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Il poema epico finlandese: il Kalevala

Copertina libro KALEVALA

Così come al mitico Omero si designa la raccolta di fonti antiche e fantasiose di viaggi per i perigliosi mari ed incontri con creature fantastiche e mitologiche, uomini sagaci, guerre cruente e saggi re, canti di sirene, lamenti di megere, danze di vergini, ed animali veloci, donne pazienti e sublimi, cerberi sanguinari, docili, cauti, aggressivi o mansueti, è ad Elias Lönnrot, nato a Sammatti nel sud della Finlandia dove riposa, che si riconosce il valore di ricercatore etnologico rigoroso e puntiglioso, il quale ha raccolto le saghe, i miti finlandesi, le leggende nordiche con le quali ha dato forma organica alla sua più importante opera epica divina e magica: il Kalevala(Kàlevala), suo testamento per la letteratura finnica quale patrimonio per la conoscenza.
“Kalevala” significa letteralmente “Terra di Kàleva”, ossia la Finlandia: Kaleva è infatti il nome del mitico progenitore e patriarca della stirpe finnica, ricordato sia in questo testo che nella saga èstone del Kalevipoeg. Il Kaleva è dunque l’epopea nazionale finlandese, come l’Eneide è per l’Italia.

Così come nella Divina Commedia di Dante Alighieri, dove i personaggi si districano tra canti e cantiche, anche qui nel Kalevala esistono i canti, in finlandese antico denominati runi, ed i personaggi principali sono Väinämöinen, eroe saggio e bardo divino nato dalla Vergine dell’aria Ilmatar, il fabbro Ilmarinen, che rappresenta l’eterna ingegnosità, e il guerriero seduttore Lemminkäinen, simbolicamente il lato guerresco e sensuale dell’uomo.
Riporto qui di seguito alcuni versi del Runo Primo:
L’animo mio aspira,
la mia mente medita
d’incominciare a cantare,
d’iniziare ad intonare,
dipanare un poema della stirpe,
recitare un carme della razza.
………………………………
In breve, il Kalevala racconta della lotta dei tre protagonisti contro Louhi, la signora del paese di Pohjola (regina della Terra del Nord, rivale di Kalevala, la Terra del Sud), per il possesso del Sampo, magico e misterioso oggetto forgiato da Ilmarinen, portatore di benessere e prosperità per il popolo che lo possiede. Personalmente il Sampo mi ricorda il Graal delle tradizioni celtiche e arturiane!
Dopo una furiosa battaglia magica, l’oggetto finirà per infrangersi e cadrà negli abissi, garantendo così fertilità alla terra di Kalevala, la Finlandia. Il canto epico aveva un’evidente funzione rituale e veniva intonato all’arrivo della primavera per favorire la futura crescita del grano:
…………………
l’orzo cresceva in quantità,
le spighe avevano sei reste,
ogni stelo ben tre nodi.
…………………
Il Kalevala, come l’Iliade e l’Odissea la Grecia, o l’Eneideper l’Italia, o la Chanson de Roland per la Francia, venne composto grazie alla paziente trascrizione di una ricchissima tradizione orale, le cui radici affondano in epoca preistorica, quando le genti osservavano e si immedesimavano nei ritmi dei quattro elementi fondamentali che danno la vita sulla terra. È da questi apporti mimesici e nella interpretazione mimesica degli elementi stessi che l’uomo ha dedotto i miti, le leggende, i riti magici, le danze, le saghe nordiche, l’arte etnica dei popoli finnici; è dal mito che si crea la Storia di un popolo. Quanti romanzi sono stati scritti, quanta arte è stata prodotta entrando nei ritmi degli elementi naturali (aria, acqua, terra, fuoco)!
Durante il primo millennio dell’era moderna, popolazioni di lingua uralica – un ceppo non indoeuropeo – si stabilirono sulle coste orientali del Baltico e svilupparono un’arte poetica che sopravvisse fino al XIX secolo. Quest’alta espressione di una sensibilità lirica, ancestrale, archetipica, mitica e religiosa costituì il materiale per l’opera che il filologo Elias Lönnrot compilò e diede alle stampe in forma definitiva nel 1849. Durante numerosi viaggi in regioni lontane e quasi sconosciute, Lönnrot raccolse, direttamente dalla voce dei rapsodi, una vasta mole di strofe che “fissò” nella forma scritta imprimendo a esse un ordine unitario e un impianto narrativo maestoso

Il suo lavoro ha esercitato quell’influenza fondamentale che ha facilitato l’identità nazionale della Finlandia, fino al riconoscimento storico dell’indipendenza, mentre il contenuto magico e l’ispirazione trascendente dei versi sacri hanno innalzato il Kalevala sull’empireo della letteratura universale, mostrando all’Occidente quanto la sapienza di un’antica civiltà euro-asiatica sia ancora viva e attuale. A cent’anni dalla pubblicazione della storica traduzione metrica in italiano (1811) di Paolo Emilio Pavolini il mondo misterioso e leggendario degli eroi Väinämöinen, Ilmarinen e Lemminkäinen rimane ancora pressoché sconosciuto al pubblico italiano. La presente edizione in prosa (2011), tradotta e curata da Marcello Ganassini di Camerati, unica versione filologica integrale della preziosa “commedia” epica classica, pone fine a decenni di attesa, costituendo una novità editoriale e uno scorcio suggestivo verso ciò che Sir John Ronald Reuel Tolkien descrisse come “una completa enoteca riempita con bottiglie di un vino straordinario di una varietà e di una fragranza mai gustata prima”.
Elias Lönnrot (1802-1884), medico e botanico finlandese, dedicò gran parte della vita allo studio delle origini del suo popolo e contribuì alla trasformazione del finlandese in lingua moderna, così come si riconosce a Dante, Petrarca e Boccaccio l’impegno non solo onomatopeico della moderna lingua italiana. Viaggiò in Finlandia, Lapponia, Estonia e Carelia alla ricerca delle versioni originarie di saghe, miti e leggende nordiche. Primo presidente della Società letteraria finlandese, divenne professore di lingua e letteratura finlandese presso l’Università di Helsinki. Scrisse numerosi saggi sulla lingua ugro-finnica, raccolte di canti popolari tradizionali finlandesi, di proverbi, di indovinelli e il dizionario finnico-svedese.
Con la I edizione del 1835 non si esaurì il lavoro di ricerca di Elias Lönnrot e dei suoi collaboratori: nuovo materiale venne ad accumularsi, e su quella base lo studioso pubblicò una seconda versione ampliata e più dettagliata del Kalevala che venne data alle stampe nel 1849. Ancora oggi è proprio questa versione che viene letta in Finlandia e che viene utilizzata per la maggior parte delle traduzioni nelle altre lingue.

Marcello Ganassini di Camerati è il traduttore e curatore della versione filologica italiana pubblicata dalle Edizioni Mediterranee, nella collana Orizzonti dello Spiritoche nell’incontro di presentazione del poema epico di Elias Lönnrot avvenuto il 28 settembre 2011 per l’Institutum Romanum Finlandie, nella suggestiva balconata coperta di Villa Lante al Gianicolo, a Roma, sede anche dell’Ambasciata di Finlandia presso la Santa Sede, si è sapientemente dilungato nelle problematiche e nelle sfaccettature di traduzione filologica incontrate per ciò che riguarda l’Alce, maschio, femmina, appena nata, ferita, morta, assunta in cielo; gli sci e gli infiniti modi di tradurre la parola neve, e così via; ha affrontato sapientemente la tematica Mitologema, mito e racconto: il metodo del Lönnrot.
L’attenzione del dott. Giovanni Canonico delle Edizioni Mediterranee era all’apice!
Vesa Matteo Piludu, ricercatore di storia delle religioni e musicologia dell’Università di Helsinki, ha affrontato un interessante argomento: il canto magico nella lirica balto-finnica.

D – Chiediamo al chiarissimo prof. Vesa Piludu quali passaggi ritiene siano fondamentali per la comprensione del poema epico di Elias Lönnrot, “Kalevala”?


R – Essendo un poema particolarmente connesso alla natura e alla magia, senza riferimenti alla storia o a determinate località geografiche, il Kalevala è ben più comprensibile ai profani dell’Iliade o della Divina Commedia. Dovendo fare una selezione, consiglierei di leggere prima il primo runo, il primo canto, sulla creazione del mondo, la battaglia di canti fra l’anziano mago e sapiente Väinämöinen e il giovane e incosciente Joukahainen, la saga della morte e metamorfosi di Aino, giovane sorella di Joukahainen promessa in sposa dal fratello a Väinämöinen dopo la sconfitta nello scontro magico. Poi, non si può fare a meno di leggere i canti sul ciclo del sampo, il filo rosso che tiene insieme l’intera struttura del poema. Il sampo è un misterioso oggetto dalla forma sconosciuta che è in grado di fornire fertilità, grano, denaro, sale e altre ricchezze al popolo che lo possiede. Gli eroi di Kalevala, che è un luogo mitico e quelli di Pohjola, si scontrano a colpi di magia per il suo possesso. Il sampo assomiglia al Graal della tradizione celtica, ma le avventure finlandesi legate ad esso sono completamente diverse. Infine: l’episodio della morte di Lemminkäinen e degli sforzi magici della madre per resuscitarlo è appassionante, lirico, drammatico. Non è quello che chiediamo alla poesia?

D – Perché secondo lei, solo ora, c’è l’interesse culturale mediterraneo di comprendere questo significativo documento che identifica la Nazione Finlandese?

R – Non è assolutamente vero che l’interesse è nato adesso. Grandissimo interesse c’era già nell’ottocento, anche prima della traduzione in italiano del poema.
In conferenza ho trattato di Domenico Comparetti, il fondatore degli studi di letteratura comparata che pubblicò il saggio “Il Kalevala o la poesia tradizionale dei finni” per l’Accademia dei Lincei nel lontano 1890. L’Italia poi vanta moltissime traduzioni e adattamenti. In poesia abbiamo la traduzione in metro ottonario di Pavolini e quella in endecasillabi di Coggi, diverse versioni in prosa e adattamenti per bambini pubblicate in diversi decenni. Naturalmente ci sono fasi ondulatorie. Negli anni ’90 del Kalevala non se ne è parlato quasi per niente e mancavano edizioni. Ora è di nuovo sulla cresta dell’onda. L’interesse per il Kalevala va comunque legato al recente successo delle traduzioni italiane di autori finlandesi e scandinavi. Arto Paasilinna, che pur essendo un umorista è fortemente legato alla natura e all’ecologismo finnico, è ormai un autore di culto in Italia e in Francia. In italiano è uscito il suo “Figlio del dio del tuono”, dove un dio della tradizione del Kalevala torna nella Helsinki di oggi, combinandone di cotte e di crude. Anche i romanzi di Leena Lander, seri e realisti, trattano dell’attaccamento dei finlandesi all’ambiente: la pietra angolare del Kalevala. Se poi devo dare un consiglio, suggerisco “La Purga” di Sofi Oksanen, che tratta dei problemi delle donne nell’Estonia sovietica. Libro difficile, ma con una prosa tutta da apprezzare.

D – Si dice che il Kalevala racchiuda un’epica di incantesimi oggi poco attendibili con le esigenze quotidiane; una sua riflessione?

R – È tutto il contrario! Parliamo prima del passato, poi del presente. In Finlandia buona parte dei cosiddetti poemi epici in realtà erano canti rituali. I bardi e le barde li cantavano molto spesso esattamente per richiedere l’aiuto di forze soprannaturali e per risolvere problemi quotidiani connessi alla caccia, all’agricoltura, all’allevamento, alla guarigione. Nel momento in cui un canto rituale viene trascritto, perde la sua valenza magica, la sua connessione con il qui ed ora. Diventa però letteratura, che ha un’altra funzione. Per quanto riguarda la società di oggi, noi non leggiamo Dante o l’Ariosto per risolvere dei problemi quotidiani. Noi non leggiamo Pirandello per sapere come cavarcela con la dichiarazione delle tasse. Ma Pirandello è utilissimo per comprendere le idiosincrasie della società italiana e della sua incomprensibile burocrazia: ne traiamo di certo giovamento per essere svegli nel momento in cui ci scontriamo con i burotauri. Anche se l’Iliade tratta di un mondo arcaico e scomparso, non vuol dire che la lettura non possa aiutarci a risolvere dei problemi. Per me, che detesto la guerra, l’Iliade è un coacervo di episodi che sottolineano gli eccessi e gli orrori dei conflitti. Achille commette atrocità perché nel suo orgoglio si considera superiore agli dei. Queste cose non succedono anche oggi? Ebbene, il Kalevala ha un eroe simile ad Achille o Sigfrido: il violento Kullervo, che dopo avere seminato morte e distruzione non ha nulla di meglio da fare che trafiggersi con la propria spada. Naturalmente la mia riflessione è completamente personale. Un generale dell’aeronautica nipponica magari considererà questi eroi dei modelli di etica militare, e ha diritto a pensarla come vuole. L’interpretazione dei lettori, per fortuna, è ancora libera e non soggetta a censure preventive. Inoltre, oggi noi leggiamo per riflettere e per staccarci dal giogo delle frustrazioni quotidiane. L’astrazione e la fantasia possono aiutarci a vedere la quotidianità da un punto di vista inedito. Un testo come il Kalevala tratta di questioni fondamentali per tutti noi: l’origine dell’universo, la relazione con la natura, con le tradizioni orali. Il Kalevala è pieno di spunti che possono interessare gli ecologisti. Ha molti personaggi femminili di grande interesse. Se poi volete un esempio forte, a me il Kalevala ha cambiato la vita: ho deciso di trasferirmi da Roma a Helsinki per occuparmi dello studio dei canti e versi, e sono oltremodo felice di essere sfuggito al traffico, ai manifesti politici abusivi e alle code alla posta della Città Eterna per tuffarmi nel verde delle foreste finniche. Il mondo è ancora vario: per i finlandesi la natura è dietro l’angolo, è una cosa quotidiana. Non la releghiamo nel breve spazio di striminzite vacanze. Vi assicuro che non sono il solo ad aver fatto simili scelte influenzate dai versi del poema. A Roma naturalmente torno sempre volentieri, è sempre la città più bella del mondo… Se il soggiorno è breve!

D – Una sua critica alla traduzione metrica italiana di Paolo Emilio Pavolini e alla traduzione in versione filologica di Marcello Ganassini di Camerati?

R – La traduzione di Pavolini secondo me è musicale, fluida, godibilissima e abbastanza fedele all’originale. È una delle migliori. La traduzione di Ganassini è completamente diversa, ma altrettanto rilevante per l’apparato filologico utile per studiosi e appassionati di lingue.

D – Anche lei è un traduttore oltre ad essere un docente di Storia delle Religioni e Musicologia; quali difficoltà si incontrano nella traduzione della letteratura folclorica e scientifica finlandese, e a quando la pubblicazione almeno di un suo saggio?

R – Le difficoltà sono molte. In primo luogo è difficile rendere il significato dei canti magici, spiegare il loro uso magico. Poi ci sono problemi letterari: come esprimere la musicalità, il ritmo, la metrica. Ho pubblicato diversi articoli scientifici in italiano: per esempio l’introduzione all’antologia “Sulle Tracce della Renna Celeste” (Bulzoni, 2007) e un articolo sui canti magici della caccia all’orso in Finlandia in “Orsi e Sciamani” (Edifir, 2007). Spero poi che la mia traduzione del corposo saggio “La mitologia del Kalevala” di Juha Pentikäinen sia presto pubblicata. Per una mia monografia in italiano sui canti di caccia, c’è da aspettare qualche anno: prima la devo pubblicare in inglese e finlandese.

Ed ora qualche domanda specifica al modo di tradurre il Kalevala, poema epico, nella versione filologica libera secondo il prof. Marcello Ganassini di Camerati che conduce seminari di fennougristica all’università di Turku. Per il resto svolge la sua attività di filologo e traduttore, in maniera egregia, a titolo del tutto personale.
Il prof. Marcello Ganassini di Camerati ha curato personalmente la traduzione del Kalevala, composto da Cinquanta Runi, per le Edizioni Mediterranee.

D – Professor Ganassini, l’accumulo delle conoscenze, la chiave di lettura dei fatti, e la loro stessa selezione, possono cambiare profondamente da un traduttore all’altro; quali difficoltà ha incontrato nel tradurre liberamente il Kalevala di Elias Lönnrot?


R – Tradurre un classico significa anzitutto confrontarsi con l’auctoritas del testo e del suo autore (nel caso del Kalevala più propriamente “compilatore”), una qualità conferita dal valore storico, letterario ed eventualmente sacro che innesca una tensione tra autenticità della fonte, autorevolezza nel processo di trasposizione e istanza della “sintesi metatestuale” qualunque essa sia, dalla volgarizzazione alla versione filologica a quella divulgativa fino al caso estremo di quella intersemiotica. In questo quadro è evidente che alcuni fattori specifici, la linea editoriale o un lessico plasmato dai costumi della cultura ricevente, passano in secondo piano rispetto ad altri come l’orientamento del traduttore (l’obiettivo ultimo della traduzione) o il rispetto delle caratteristiche del prototesto. La complessità nel consegnare alla cultura occidentale il significato di un’opera come il Kalevala risiede nel fatto che il corpus di tradizione orale della lirica balto-finnica, il materiale con il quale il Lönnrot ha costruito questa maestosa e affascinante cattedrale, è stato incubato in una cultura che, a differenza di quella classica, non conosceva la differenza tra simbolo magico, epico e religioso. Nel mio lavoro la difficoltà maggiore è consistita nello stabilire una “grana minima” del livello di approfondimento sufficiente perché il lettore possa essere stimolato ad entrare in contatto con questa complessità apprezzando al contempo il valore letterario dell’opera.
D – Paolo Emilio Pavolini ha lasciato una traduzione metrica italiana di alto livello; come ha affrontato il rispetto della metrica finnica nella traslazione in italiano?


R – La traduzione di Pavolini ha avuto innumerevoli meriti, il primo dei quali è senza dubbio quello di avere introdotto l’opera in Italia applicando alcune soluzioni lessicologiche sviluppate nelle autorevoli traduzioni del secolo precedente (quella francese di Louise Léouzon le Duc e quella tedesca di Franz Anton Schiefner). Il limite del lavoro di Pavolini risiede nel fatto che l’ottonario nostrano presenta notevoli differenze qualitative rispetto al cosiddetto kalevalamitta o “metro kalevalico” trasformando quel “sapore liturgico” della prosodia originale in andamento un poco da filastrocca. La restituzione metrica ha poi costretto il traduttore a ricorrere ad espedienti espressivi come l’enjambement del tutto estranei alla lirica popolare balto-finnica (l’ordine strutturale del parallelismo è incompatibile con la violazione della solidarietà tra unità sintattica e unità del verso). L’utilizzo del verso libero ha altresì consentito un’adesione integrale alle caratteristiche del testo originale, tenendo inoltre presente che le varianti originali prima di essere condensate nel poderoso lavoro di “sintesi idiomatica” del Lönnrot presentavano caratteristiche espressive, come i frequenti fenomeni di anisosillabismo, non lontani da quelli del verso libero stesso. Stilisticamente possiamo dire che quella di Pavolini è una traduzione novecentesca, orientata alla cultura ricevente, mentre quella del sottoscritto si inserisce nell’alveo di un’ottocentesca “archeologia della parola” nella quale si sono sviluppate ad esempio le trascrizioni dei canti popolari corsi, toscani, illirici e greci ad opera del Tommaseo o la stessa opera del Lönnrot.
D – Il suo pregio maggiore sembra quello di recuperare, con la sua libera traduzione, la cultura finnica per proporla, così depurata dalla sua versione filologica, in un confronto con altre culture europee, ed è riuscito a farla sentire attuale e moderna; è soddisfatto di questa sua ardita operazione?


R – La mia umile soddisfazione è quella dell’artigiano al quale riesce riprodurre una forma consolidata da secoli d’uso e godimento. La cultura balto-finnica colpisce il lettore italiano per la propria unicità nel mosaico delle civiltà euro-asiatiche. Tuttavia essa si è sviluppata sotto l’influenza di stimoli esterni, scandinavi, baltico-prussiani, russi, finno-permiani o geograficamente ancor più lontani, mitteleuropei o altaici, che fusi ai valori propri dell’ethnos hanno prodotto espressioni assolutamente originali. La rappresentazione di questa permeabilità culturale si configura spesso come rassegnata tolleranza al peso esogeno della storia: si veda il fitto sincretismo tra elementi cristiani e pagani (il Runo 50 del Kalevala con la vicenda della vergine Marjatta e l’esilio di Väinämöinen), o ancora il tema ricorrente in numerose ballate medievali, la struggente e dolorosa relazione tra un kesti, mercante anseatico (straniero) e una casta fanciulla della costa Orientale del baltico. Non è quindi solo l’universalità del simbolo ma anche l’attualità e il valore metastorico della narrazione a colpire la coscienza del lettore moderno.

D – Quanto è importante per un traduttore potersi confrontare con l’autore?

R – Nei limiti della ragione l’innamoramento di un traduttore verso l’autore non è un ostacolo alla rigorosa restituzione delle sue opere. Umanamente parlando la caratteristica del Lönnrot che più mi colpì prima ancora di addentrarmi nella complessità della sua opera è quella pia umiltà denudata dei paramenti accademici che lo portò a maturare un rapporto di viva empatia verso i contadini-rapsodi, detentori ultimi di una sophia alta e popolare. In una celebre caricatura dell’autore ad opera di Johan Gabriel Linsén (1847) vediamo un giovane Lönnrot in uno dei primi keruumatkat (viaggi di ricerca) camminare a piedi nudi con un rotolo di appunti sottobraccio. Sotto il disegno l’epigrafe ciceroniana liberamente interpretata, Unus homo nobis currendo restituit rem. Se Quinto Fabio Massimo fece del cunctare, “temporeggiare”, la marca della strategia bellica contro Annibale il pacifico currere del Lönnrot segnò la vittoriosa riconsegna al popolo del suo simbolo nazionale.

D – Ha avvertito delle remore culturali nel momento della scelta dei vocaboli da proporre, avendo come “paziente” da operare il Kalevala di Elias Lönnrot?

R – Si usa dire che un classico è “senza tempo”. Le traduzioni al contrario hanno una data di scadenza che corrisponde al fisiologico esaurimento dello specifico registro idiomatico. Sono tuttavia convinto che per tradurre un classico sia opportuno emanciparsi da capricci e intemperanze della lingua contemporanea oggi blandite dai mezzi di comunicazione e, ahimè, sempre più spesso anche dall’editoria. La lingua italiana offre gli strumenti per rendere al meglio caratteristiche e contenuti maturati in un contesto culturale profondamente diverso dal nostro. Il linguaggio elaborato dal Lönnrot nel Kalevala e nel Kanteletar è frutto di una sintesi tra arcaismi, regionalismi e locuzioni liturgico-ermetiche mentre il finlandese moderno presenta caratteri di effervescenza e, direi, di adolescenza difficilmente comprensibili alle nostre latitudini. Si pensi che una parola come kirjallisuus, “letteratura”, prima di essere coniata dal Lönnrot veniva resa attraverso prestiti o perifrasi. Il Kalevala è l’opera che conta il maggior numero di traduzioni infralinguistiche (dalla prima versione ad uso scolastico adattata dallo stesso Lönnrot nel 1862 a quella in finlandese moderno, in dialetto della Savonia, in slang urbano). Possiamo dire che il “paziente Kalevala” è stato brillantemente curato in patria. Io ho offerto solo una piacevole degenza in Italia.
Il 28 febbraio, viene ancora oggi festeggiato in Finlandia come il giorno della pubblicazione dell’opera epica di Elias Lönnrot: il Kalevala!

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