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Giuliano Turone, il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico?

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Quando diventa impossibile “… far comprendere cosa abbia significato per noi la vicenda del terrorismo e quale forza straordinaria sia servita per batterlo” vuol dire che l’interlocutore, qui mi riferisco alle autorità del paese straniero, è in malafede o è in combutta con la fazione politica straniera che ordinò quel determinato comportamento disumano. Alla base di tutto c’è la chiarezza d’intenti, l’onestà negli accordi, il rispetto dell’idea costituente.

 

Giuliano Turone, già magistrato e giudice istruttore, noto per le sue inchieste sulla criminalità mafiosa, economica ed eversiva, tra le quali quella sulla loggia P2 condotta con Gherardo Colombo, ha voluto fare chiarezza sulla vicenda di Cesare Battisti, ricostruendo uno dei casi giudiziari più lunghi e complicati degli ultimi anni a partire dagli atti originali dei processi.

La Garzanti Libri, ha pubblicato nella collana dei Saggi, “IL CASO BATTISTI. Un terrorista omicida o un perseguitato politico?” di Giuliano Turone (ppgg 171 – €16,60).

Dopo il rifiuto all’estradizione da parte dell’ex Presidente del Brasile Iñacio Lula da Silva, l’Italia riflette sulla Corte di Strasburgo e sulla Convenzione Europea sui diritti dell’uomo e, sull’art. 6, che afferma il diritto ad un processo equo. C’è anche la riflessione fatta ad alta voce del nostro ministro Ignazio La Russa: “I brasiliani sapranno che il loro governo permette a un terrorista assassino di scorazzare libero e andarsene a prendere il sole a Copacabana.” D’altro canto è Cesare Battisti, che nonostante si sia sempre dichiarato innocente per ciò che riguarda l’omicidio di quattro persone, è stato condannato, in contumacia, per aver ucciso quelle quattro persone in Italia tra il 1978 e il 1979.

Il sospetto di una persecuzione politica lo fa “vivere” in una costante angoscia dell’essere ucciso se estradato. “I am guilty, as I have often said, of having participated in an armed group with a subversive aim and of having carried weapons. But I never shot anyone,” he wrote in a book published in 2006.Sono colpevole, come ho spesso detto, di aver partecipato a un gruppo armato a scopo sovversivo e di aver portato armi. Ma non ho mai sparato a nessuno”, ha scritto in un libro pubblicato nel 2006. Non vorremmo comunque che Cesare Battisti venisse preso come capro espiatorio di un periodo tragico-rinascimentale che va sotto il nome di “anni di piombo”, quando le bombe facevano saltare i tralicci della corrente elettrica e gli omicidi delle autorità scuotevano le fondamenta politiche italiane, anche per volontà di una o dell’altra fazione.

Almeno il Papa Giovanni Paolo II chiese perdono per le atrocità fatte dalla Chiesa!

Con Cesare Battisti si ha la fisicità dell’immagine del terrorista e questo almeno tranquillizza l’opinione pubblica!

Si ricorda che Cesare Battisti fuggì da uno dei più importanti carceri italiani nel 1981, mentre era in attesa di essere processato. Trascorse vari anni in Francia dove ha iniziato la sua carriera di romanziere, per poi andare in Messico ed infine in Brasile. Cesare Battisti, in una sua ultima intervista dichiara, : “Sono nato e cresciuto vicino al mare, vorrei vivere a Rio, una città che mi ricorda Napoli e Marsiglia… Amo la vitalità di Copacabana, le strade intorno alla spiaggia, le belle ragazze, le persone amiche”.

Risulta comunque assurda la sentenza della Corte Suprema che, rifiutando la proposta del governo brasiliano di assegnargli l’asilo politico, ha stabilito per Cesare Battisti la condanna per “reati comuni” piuttosto che per atti politici!

Si confida ora nella sensibilità machiavellica della nuova presidentessa brasiliana Dilma Rousseff che nel frattempo sta facendo raffreddare gli animi dopo che il loro ministro degli esteri Celso Amorin ha ribadito che comunque questa decisione non deve assolutamente essere considerata come un affronto alla costituzione italiana. Così dicendo, il nostro ex ministro del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, giustamente condannò la mossa politica brasiliana e promise di esplorare tutte le opzioni possibili, e ha aggiunto: “Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l’estradizione di Cesare Battisti, un assassino multiplo, nonostante le richieste insistenti ed i solleciti fatti da tutti i livelli in Italia; questa è una scelta contraria al più elementare senso di giustizia e considero questa situazione tutt’altro che chiusa. L’Italia non si arrende e farà in modo che i suoi diritti vengano rispettati”.

Copacabana, Rio de Janeiro, vari paesini a sud di Rio, spiagge varie, ma in teoria Cesare Battisti non potrebbe allontanarsi da San Paolo perché il suo visto di soggiorno deve essere ancora perfezionato, mentre lo studio legale che lo rappresenta garantisce che tutto procede senza problemi. E intanto Cesare Battisti, ormai romanziere di fama, sta preparando l’uscita del suo nuovo libro “Ai piedi del muro”! E se realmente avesse sulla coscienza quei morti? È certo che l’ex ministro Tarso Genro ha difeso strenuamente le convinzioni di Battisti contro pressioni fortissime esterne ed interne al suo paese, esponendosi in prima persona! A noi lettori e testimoni di un’epoca buia della nostra politica ci rimane solo una domanda: “Un terrorista omicida o un perseguitato politico?”

Il libro edito dalla Garzanti “IL CASO BATTISTI…” di Giuliano Turone è illuminante per ciò che riguarda l’affaire Battisti.

Si riporta l’apprezzamento riguardante il libro di Giulio Turone fatto con una missiva dal Nostro Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano:

Caro dottor Turone,

ho letto con interesse il libro su “Il caso Battisti” che mi ha cortesemente inviato e ho apprezzato l’approfondita ricostruzione sia delle azioni criminali per le quali Battisti è stato condannato all’ergastolo sia delle vicende connesse alla sua estradizione.

Come ricorda nel libro, ho sempre promosso e sostenuto ogni iniziativa per ottenere dal Brasile la consegna di Battisti all’Italia e ho deplorato la decisione, a noi contraria, del Supremo Tribunale Federale.

L’esito negativo della procedura ha un significato profondamente lesivo del rispetto dovuto agli accordi sottoscritti e alle ragioni della lotta contro il terrorismo e per la difesa nel suo ordinamento costituzionale, che l’Italia ha condotto nella piena osservanza delle regole di uno Stato di diritto.

Sono ancora convinto, come già dissi nel gennaio 2011, che non siamo riusciti – istituzioni, politica, cultura ed espressioni civili – “a far comprendere cosa abbia significato per noi la vicenda del terrorismo e quale forza straordinaria sia servita per batterlo”. Sono quindi lieto che nella sua opera – che non deve esserle costata poca fatica – lei mostri di condividere questa convinzione.

Rinnovandole il mio apprezzamento, la saluto con cordialità.

Giorgio Napolitano

È di questi giorni la risposta del nostro Presidente della Repubblica: “…Il sig. Battisti deve solo consegnarsi alle autorità italiane per espiare la sua condanna!”

 

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