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Istanbul, un italiano sconosciuto presentò la città dai sette colli a Maometto II

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il  profilo storico della città voluta dai sultani

Istanbul come Roma, è edificata su sette colli ed il Bosforo la divide in due parti, l’europea e l’asiatica! Circa tredici milioni di abitanti popolano oggi, la capitale della Turchia. Prima che Istanbul, l’antica Bisanzio, divenuta più tardi Costantinopoli, fosse presa dai Turchi nel maggio 1453, sulle rive del Bosforo in preparazione della conquista della città, vennero eretti due grandi monumenti: il Castello Anatolico, Anadolo Hisari, edificato sulla riva asiatica nel 1391 da Bayazid I (1389-1402) per controllare il passaggio del Bosforo e impedire ai Bizantini di sbarcare sulle coste dell’Asia, e l’imponente Castello di Rumelia, Rumeli Hisari, molto più grande e complesso, costruito sulla riva europea nel 1452 da Maometto II (1451-1481) che lo considerò indispensabile al suo piano di attacco alla città. L’Impero Bizantino era andato riducendosi, parallelamente all’affermarsi dei Turchi Ottomani, sino dalla fine del XIII secolo e la capitale era in costante declino dal 1204, dal momento in cui cadde nelle mani dei Crociati che la saccheggiarono.

Quando Maometto II entrò ad Istanbul il 29 maggio 1453 trovò una città impoverita e scarsamente popolata. Gli fece da guida un erudito italiano, il cui nome non è riportato dalle fonti ufficiali, che era rimasto con lui durante l’assedio e che conoscendo bene la città gli mostrò tutti gli edifici e i luoghi storici.

Dopo la conquista il sultano permise ai Greci fuggiaschi di far ritorno alle loro case e li invitò a eleggere un patriarca come capo religioso della loro comunità. L’onore toccò a Giorgio Gennadio (fosse lui l’italiano, napoletano, che conquistò la fiducia di Maometto? N.d.A.) che fu considerato alla pari con i visir ed ebbe un corpo di guardia composto da giannizzeri.

Sede del Patriarcato fu dapprima la chiesa dei SS. Apostoli, ma, dopo pochi anni, Gennadio sollecitò il permesso di spostarsi e ottenne la chiesa di Teotokos Pammakaristos, anch’essa nell’odierno quartiere Fatih, rimasta sede del Patriarcato fino al 1602, quando il patriarca Matteo II passò nella chiesa di S. Giorgio, nel quartiere residenziale di Phanar sul Corno d’Oro, dove erano rimaste dopo la conquista le più importanti famiglie bizantine.

 

I Genovesi continuarono invece ad abitare a Galata e fino quasi alla fine del XIX secolo costituirono l’elemento straniero più attivo della città. Il sultano Maometto II, detto il Conquistatore, per far rivivere la città e accrescere la popolazione di Istanbul ricorse anche a massicce immigrazioni, tanto che intere giurisdizioni dell’Anatolia e dei Balcani si stabilirono nella città, dove diedero il nome a diversi quartieri.

Bursa fu la prima capitale degli Ottomani e in essa ebbero sepoltura i primi sultani; ma, dopo qualche decennio, quando i Turchi mirarono ad estendere i loro domini verso l’Europa, la capitale venne spostata a Edirne, l’antica Adrianopoli, nella Tracia orientale. Intorno alla metà del XV secolo Istanbul costituiva una sorta di isola in un mare turco tra l’Asia Minore e i Balcani: dopo la conquista divenne quindi la logica capitale del nuovo impero in espansione.

Il nucleo originario del leggendario Grande Palazzo degli imperatori bizantini  fu eretto da Costantino nel luogo dove ora sorge la moschea del sultano Ahmed I, forse più nota come Moschea Blu.

Toccò ai successori di Costantino ampliare il Grande Palazzo aggiungendovi molti altri edifici, tanto che nel X secolo esso occupava l’intera area compresa tra l’Ippodromo e il Mar di Marmara. Oltre al palazzo vero e proprio il Grande Palazzo comprendeva anche numerosi edifici residenziali, chiese e cappelle, cortili e giardini, quartieri per le guardie imperiali, sale d’udienza e infine gli appartamenti privati degli stessi imperatori, che sembra siano stati modificati e ricostruiti con incredibile frequenza. Praticamente nulla rimane di un così grande complesso di edifici e ciò che sappiamo del Grande Palazzo lo dobbiamo agli storici, ai viaggiatori e, soprattutto, a un particolareggiato Libro delle cerimonie, scritto nel X secolo dall’imperatore Costantino VII Porfirogenito, in cui sono descritti lo splendore e la magnificenza della vita di corte e le diverse parti del palazzo.

Quanto al più tardo e altrettanto famoso Palazzo Blachernae, i cui resti, chiamati Tekfur Sarayi, si possono ancora oggi vedere presso Edirnekapi, sembra non sia stato considerato adatto a essere adibito a residenza del sultano. Non sappiamo tuttavia per quale motivo sia stato scartato, poiché sembra che gli ultimi imperatori bizantini l’abbiano abitato e sappiamo che non fu danneggiato durante l’assedio della città.

Qualunque sia il motivo, il sultano ordinò la costruzione di un palazzo nel centro della città, in un settore del Foro di Teodosio, dove sorgono attualmente il complesso della Süleymaniye, i giardini e l’edificio principale dell’università. Rimangono scarse tracce di questo palazzo che divenne noto come Palazzo Vecchio, Eski Saray, subito dopo il 1470, quando si cominciò a costruire un nuovo e più complesso edificio sulla Punta del Serraglio, Sarayburnu, dove il Mar di Marmara e il Corno d’Oro si congiungono, che fu chiamato Palazzo Nuovo, Yeni Saray. Sappiamo molto poco della progettazione e della pianta del Palazzo Vecchio che sembra fosse costituito da un gruppo di edifici, di padiglioni e di dipendenze per i vari servizi; l’intero complesso era circondato da alte mura. Secondo i dati forniti dalle fonti, l’entrata principale del Palazzo Vecchio era situata di fronte all’attuale moschea di Bayazid II, proprio dove ora sorge l’arco d’entrata dell’edificio principale dell’università, costruito nel 1866 per ospitare il Ministero della Guerra, Seraskerlik.

Numerose porte si aprivano verso il mare nelle mura che circondavano Istanbul. Una di esse, dove è ora la Punta del Serraglio, era, ed è ancora oggi, chiamata Topkapi, la Porta del cannone, per le bocche da fuoco che la difendevano. Successivamente dietro questa porta Ahmed III (1703-1730) fece costruire un palazzo d’estate che fu chiamato Palazzo della Porta del cannone. Il nome passò poi ad indicare l’intero complesso di edifici oggi noto come Tokapi Saray. L’originario palazzo d’estate in riva al mare fu distrutto da un incendio nel 1863. Nel frattempo il Palazzo Vecchio di Bayazid II aveva acquistato fama di portare sventura, forse perché era invalsa la consuetudine di mandarvi, in una sorta di esilio, tutte le donne, madre, mogli, favorite, dei sultani defunti o deposti. Il nuovo palazzo, il Topkapi, fu fondato dove sorgeva l’acropoli dell’antica Bisanzio, su una delle sette colline di Istanbul originariamente ricoperta da una foresta di ulivi e chiamata per questo, Uliveto, Zeytinlik, da dove la vista spazia sul Mar di Marmara e il Corno d’Oro. Il palazzo occupa un’area di circa 700 mila  m² ed è circondato da circa 1400 m di altissime mura, costruite nel 1478, che si congiungono con le antiche mura bizantine sul Mar di Marmara e sul Corno d’Oro. Da Maometto II fino ad Abdülmegid I (1839-1861) tutti i sultani ottomani risiedettero nel Palazzo di Topkapi; l’ultimo andò ad abitare nel nuovo Palazzo di Dolmabahçe sul Bosforo, il grande palazzo bianco, presso la città, nel 1853.

Un settore importante del Topkapi è quello dell’Harem dove l’entrata principale è la Porta delle Carrozze, Araba Kapisi, così chiamata perché a nessuna donna era permesso uscire dal palazzo o rientrarvi se non in carrozza. L’Harem imperiale costituiva la residenza strettamente privata del sultano e soprattutto il quartiere riservato alle donne del palazzo. Anche i bambini fino a 11 anni, figli e nipoti del sultano e dei principi, vivevano nell’Harem, dove erano educati in una scuola speciale. Diverse centinaia di ragazze, appositamente scelte, inizialmente provenienti dai Balcani, in seguito dal Caucaso, furono ammesse a palazzo, di norma in tenera età, ed educate a raffinati passatempi, secondo le loro inclinazioni: a cantare, a danzare, a suonare uno strumento, a scrivere poesie, a declamare, a ricamare, a parlare con estrema grazia, ad amare.

Nei secoli successivi le donne di palazzo, Sarayli, si evolvettero a tal punto da essere immediatamente individuate per le buone maniere, la grazia, i gusti raffinati, la pazienza, il linguaggio garbato e, a volte, troppo ricercato.

Penso di aver sollecitato il lettore di questo articolo, almeno sotto il profilo storico, per indurlo a programmare un viaggio nella città del medio oriente che fece dire a Napoleone Bonaparte: “Se il mondo fosse un solo stato, la capitale sarebbe Istanbul”.

 

Giuseppe Lorin

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