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Giancarlo Serafino: rappresentare il mondo in poesia

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Giancarlo Serafino ha pubblicato nel 2003 “Passaggio d’estate”, Zane editrice, con la presentazione di Giuseppe Vese. Sempre nel 2003 è stato Premio Athena per la poesia “Nenia che galleggia sull’Adriatico”. Ancora per la Zane Editrice nel 2007 ha pubblicato “Per canto e per amore” con la presentazione di Giuliana Coppola. Nel 2011 per i caratteri della CFR edizioni, ha pubblicato “poesie sociali e civili” a cura di Gianmario Lucini, con note di Enzo Rega e di Antonio Spagnuolo. Nel 2012 è terzo al premio Don Milani per la legalità e la responsabilità. È presente nelle antologie “Impoetico mafioso”, “Salento Silente”, “La giusta collera”, “Oltre le nazioni”, “Ai propilei del cuore”, “A che punto è la notte”; ultimamente è stato inserito nel primo volume della CFR “Enciclopedia degli autori di poesia dal 2000”. È poeta apprezzato anche nel web, dove sue poesie appaiono in diversi blog e in gruppi poetici come il gruppo “Cenacolo” che gestisce. Alcune sue poesie sono pubblicate in riviste di cultura poetica. Docente e psicologo vive e lavora a Lecce.

D – Cosa è la Poesia per Giancarlo Serafino?

R – La poesia è vita. Tu attingi dalla linfa del tuo pensiero per rappresentare il mondo, e te nel mondo, attraverso un rapporto che oscilla perennemente tra la raffigurazione della realtà e il sogno lucido, una sorta di alterazione delle idee, con associazioni a volte straordinarie, a volte così divergenti e “assurde” che ti proiettano in una dimensione speciale dell’esistenza. Questa è vita! Ed è un modo di comunicare intrappolando intuizioni e sentimenti che altrimenti difficilmente avrebbero modo di esternarsi col linguaggio comune, ed è anche il modo privilegiato di dare parola e sviluppo alle idee creative, quelle duttili ed a volta universali. Per questo la poesia abbraccia qualsiasi universo personale e sociale, poiché tutto si può racchiudere nell’azione di sperimentare “l’esperienziale” attraverso convergenze di “diagrammi” semantici e sintesi.

 

D – Ricordi la prima volta che ti sei reso conto di voler scrivere?

R – Si. Avevo forse undici anni ed avevo letto qualche brano dell’Orlando Furioso. Allora volli cimentarmi a scrivere “L’Alboino” con alcuni versi rimati ed infantili che ancora ricordo
con…tenerezza: “La magion di Cunimondo/ ora è albergo d’Alboino/ che sognava tutto il mondo/ conquistar fin da piccino”…e così via per alcune strofe. Poi, scoperti i stilnovisti tentai di imitarli: “ Colpimmi come un fulmine Amore/ con un dardo dal punto avvelenato/ e di tanta speme se non dolore/ nel fondo del mio core è restato”. Nei pomeriggi afosi giocavo così, scarabocchiando “versi” oppure sfogliavo l’atlante geografico o leggevo l’enciclopedia Conoscere, che i miei per tenermi contento mi regalarono a…rate: un volume a bimestre!

 

 D – Quanto c’è dell’esperienza di vita di Giancarlo Serafino in tutto ciò che scrive?

R – Tutta! Lo dicevo prima che non si può prescindere dal“l’esperenziale” quando tu ed il mondo rappresenti un universo! Ed il mio universo è fatto di terra, di mare, di vento, di ricordi, affetti, amori, paure, sogni, gioie, sofferenze (non solo personali), cronache, politiche ecc. ecc. Comunque nella mia poesia emerge sempre in primo piano la mediterraneità, il forte rapporto che mi lega alla mia terra, il Salento, con la sua gente e la sua storia fatta di fatiche e sofferenze, ma anche di forza morale e dignità.

 

D – Quali autori hanno guidato la tua formazione?

R – Da studente man mano che procedevo con la storia della letteratura m’incantavo di tutti! Da Cecco Angiolieri a Leopardi!
Nelle mie prime composizioni giovanili ho subito influenze ermetiche, ho letto e riletto “Ossi di seppia” di Montale per poi passare ai simbolisti francesi da Mallarmé a Valery. Ho letto avidamente Vittorio Bodini, Giuseppe Vese, Sandro Penna e Kavafis (confrontando diverse traduzioni). Ho amato la poesia spagnola e portoghese. Ho scoperto con entusiasmo Charles Simic che sicuramente mi ha dato il piacere di rendere poetico il descrittivo puro e semplice, e poi i grandi: Ungaretti, Borges, Pessoa e i russi (soprattutto Majakovskij); è innegabile che ognuno mi abbia allargato il territorio dell’anima, per questo son sempre curioso di scoprire nuovi autori!

 

 

 

D – Può il coinvolgimento politico essere determinante per chi scrive?

R – Si è sempre coinvolti politicamente se ti senti cittadino e membro di una comunità, a meno che non hai scelto di fare l’eremita ( ed anche questa a ben guardare è una scelta politica al di fuori della “politica”). A maggior ragione per chi scrive che per sensibilità ed idealità sa raccogliere e raccontare le sofferenze, le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, per non parlare degli orrori delle guerre e dei fanatismi dogmatici.

 

 

D – Secondo la tua esperienza di pluripremiato, quanto valore hanno le varie antologie poetiche ideate per l’occasione di concorsi e premi?

R – Voglio precisare che non sono affatto un pluripremiato!(rido) Comunque credo nel valore di antologie che procedono attraverso logiche di tematiche perché possono portare una testimonianza di idee e di pensiero di autori validi. Non credo nelle antologie estemporanee, soprattutto quelle che tendono a lusingare autori emergenti per vendere un po’ di copie agli autori stessi, o peggio in quelle antologie confezionate con metodi subdoli, anche usando nomi di Poeti noti come specchio per le allodole o utilizzando nomi di concorsi (addirittura patrocinati dalla Presidenza della Repubblica) per far leva sul desiderio di visibilità da parte di tanti autori sconosciuti. Tutto ciò è avvilente in un mondo in cui l’imbroglio sta diventando la “virtù” dei furbetti, e a maggior ragione lo è quando questo andazzo tocca i lembi sacri della poesia e dell’arte.

 

D – Una tua riflessione sul mondo dell’editoria poetica?

 

R – Guarda Michela, se c’è un’editoria che ancora s’interessa di poesia è una piccola editoria responsabile che conosce i limiti del mercato e ti fa una proposta onesta di spesa dell’opera insieme ad una strategia di rientro (presentazioni e quant’altro). Io sono stato fortunato a pubblicare con due di queste: la “Zane” di Melendugno, e la CFR di Piateda (Sondrio); non mi hanno promesso pagine patinate che non interessano a nessuno, ma una gestione seria della pubblicazione. So che esistono case editrici che si fanno pagare salato per un certo numero di copie e poi stampano…un pugno di queste copie per l’autore ( a volte solo le copertine), credendo questi che il resto sia alla distribuzione (cosa molte volte difficile da fare per i piccoli autori perché il trasporto, la permanenza in libreria e purtroppo la restituzione degli invenduti hanno un costo supplementare). Quello che manca è un interessamento degli enti pubblici verso gli autori meritevoli per sostenerli, come succede per il cinema che con la sigla “film d’autore” (anche quelli che non lo sono) si hanno patrocini e sovvenzionamenti. La scrittura a quanto pare non viene considerata più arte. Sulla grande editoria stendiamo un velo pietoso: non interessa né la poesia, né qualsiasi opera che faccia cultura, interessa solo vendere vendere e vendere, magari con le memorie dell’Escort o le barzellette di Sempronio, e poi sono sempre diffidente quando un’opera prima viene pubblicata da una “multinazionale”: ci sono rapporti che ti sfuggono!

 

 

D – Quali sono le tue prossime iniziative, i tuoi impegni letterari, le tue pubblicazioni, le partecipazioni ai Premi di Poesia?

R – Andiamo con ordine: ho diverse sillogi complete in cantiere e devo andare con i piedi di piombo. Nell’immediatezza sta prendendo piede un progetto, forse una pubblicazione a fine anno (mentre mi sono fermato momentaneamente per un altro che ci stavo lavorando alle “rifiniture” già da quest’estate). Penso quindi di ripartire dal progetto che oggi ha un’opportunità più immediata in margine al premio Don Milani. A proposito di premi: ho partecipato al Don Milani perché il meccanismo di voto mi è sembrato serio (erano gli stessi partecipanti in anonimato che si votavano insieme a tre giudici esterni), per il resto ho partecipato sporadicamente a qualche premio per la poesia edita, e solo per il “dovere” che sentivo di nutrire verso la mia creatura, nel senso che mi è sembrato doveroso far conoscere la mia opera e promuoverla, pur sapendo che non mi potevo “infilare” in certi premi internazionali, sia per mia modestia, sia per le ragioni “politiche” che tutti conosciamo: ma tant’è, almeno uno sa che cosa si aspetta!

 

 

D – Un consiglio a chi intende avvicinarsi alla scrittura poetica?

R – Scrivere, scrivere e scrivere, tenere sempre traccia delle proprie emozioni e del proprio sentire. Ci sono periodi in cui sembra che la vena sia prosciugata: non avere fretta! Tutto ciò che si capta e si raccoglie riemergerà come un fiume in piena. Poi non farsi scoraggiare dall’ editoria; oggi per fortuna ci sono tanti modi (non solo web) per farsi apprezzare e condividere l’arte con l’arte.

 

D – Una tua passione, un tuo hobby?

R – La mia passione? Vivere completamente immergendomi nell’esperienza dello “sperimentare”! Hobby tanti, tutti legati ad un rapporto con la natura: mare, passeggiate, giardinaggio…e buona cucina!
Grazie Michela della tua ospitalità e grazie a chi avrà la pazienza di leggermi. Buona vita a tutti!

 

Michela Zanarella

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