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Il “mondo folle” di Fabio Del Greco

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Dal 23 aprile 2012 “Mondo folle” sarà disponibile gratuitamente su Youtube. Il lungometraggio con la regia di  Fabio Del Greco ha tra gli interpreti Chiara Pavoni, Saverio Perri, Vasco Montez, Francesco Nocito, Aldo Cerasuolo e Alexandra Maravia. Michela Zanarella incontra il regista per un’intervista esclusiva.

 

 

 

 

 

D- Fabio Del Greco, regista del film “Mondo folle” in uscita su Youtube il 23 aprile 2012, ci racconti com’ è nato questo lungometraggio e come mai hai scelto di renderlo free in una delle piattaforme più popolari per le condivisioni video?

L’idea del soggetto del film nasce dalla necessità di raccontare la storia di un precario, nel lavoro e nella vita privata, intrappolato nei meccanismi dell’Italia di oggi, nell’era dei video ricatti e degli scoop sulla vita sessuale e mondana dei politici, e le due storie, quella del protagonista, e quella della cronaca, finiscono inevitabilmente per incrociarsi. L’idea è nata dall’osservazione costante negli anni di molte persone con gli stessi problemi in comune, il protagonista è uno dei tanti, che però, un po’ per caso un po’ per volontà, prova a seguire quelle dinamiche malate per fare soldi, e riesce a entrare nel giro che conta. La storia si alimenta dei molti fatti di cronaca degli ultimi anni dell’era berlusconiana.
Rendere il film disponibile il film su Youtube, ed in seguito anche su altre piattaforme, è un’idea che avevo già prima di iniziare a preparare questo lungometraggio, in quanto nessun altro mezzo ti può consentire una comunicazione ed un pubblico così vasto, senza limiti spaziali né temporali, poter arrivare facilmente a tutti senza alcuna mediazione né di esercenti, né di distributori o manager televisivi è una possibilità entusiasmante. Ovviamente la cosa non è presa in considerazione perché non genera profitto, bisogna ’regalare’ il film al pubblico che lo vuole vedere, ed il cinema essendo un industria cerca solo nuove strategie per generare incassi. Ma il problema è che per molti film, quelli meno commerciali, il pubblico in Italia è diminuito drasticamente negli ultimo 30 anni ed ora è quasi sparito, quindi provare a raggiungerlo con ogni mezzo è un obbligo per ricrearlo in futuro.
D- Come ti sei avvicinato al mondo del cinema e quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso artistico prima di arrivare ad una realizzazione personale?

Mi sono avvicinato al mondo del cinema senza sapere che esistesse un mondo del cinema, prima dei tredici anni aveva già realizzato un lungometraggio con gli amici delle scuole medie e negli anni successivi ho girato ore ed ore di scene di film per lo più non completati ma che mi sono servite come scuola. A quell’età non sapevo neanche che esistesse il montaggio, l’ho scoperto da solo, e questo è stato affascinante, come inventarsi il cinema. E’ avvenuto tutto in modo spontaneo, la scelta del mezzo, le scelte tecniche, il fare continuamente, forse ha giocato in maniera determinante il fatto che sia una creazione collettiva dove circolano emozioni insieme agli altri, e anche fatica e spirito di avventura e di viaggio: tutto questo mi era più adatto rispetto al chiudermi in casa a scrivere o a dipingere, dato che comunque avevo questa esigenza di esprimermi. I primi film li ho girati in buona parte nella mia casa di campagna a San Valentino in Abruzzo, e quei paesaggi, le montagne, i boschi, il verde e la natura mi apparivano ideali per una realizzazione cinematografica.
Comunque poi sono riuscito a confezionare in modo dignitoso un primo cortometraggio per farlo circolare ai festival solo dopo i 20 anni, quindi l’apprendistato da autodidatta, interrotto da alcuni periodi di inattività, è stato lungo, perché fare cinema autoproducendosi da soli è estremamente difficile. Tutt’altra cosa è stato l’impatto con il mondo del cinema quando sono venuto a Roma, dopo i 23 anni: confuso, arrogante, poco creativo, senza interesse né fondi da parte dello stato, è un settore che sta languendo da anni e ha trasformato centinaia di potenziali film maker di talento in ruffiani, in imprenditori squattrinati o in mendicanti di creatività. Tutto ciò è qualcosa di brutto, ma va accettato come tutte le brutture e le aberrazioni della società.


 

 

 

 

 

 

 

 

D- “Mondo folle” ci proietta uno spaccato della società attuale, tra precarietà economica ed esistenziale. Qual’ è il messaggio che vuole esprimere il tuo lavoro cinematografico? Ti riconosci in ciò che hai evidenziato nel film?

Più che voler dare un messaggio il film assorbe molto dalla realtà e trasfonde i vari elementi in una storia che ha una vita autonoma. E’ quel che accade in giro, in Italia, in un determinato momento, e prende le sembianze di una vicenda personale. La storia infatti si è scritta da sola con l’accumularsi di appunti nel corso di un paio d’anni, e le varie svolte nella trama hanno preso forma da sé. Io mi riconosco notevolmente nel personaggio che anche interpreto, non sono un attore e non interpreto un ruolo in senso tradizionale, cerco di esprimere emozioni reali. Il protagonista però subisce il fascino della corruzione fino all’estremo, si lascia trasportare dalla corrente che lo travolge, per poter cambiare la sua vita precaria; cosa da cui io, per fortuna, per ora mi sono salvato.
D- Una tua riflessione sul cinema italiano che si affaccia al terzo millennio.

Dire cinema Italiano è una distinzione nazionalistica che accetto un po’ controvoglia, secondo me non esistono confini cinematografici ma solo buoni e cattivi film. Però se vogliamo parlare di autori nati nel territorio dello stivale direi che c’è poco di interessante, poca voglia di rischiare ed il pubblico risponde, in particolare al cinema d’autore e più sperimentale, molto male. Credo che dopo vari esperimenti che hanno fatto la storia del cinema europeo e che hanno dato la fama al vecchio continente il trionfo sia stato del cinema americano che ha saputo alimentare anche il cinema più ricercato, più artistico, e dargli una forma commerciale, incontrare il pubblico, creare industria sugli autori. Non ci sono paragoni col cinema americano, sia per numeri di film riusciti, sia per visibilità create da scuole e sistemi che hanno saputo far crescere grandi cineasti. Per il resto del mondo sono episodi sporadici, luci che squarciano per un momento la notte, soprattutto in Italia, dove il buio è fitto.
D- Prospettive ed ambizioni per il futuro.

In questo periodo mi sto dedicando più che in passato alla scrittura con racconti e un paio di romanzi che ho in cantiere da anni, sto portando avanti il progetto di un film molto sperimentale, un qualcosa di più insolito e bizzarro rispetto alla norma, e sto stringendo accordi per un soggetto di cui ho quasi finito la riscrittura e sarà in coproduzione con una società americana. Un periodo un po’ confuso e forse troppo variegato dal punto di vista creativo, ma aspetto di vedere quali di queste strade aprirà il suo passaggio e prenderà la priorità sulle altre.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michela Zanarella

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