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“La selezione colpevole” di Andrea Leonelli, recensione a cura di Elisabetta Bagli

leonelli

Classe 1970, 2 figli e 1 infarto senza effetti residui se non “dentro”; ha sempre letto, principalmente fantascienza di cui è anche collezionista e a periodi ha scritto per diletto personale. Studia Scienze infermieristiche con il “vecchio ordinamento”, inizia a lavorare a 21 anni in settori eterogenei dell’assistenza, dalla medicina alla psichiatria al pronto soccorso per poi approdare, ormai undici anni fa in Rianimazione, per la quale nutre oggi una specie di “tenera affezione”. Esperienze di rianimazione in 3 ospedali diversi, talvolta attività di insegnamento.Spesso contraddittorio, problematico, con una spiccata logorrea mentale, normalmente diplomatico, raramente perde completamente le staffe e poi se ne pente.Ascolta un po’ di tutto riguardo la musica, prediligendo hard rock ed heavy metal.Si pone domande, sempre, su tutto ma particolarmente, dato il lavoro, di carattere etico.Ama la tecnologia e Internet.In questo Catalogo è presente anche la sua raccolta “Consumando i giorni con sguardi diversi”

Un assaggio delle sue poesie contenute nella presente silloge:

Suture sul passato

Suture sul passato

su tagli, ferite.

come a cauterizzare il dolore

di graffi e cicatrici

che si riaprono.

Ustioni, profonde

ascessi di ricordi

che non si drenano

mai completamente.

Suture sul passato.

Su unioni e riunioni

su sogni e su segni

su incontri e scontri

sui miti e sui Meeting

parole, spesso vuote

talvolta piene di un grande

profondo nulla.

Suture sul passato

senza anestesia

senza compassione

verso se stessi

fino a farsi male.

Il mostro che ti vive dentro

Mi hai guardato con la stessa espressione

con cui avresti fissato

un sacchetto della spazzatura altrui

in un cassonetto.

Mi hai degnato dello stesso sguardo

schifato

di chi vede un profilattico usato

abbandonato per strada.

Mi hai buttato

come un calzino

sporco e bucato.

Ti disgusto?

Forse perché in me

vedi i riflessi del tuo sporco interiore.

L’orrore che sai che hai dentro

ma che hai paura di guardare

anche solo per un attimo.

E’ il mostro che si annida dentro di te

ma è anche la tua parte antica

quella che ti permette di sopravvivere

alle battaglie

che devi combattere ogni giorno

Che ti permette di subire e restituire

i soprusi della vita quotidiana

Non aver schifo di me,

Comincia ad apprezzare il marcio

che hai dentro.

Perché ti hanno detto che è marcio

ma è anche la forza vitale, animale

la rabbia che ti fa distruggere l’ostacolo.

Non aver paura di me.

Sono il mostro che ti vive dentro.

http://www.edizioniesordienti.com/component/virtuemart/novit%C3%A0/aleo002-la-selezione-colpevole.html

 

 Recensione de “La selezione colpevole” di Andrea Leonelli, a cura di Elisabetta Bagli

L’opera di Andrea Leonelli non è un’opera di facile impatto se ci si limita a una prima lettura, anche se si rimane immediatamente scossi da alcuni suoi versi nei quali si evince che ci si trova di fronte a una persona estremamente osservatrice dell’inconscio umano, dei suoi pensieri, dei sui desideri più oscuri e reconditi che, a volte, inibiti dalle stratificazioni sociali stentiamo a tirar fuori da noi stessi. Lui ci è riuscito. E l’ha fatto in modo diretto, evitando quei giri di parole, quegli orpelli inutili che, spesso, portano al vuoto.

Durante una lettura successiva ci si rende conto di quanto questa raccolta possa essere variegata e interessante, nonostante i temi che ne costituiscono la struttura portante siano ben individuabili in ogni sua poesia: l’annichilimento della persona e la sua paura di non sentire più i sapori e i colori che alimentano il nostro mondo (“Sarà inutile l’esser corpo”), l’ansia e il vagare senza una meta nella vita che spesso ci porta nello sconforto più profondo desiderando la nostra morte (“Senza meta”), l’inconsistenza che a volte proviamo per la nostra stessa vita che prosegue nonostante si “viva d’inedia” (“Inconsistente”) e per la quale a volte ci intestardiamo nel volerla continuare senza alcuna ricompensa, (“Non più acqua”), o anche la solitudine e il silenzio che si riscontrano in varie poesie nelle quali si riflette il sentimento di impotenza dell’uomo innanzi a determinati eventi della propria vita (“Depressione”, “Non aspetto parole”, “Sentimenti lisi e sdruciti”) e anche la sua assenza di sogni o meglio ancora la presenza dei sogni in quanto solo mera rappresentazione onirica degli stessi (“Solo un altro sogno”, “Sei quel che rimane del sogno”).

Le poesie che più vorrei segnalarvi, in quanto le ho preferite perché più affini alla mia persona sono tre.

Ne “Il nulla fatto materia, impalpabilmente”, vengono descritti quei fili che reggono le nostre vite come “fili di fumo” intersecati “in spazi diversi, in altrove paralleli, senza corporeità”, fondendosi in noi, come quei flebili “fili di vento, come ragnatele di luce” che hanno soffiato sul nostro essere illuminandolo, aggrovigliandosi a noi, chiedendoci disperatamente di non andar via, ma sfumando all’improvviso ed irrimediabilmente nel nulla, quel “nulla fatto materia, impalpabilmente”.

Nella poesia “Involucro vuoto”, si affronta una tematica che sempre mi ha attratto essendo grande estimatrice di Oscar Wilde e delle sue opere. Qui ci si domanda “quale maschera devo indossare?”. Quale maschera si deve indossare per poter affrontare la vita? Si è un uomo e si dirà la verità solo se si indossa una maschera? Senza di essa non si rimane che “un involucro vuoto con dentro un niente”.

Ed in fine “Cenere”, poesia nella quale ricorre la tematica della solitudine e nella quale si racchiudono gran parti delle tematiche affrontate nel corso di tutta l’opera. La “Cenere” è il risultato di quell’amore perduto che spegne la gioia degli occhi, dei colori, ed è l’unico odore che rimane di quell’amore che ormai è diventato “cenere”.

La sensazione che ho rileggendo la sua opera è che Andrea abbia scritto quanto stava attraversando nei vari momenti della sua vita. Difatti non tutte le sue poesie hanno quell’aria di sconforto e senza speranza che emana la visione globale del suo libro.

Sentiremo parlare di lui e del suo genere di poesia del tutto nuovo ed unico.

Elisabetta Bagli

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