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Intervista a Lisa Davide, direttrice di “Mosse di Seppia”

mosse

 

Sulla spiaggia sale dal mare un vento spazzante, intento a scoprire ossa bianche, e cocci di bottiglia. Questo il luogo dell’incontro con Mosse di seppia, la rivista napoletana di poesia, narrativa e novità letterarie, incarnata nella sua editorialista Lisa Davide.

Lisa, qual è il tuo ruolo all’interno dell’organizzazione della rivista?

Il mio ruolo, spiegato attraverso dei modi un po’ formali – e restrittivi – è molteplice e cioè di direttrice responsabile, amministratrice, caporedattrice e fondatrice. Mi piace coordinare un lavoro di gruppo, seleziono le poesie da pubblicare, scrivo per la rubrica Agorà; mi piace lasciare certi particolari un po’ nell’oscurità, nella mescolanza generale d’intenti, talenti e interessi che è Mosse di Seppia.

 

Come si è sviluppato il progetto che ha portato alla luce Mosse di Seppia?

Il progetto è nato nel settembre 2013; nel dicembre di quell’anno è uscito il nostro numero 0. In quei mesi eravamo circa dieci studenti trai diciannove e i ventisette anni. La rivista voleva essere un presidio di letteratura indipendente, di editoria non a pagamento. Lo è stato da subito, lo è tutt’ora. Abbiamo iniziato a lavorare mettendo in campo le nostre conoscenze in campo editoriale, poetico, letterario, grafico e giornalistico. Forse singolarmente non avevamo tanta esperienza, ma insieme abbiamo creato Mosse di Seppia. Credo che abbiamo sin da subito annusato l’idea, l’ipotesi che seppur minima, l’originalità può essere sempre unica.

 

Incontro con ciò che rimane dopo la mareggiata, dopo che tutti sono andati via, quello che resta era per Montale Ossi di Seppia, cosa è per la redazione?

È un modo per dire che la poesia non è morta, anzi è più complessa, fondamentale come un gioco per questo nuovo millennio che Montale non ha conosciuto e che, se non si accelera il presente, potrebbe essere una nuova possibilità di vita, una nuova infanzia dell’umanità dove sulla base degli errori compiuti si faccia tesoro dell’esistenza rimasta che dà sempre posto all’arte, alla poesia.

 

È corretto descrivere la voce di Mosse di Seppia come un equilibrio tra i toni femminili e maschili, o una distinzione di genere ti sembra inadatta per descriverla?

Ad oggi, giugno 2016, posso affermare che la Rivista è un equilibrio tutto al femminile, non perché non ci siamo uomini, autori che non abbiano una forza bilanciante rispetto alla maggioranza di donne nel gruppo, ma perché l’umore generale si riesce quasi sempre a stabilizzare grazie alla parte delle ragazze, che mi trasmettono una fiducia sconfinata, sotterranea, privata. I redattori si sono distinti da più tempo, sono tutte eccezioni e per me sono dei nodi a sé stanti; le ragazze sono una matassa. È un gruppo eterogeno, misto ma con un complessivo grado di sensibilità femminea.

 

Qual è il target di persone alle quali si rivolge Mosse di Seppia? È corretto dire che nasce in un ambito universitario?

Mosse di Seppia si rivolge agli amanti di poesia e letteratura contemporanea perché sebbene ci siano molti interessi legati ai classici e alla tradizione, sia orientale che occidentale, ha un taglio leggero, da lettura in metropolitana; per il suo formato sta nella tasca di un cappotto o di una borsa di chiunque e se è vero che è stata fondata da universitari, è vero pure che all’interno di sé non trascina un profilo accademico e non è distribuita nelle università.

 

Il panorama culturale napoletano è molto vivo e variegato, tuttavia si tratta di una realtà molto frammentaria, avete contatti con altre riviste letterarie o ambienti culturali esterni a quello della tua rivista?

Mosse di Seppia ha sempre collaborazione in un certo senso ‘a progetto’. Siamo stati in contatto perlopiù con luoghi della cultura napoletana come le librerie del centro storico per i reading di poesia, con qualche biblioteca per le presentazioni, con il collettivo Nadir per la partecipazione al festival con un nostro stand e con alcuni teatri ma non abbiamo legami particolari con riviste. Non escludiamo una collaborazione di più stabile con qualche autore o riviste indipendenti ma al momento forse la cosa migliore è rimanere concentrati a sviluppare al meglio la nostra idea di letteratura e curare attraverso la rivista le nostre fragilità intellettuali.

 

Quale ruolo assegni alla poesia nel contesto sociale attuale? Ha un potere civile o è la sua “inutilità” a renderla preziosa?

Penso che oggi la poesia possa avere, tra le varie arti, un grande potere di concentrazione e non dispersione della cultura. È evidente dall’enorme quantità di reading poetici che si organizzano a Napoli. La poesia è un angolo di ascolto, un ascolto di parole e pensieri che non sembra possibile all’esterno. Tutto intorno mi sembra emettere sì suoni e non solo rumori, ma difficilmente parole. Per questo credo che la poesia debba esprimersi attraverso la calma o la chiarezza. Quest’arte ora ha un’urgenza civile se vuole sopravvivere. Di poesia ora non si vive neppure se si è “importanti”. I poeti sono persone del quotidiano e vivere insieme l’arte attraverso incontri, letture di pubbliche, opere collettive, significa davvero connettersi e creare una comunità che poi è la società.

 

Lo spazio grafico di Mosse di Seppia è cresciuto col passare dei mesi, dalla copertina ai racconti illustrati, seguirete questa direzione anche con i nuovi numeri?

L’unica vera grande novità dal primo anno al 2015 e 2016 è stata in Agorà l’inserimento dei racconti a fumetto di Gianmarco De Chiara e quelli illustrati per bambini di Federica Cafaro. Forse sembriamo esserci espansi perché la materia artistica generale si è più amalgamata, anzi, ti confermo che ora ogni singolo numero è un tutt’uno, non solo nell’idea e nel progetto di fondo, con scrittura e “colore”.

 

Quali progetti per il futuro ha la redazione?

Continuare semplicemente ciò che già facciamo, e cioè autofinanziarci per stampare ancora, lavorare con cura ad ogni singola pubblicazione, rendere più stretti i rapporti tra redattore e lettore, e fare tutto questo con sempre maggior consapevolezza, dunque diventando un giorno, forse anche grazie anche a Mosse di Seppia, tutti autori magnifici del proprio talento.

Sale la brezza marina, non vi è più grigio o tempesta, ma un’aria di vetro. Voltiamo le spalle al mare lasciando al prossimo avventore di questi luoghi il nuovo numero di Mosse di Seppia. Per tutti gli altri c’è, questa sera a partire dalle 19, il reading al Riot Studio di Napoli. I dettagli dell’evento li trovate a questo link:

https://www.facebook.com/events/1190432964322355/

Maria Neve Iervolino

 

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