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Intervista di Marco Mazzanti ad Enrico Pandiani, autore di “La donna di troppo”

Foto di Lisa Pietrobon

Enrico Pandiani ci aveva lasciati – si fa per dire! – lo scorso anno, a pochi giorni dall’uscita del suo quarto romanzo, Pessime scuse per un massacro, ovvero il quarto episodio della serie “Les Italiens”, con protagonista il commissario Mordenti, in una Parigi dalle tinte forti, vicende che hanno saputo conquistare sin da subito, dalla pubblicazione dei primi tre volumi editi per Instar Libri, e ora per Rizzoli, i lettori.
In questo 2013 Enrico Pandiani cambia città, ma noi già lo sapevamo!, avevamo sentito odore di atmosfere squisitamente torinesi, del resto lo aveva annunciato l’autore stesso in una intervista, apparsa su Affari Italiani, che aveva per la mente i personaggi giusti.
Personaggi che non hanno tardato ad arrivare: spicca fra tutti quello di Zara Bosdaves, protagonista di Una donna di troppo.

 
Tutto parte dalla voglia di fare qualcosa di nuovo, di diverso. La serie è divertente, come lo è ritrovarsi in mezzo ai propri personaggi, ma, alla lunga, rischia di diventare ripetitiva. Io avevo bisogno di qualcosa di diverso, una nuova storia sulla quale confrontarmi e vedere realizzate alcune idee che mi frullavano per la testa. Doveva essere un prodotto diverso da les italiens, come tono, come scrittura e come personaggi. Ho pensato che il solo modo di allontanarmi da Mordenti era l’avere una protagonista femminile. È così che è nata Zara Bosdaves. L’occasione mi è stata data dai fratelli Brunello, la più antica distilleria artigianale di grappa che c’è in Italia, vicino a Vicenza. Ho scritto un romanzo per loro che si intitola La testa e la coda, nel quale Zara è ancora un ispettore della polizia e indagando su due omicidi racconta la storia e il lavoro della famiglia Brunello. Il personaggio mi piaceva, una donna di trentott’anni bella ma segnata da una vita di fallimenti, con un divorzio alle spalle, una figlia molto amata ma lontana, che studia a Londra, e un padre vedovo con il quale ha un pessimo rapporto. Tutto questo mi intrigava e così ho deciso di farle lasciare la polizia per trasferirsi a Torino dove ha aperto una piccola agenzia di investigazioni. La storia de La donna di troppo inizia un anno esatto dal suo arrivo a Torino. La vita è molto cambiata per lei. C’è un nuovo compagno, il nero François, di cui è innamorata, un lavoro da fare in solitario, e una città che non conosce. La mia Torino è bellissima, moderna, europea, piena di gente, di razze, di colori e di odori. È una città a livelli, dove tutto può accadere, e che nasconde meravigliose insidie. Zara raccoglie in se non tanto la mia donna ideale, perché non lo è, quanto piuttosto l’idea che io ho della donna. È un personaggio deciso, caparbio, con tutta una serie di fragilità alle quali contrappone la propria intelligenza, la forza d’animo, la competenza e una buona dose di incoscienza. Non è una supereroina, ma piuttosto una donna reattiva e con i piedi per terra, che sa battersi e amare, in una città che ancora non conosce alla perfezione come vorrebbe, ma che, tra un gelato Pinguino e l’altro, comincia ad apprezzare. Ci sono molti personaggi per una storia complessa nella quale i colpi di scena si mescolano ai momenti nei quali Zara è costretta a rivedere tute le proprie convinzioni.

pandiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 2009 è stato l’anno d’uscita del primo volume della serie “Les Italiens”. Non è passato molto tempo, a conti fatti, eppure l’esperienza, il successo e i consensi ottenuti hanno dilatato, immagino, la percezione di questi ultimi anni.

Vorrei domandare a Enrico Pandiani come percepisce la sua scrittura e se stesso, come scrittore, a oggi.
Il successo è materia difficilmente quantificabile. Credo si adatti a tutte le situazioni, a seconda della percezione di ognuno. Io penso di aver fatto la mia strada, senza guardare troppo bene quello che stava succedendo ai miei libri, ma cercando se possibile di dare ogni volta qualcosa di meglio e di diverso al lettore. Se per successo intendiamo la soddisfazione di coloro che ci leggono, allora devo dire che la reazione è stata gratificante. Quest’ultimo romanzo, La donna di troppo, è stato accolto molto bene, anche se per i lettori di Mordenti dev’essere stata una delusione non ritrovarlo tra le pagine. Però credo che abbiano capito che una storia del tutto differente, nello stile e nei personaggi, arricchisce me, come scrittore, e di conseguenza loro, come lettori. In Italia manca del tutto la ricerca; Almeno noi scrittori dovremmo sempre fare sperimentazione. Solo così si può migliorare il proprio lavoro.

Da Parigi, scenario d’oltralpe che ha caratterizzato i tuoi primi romanzi noir, a Torino.
Qual è il rapporto tra Enrico Pandiani e la metropoli.

 
Io sono un topo di città. Anche per le vacanze preferisco avere attorno cemento, gente, odori e sporcizia. La metropoli è il mio posto, il luogo dove mi sento a mio agio e da cui attingo le mie storie. Di Torino me ne sono dovuto in qualche modo riappropriare. Visitiamo grandi capitali in giro per il mondo, le radiografiamo, ne vediamo ogni angolo, frequentiamo musei e mostre. Alla fine le conosciamo come le nostre tasche. Poi torniamo a casa e la mattina andiamo a lavorare, la sera ceniamo, guardiamo un po’ di televisione e andiamo a dormire. Vediamo una mostra all’anno, quando va bene, e camminiamo con la testa bassa. La città dove viviamo la conosciamo pochissimo. Di questo mi sono accorto scrivendo La donna di troppo. Così ho alzato lo sguardo e sono andato in giro. E ho scoperto una Torino meravigliosa, che si riflette da protagonista nel romanzo.

Come è cambiato, secondo te, Enrico, il modo di scrivere e concepire il noir, e come percepisci tale cambiamento nell’ambito della cinematografia in rapporto con quello della letteratura.


Guarda, penso che, nel cinema, il noir come lo sapevano fare dagli anni quaranta agli anni settanta non esista più, se non in rarissime occasioni. Tant’è che non mi viene in mente nemmeno un titolo. Oggi se non si sfasciano duecento macchine, non si sparano due milioni di colpi e non si ammazzano duecento persone, la cosa non interessa a nessuno. È l’epoca del superuomo e della superdonna, e a me personaggi simili non interessano. I protagonisti dei miei romanzi sono persone che hanno una vita complicata, che devono lavorare, che amano e soffrono come tutti gli esseri umani. Hanno storie di dolore, momenti di gioia, altri di allegria. A volte sono tristi, incapaci, soli. Lottano in un mondo, quello della carta, nel quale è difficile farsi spazio, e compiono il loro percorso senza urlare. In un’epoca di crisi, di valori sballati, di rabbia e di stenti, secondo me il noir è questo: sopravvivere.

Se Mordenti e Zara dovessero incontrarsi, cosa si direbbero?


Ho già in mente una simile evenienza. Non sarà facile affrontare un loro incontro, perché Mordenti, se lo conosco bene, cercherà di portarsi a letto Zara e, dall’altra parte ci sarà François al quale una simile evenienza non andrà affatto bene. È una situazione che mi intriga e si sposa alla perfezione con l’idea che ho in testa su come far procedere questi personaggi. Quindi non ci sarà da stupirsi se Mordenti andrà in bianco anche questa volta e lo incontreremo con un occhio nero.

Libri cartacei. Libri digitali. Alleanza o guerra e odio imperituri.


Io non ho assolutamente nulla contro l’editoria elettronica, mi rendo anzi conto di quanto abbia semplificato l’esistenza a molta gente. Penso alla manualistica, per esempio, milioni di pagine che diventano piccoli file facili da portare in giro. Sono convinto che l’ebook sia uno strumento straordinario per enciclopedie, con possibilità infinite di approfondimento delle voci o nel campo dei libri per ragazzi, con grandissime potenzialità d’intrattenimento. Anche la narrativa, naturalmente; del resto vedo che poco alla volta sta prendendo il suo spazio. Solo che a me non interessa. Non ho alcun tipo di lettore digitale e non ho mai letto un ebook. Mi piace la carta, l’oggetto libro, l’odore delle pagine. Ma non do nulla per scontato, magari in futuro capiterà anche a me.

 
Intervista a cura di Marco Mazzanti

 

*la foto dell’autore è a cura di Lisa Pietrobon

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