiche creative inedite. “Neve” è la delicata storia di un poeta giapponese, Yuko, che decide di non diventare guerriero come suo padre ma di assecondare la propria vocazione poetica. Yuko possiede infatti un’innata sensibilità per la neve, che lo spinge spesso a isolarsi in montagna per comporre haiku, un genere poetico giapponese. L’unico soggetto delle candide poesie di Youko è la neve che lo induce a scrivere degli haiku privi di colore ed è per questo che un poeta dell’Imperatore del Giappone gli consiglia di andare dal più grande poeta e pittore nipponico, il saggio Soseki, che lo addestrerà nell’arte funambolica della pittura poetica. In questo contesto magico e surreale è il  pianoforte lo strumento principe, in grado di emozionare e toccare le corde profonde dell’anima, facendoci fare un viaggio  intimo e confidenziale nella spiritualità orientale.

 

D – Registi e Produttori nel sistema economico americano ed in quello italiano; come, un Maestro di Musica, si deve raffrontare con tali pratiche esigenze?

 

R – Bisogna cercare di adeguarsi al tipo di lavoro da svolgere. In Europa è importante la qualità, ma in America oltre alla qualità ci deve essere qualcosa in più, la musica deve arrivare a tutti non solo agli intenditori, ed è questo che a me piace! La mia musica è tecnicamente semplice e si basa sull’emozione; regalare una emozione ad un pubblico “non tecnico” è per me la soddisfazione più grande!

D – Nello spettacolo teatrale “Neve” hai diretto un’orchestra formata da 12 elementi in scena, pianoforte, quartetto, chitarra classica, chitarra acustica, percussioni, oboe, corno e flauto; quali difficoltà hai riscontrato, con il testo poetico pieno di suggestioni orientali in un mondo contemporaneo, nella strumentazione musicale?

 

R – Sicuramente è stata la parte più difficile, ho dovuto iniziare lo spettacolo proiettando lo spettatore in una dimensione “orientale” e poi piano piano ho cercato di invertire la rotta considerando la trasposizione dello spettacolo in occidente. Il pianoforte ha sottolineato questo passaggio con i primi 2 brani Snowfall, scritta quasi interamente sui tasti “neri” del pianoforte per accentuare la sonorità orientale, e Close on Sofie.

 

D – “Neve” rappresentato un sol giorno; una tua riflessione su questo spreco di energie tutte valide?

 

R – Non lo considero uno spreco di energie, assolutamente no! Neve verrà riproposto; e proprio in America potrebbe avere fortuna! È stato un primo esperimento che si ripeterà sicuramente nel corso del 2012.

 

D – Un’anticipazione dei tuoi progetti prossimi futuri?

 

R – Inizierò a breve la colonna sonora di un reality e poi ci sarà un concerto a Los Angeles proprio con la mia musica per festeggiare il premio Eccellenza Italiana ricevuto in occasione delle spettacolo NEVE.

 

L’orchestra che ha accompagnato gli interpreti di “Neve” era così formata:

 

Victoria Merkulyeva – PIANOFORTE

Anna Antonova – PIANOFORTE

Valentina Cellitti – 1° VIOLINO

Roberta Tucciarelli – 2° VIOLINO

Federico Maria D’Angelo – VIOLA

Livia De Romanis – VIOLONCELLO

Mariele Ecca – CORNO –

Alba Rodislosso – OBOE

Sarah Lewis – FLAUTO

Andrea Merli – PERCUSSIONI

Vittorio Giannelli – CHITARRA CLASSICA

Stefano Antonelli – CHITARRA ACUSTICA

Alessandro Montemagno – CHITARRA ACUSTICA

 

Gli interpreti dello spettacolo teatrale “Neve”, tratto da Maxence Fermine e diretto da Carmela Colaninno e Federica Fiorillo, sono stati:

 

Voce narrante, Pino Censi

Yuko, Andrea Del Prete

Soseki, Giuseppe Lorin

Padre di Yuko, Riccardo Balestra

Horoshi, Valerio Russo

Neve, Carmela Colaninno

Danzatori & Fiocchi di neve:

Stefano Turriziani, Carlo Buta, Francesco Ippolito, Sebina Montagno, Sofya Di Stefano, Francesca Di Meco.

 

Il M° Gabriele Ciampi collabora con l’azienda di famiglia che, proprio quest’anno 2012, compie 65 anni di attività. La Casa Ciampi rappresenta un faro di riferimento per la musica italiana e per tutti i compositori e direttori d’orchestra intercontinentali.

 

Giuseppe Lorin

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