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LUCIA GORACCI IN PRIMA LINEA: IL DIRITTO DI CRONACA

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 Oggi in Ucraina, mentre nell’agosto del 2013, a Maidan Nahda, la giornalista inviata speciale di RAI news 24, Lucia Goracci, era sul palco insieme al figlio di Mohamed Morsi, Omar Fathy, e Mahmoud Zwahre.

Fu impossibile non nascondere l’apprensione di tutti gli spettatori, che vedendo la determinazione professionale profusa nel servizio televisivo, girato sul palco dove lei si trovava, rendeva ancora di più la drammaticità del momento, altamente suggestiva e degna della migliore pièce teatrale! Il popolo egiziano si chiedeva da più parti dove sarebbe finito il proprio voto, così come ancora oggi tutti noi ci chiediamo come sia stato possibile modificare un consenso popolare raggiunto con la votazione in seggi legali.Clima sempre più rovente a Il Cairo. Il portavoce dei Fratelli musulmani, bolla il governo ad interim come “illegittimo” e conferma che i manifestanti rimarranno in piazza Rabaa e Nahda. La presidenza afferma che la fase degli sforzi diplomatici si è conclusa e che ritiene i Fratelli musulmani responsabili del fallimento.

Lucia a Kiev

La costituzione di ogni nazione e le leggi internazionali tutelano il diritto di cronaca che si esplica nella professionalità giornalistica del reperire informazioni, esprimendo le proprie opinioni che dovrebbero essere avulse da qualsiasi tendenza politica. La comunicazione dell’evento deve, in ogni modo, stimolare la riflessione ed il giudizio di chi apprende la notizia.  Il diritto di cronaca comunque continua ad essere violato, con giornalisti che vengono attaccati, incarcerati e spesso uccisi per aver avuto il coraggio di raccontare le avversità politiche locali, le atrocità della criminalità, la sfrontatezza del più forte. È di questi giorni l’invasione che le forze russe hanno compiuto a discapito dell’Ucraina, e Lucia Goracci è lì, a sottolineare l’ingerenza del Cremlino… mentre le stelle stanno a guardare!

Un volto familiare, di una giornalista che è in prima linea e che entra quotidianamente nelle nostre case con le news dal fronte di qualsiasi sommossa, è quello di Lucia Goracci, che a Catania, a Santa Venerina nel novembre 2013 ha ricevuto il Premio Internazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli”, già alla IX edizione, per il coraggio della libera informazione dai territori di guerra.

Maria Grazia Cutuli è stata l’inviata del Corriere della Sera che venne uccisa con altri tre colleghi in un agguato in Afghanistan, il 19 novembre del 2001 alla cui memoria il premio internazionale è dedicato. 

Lucia Goracci a Il Cairo

Lucia Goracci, Marc Marginedas e Laura Silvia Battaglia sono stati i tre giornalisti vincitori del Premio Internazionale di Giornalismo assegnato dalla Fondazione Cutuli Onlus. Venne conferito inoltre un premio speciale del presidente della Fondazione, il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, a Elvira Terranova.

Per diritto d’informazione si ricorda al mondo che il giornalista Marc Marginedas, inviato in zone di guerra di El Periòdico de Catalunya, nello scorso mese di settembre venne sequestrato in Siria da un’organizzazione jihadista e il Premio venne ritirato per lui dal direttore del giornale, Enric Hernandez.

 

D – Dagli scenari di guerra in prima linea alle comunicazioni per RAI news 24; non si sente una paladina di giustizia?

 

R – Assolutamente no. Lasciamo i paladini alle bellissime gesta dei pupi che in   Sicilia – per rimanere in una terra da voi citata in questo articolo – tanti bravi cantastorie ancora rappresentano. Io, come inviata, ho un compito: avvicinarmi il più possibile là dove gli eventi accadono. È chiaro che nel nostro lavoro c’è un’enorme tensione morale e se, con la nostra ricostruzione dei fatti il più possibile onesta, riusciamo a veicolare giustizia, la sera ci addormentiamo con un po’ di pace nel cuore, a dispetto di quello che durante il giorno ci è toccato vedere. Che non sempre si assorbe con facilità.

 Lucia Goracci a Il Cairo (2)

D – La percezione del cambiamento epocale come viene vissuta da una giornalista vincitrice del Premio Ilaria Alpi ed oggi del Premio Internazionale di Giornalismo dedicato a Maria Grazia Cutuli?

 

R – Se la domanda si riferisce alle tecnologie che consentono il fenomeno di citizen journalist, del giornalismo di prossimità, nutro per esse un entusiasmo scettico. L’informazione che arriva da facebook, twitter, youreporter, ha un pregio innegabile: smaschera la menzogna dei regimi, le cui televisioni di stato sino a non molti anni fa erano unica fonte di notizie video. Adesso il presidente siriano Bashar el Assad può anche provare a raccontare di aver mandato l’esercito in strada contro dei “terroristi”; se poi, mezz’ora dopo, iniziano a circolare sui social network le immagini di donne aggredite, bambini feriti, gente inerme vittima di repressione, l’inganno è  smascherato. E ciò è uno straordinario, inedito strumento di libertà. Ma attenzione: il citizen journalist è un partisan journalist. È di parte. Sempre. Anche quando non vuole esserlo, anche quando non sa di esserlo. Il giornalista, il buon giornalista, è neutrale sul campo di battaglia. Che non significa asettico. Né privo di passione. È semplicemente un uomo, o una donna, in accanita, inesausta ricerca della verità storica. Forse non ci arriverà mai, ma la sua indefessa ricerca è quanto di più vicino vi possa essere alla corretta informazione.

 

D – La libertà di stampa e la comunicazione globale. I leader del mondo islamico sollecitano le restrizioni ai contenuti che offendono e diffamano la religione; una sua riflessione?

 

R – La libertà di espressione è fondamentale nell’uomo. Ma occorre usarla con sensibilità. Occorre avere sempre buon senso nell’evitare atteggiamenti di libertà personale che, presso altre culture o fedi religiose, possano suonare come provocazioni. Non costa molto. E il risultato è straordinario. Sono contro le fatwe che maledicono i libri, ma anche contro le t-shirt con le vignette di Maometto provocatoriamente esibite come un insulto. Sono entrambe dannosissime.

 Lucia Goracci

D – Ormai il progresso tecnologico rende libera l’informazione e l’espressione delle proprie idee e si concretizza sempre di più il potenziale di cambiamento rappresentato dalla rivoluzione dell’informazione; stare al passo del tempo. Il passaggio dal virtuale al concreto, dal sogno alla realtà per la conquista della libertà?

 

R – La libertà è conquista personale. Ho sempre diffidato delle filosofie, delle visioni del mondo che promettono libertà collettiva.  La conquista della libertà, delle libertà, è un processo lungo e doloroso. Ma quando il genio scappa dalla lampada, difficile che lo si possa rimettere dentro. Tornare nella Libia in preda al caos due anni dopo la rivoluzione, dà pena a quanti in quella rivoluzione avevano creduto. Ma sostenere che fosse meglio con Gheddafi è un falso storico. È come voler dire che certi popoli sono strutturalmente inabili alla democrazia. Un neo-orientalismo colpevole e superficiale. Non fa per me.

 

D – Lucia Goracci; il suo impegno nel sociale?

 

R – Considero il mio lavoro, il modo di declinarlo, un impegno anche sociale. Il resto fa parte del mio privato. Non amo farne una bandiera.

 Lucia Goracci Tripoli

D – Sulle proposte all’umanità di Papa Francesco riguardo all’essere custodi, al non aver paura di rendere tenerezza; “Noi, vasi di argilla pieni di speranza…”, il pensiero poetico di Sua Santità, riporta al significato temporale della vita in contrapposizione a quella della speranza, della fede; le tangenti ed il clientelismo, solo una realtà italiana? Su queste problematiche è possibile avere una riflessione di Lucia Goracci?

 

R – Sono un male non solo italiano ma certamente  italiano. Segno di profonda immaturità civile. Di scarso sentimento del bene comune. Di indifferenza verso i diritti dei nostri concittadini. Se io non pago le tasse, tu ne pagherai di più. È elementare. Ed è solo un esempio. Forse è per questo che amo di più muovermi all’estero. Non perché altrove corruzione e clientelismo siano assenti. Ma forse  mi fanno meno male.

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