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Marco Mazzanti intervista Ivano Mingotti, autore di “Nebbia”

Ivano Mingotti

a cura di Marco Mazzanti

Erba rada, campi deserti, un bambino e sua nonna che camminano, la redazione di un giornale, un paese americano, Beaumont, immerso nella nebbia, nel freddo, nel gelo, con una presenza che si insinua tra le pagine, un movimento di prole e frasi che tagliano come schegge di ghiaccio in acque gelide.


Sarai in grado di sopravvivere? Nebbia
è una delle novità 2014 di Ded’A Edizioni, il nuovo libro di Ivano Mingotti dopo il successo di Sotto un sole nero, il romanzo distopico che ha destato l’interesse dei lettori attraverso la forza della scrittura del giovane autore lombardo e le scene di estrema durezza vissute dai suoi protagonisti, la loro cristallina introspezione psicologica. Mingotti, molto attivo sul web, ci parla in questa intervista esclusiva del suo quinto lavoro, che verrà presentato in anteprima nazionale l’11 gennaio, alle ore 18, presso la Libreria Fluttuante di Medolago (Bergamo).

 

nebbia

 Ivano, la copertina di questo nuovo libro è davvero accattivante. Da chi o da cosa fugge questa ragazza e da dove viene questa nebbia?

 

In realtà la ragazza non sta affatto fuggendo. La scelta della copertina, che, tra l’altro, mi entusiasma parecchio, è stata fatta dall’editore per dare l’impressione di un ‘soffocamento’, di una ‘pervasione’ di un elemento inconcreto, sottile, tetro, ma visibile. Come puoi vedere il personaggio in copertina non è però traumatizzato o impaurito, anzi, sembra quasi che ciò che lo pervade e soffoca sia il suo stesso respiro, la sostanza di cui è fatto. Ecco, posso dire che la nebbia, poiché non posso rivelare molto, è questo, ed altro ancora. 


Quali presenze, quali uomini e quali donne si nascondono in essa? Parliamo dei personaggi.

I personaggi principali all’interno del romanzo, che ne connotano lo sviluppo e ne dirigono, attraverso i propri punti di vista, l’andamento, sono essenzialmente sette: Clythia, giovane redattrice del giornale locale di Beaumont; Luc, suo compagno e convivente; Tobie, direttore del giornale locale; Jerome, collega di Clythia, di cui è perdutamente innamorato; Claire, madre di Luc; Shirley, docente nella scuola del paese e Timothy, colui che è la vera chiave del mistero di Nebbia.

 

Cosa diversifica maggiormente questo romanzo dal precedente?

Un’atmosfera più sottile, indefinita, quasi rarefatta, che pervade l’intero dipanarsi della storia, dall’inizio alla fine, connotandosi però in modo diverso con l’avanzare del romanzo.

È un’atmosfera pienamente accolta, fluttuante, che i cittadini del paese accettano nonostante la sua brutalità.

Ciò che lo connota maggiormente rispetto a Sotto un sole nero, dove la Dittatura era presente e visibile, solida e vicina, è invece la presenza della Nebbia, che lascia vivere ai personaggi in modo sereno la propria vita, pretendendo ed ottenendo però ogni qual volta voglia un enorme sacrificio, accettato da tutti in nome del quieto vivere.

La nebbia è sempre presente sulle spalle di ogni cittadino di Beaumont, in attesa e indiffente, sicura, come un moderno Minotauro, del prossimo arrivo dei suoi tributi.

Lo stile è leggermente diverso, tendendo più verso un racconto in terza persona, con spruzzi di sperimentazione attraverso l’uso di una seconda persona narrativa.

C’è più sviluppo, forse, dei vari personaggi, soprattutto per quanto riguarda quella che dovrebbe essere la ‘protagonista’, Clythia.

 

È un romanzo a cui hai lavorato molto e che per te ha rappresentato molto. Cosa, di preciso?

 

Forse il passaggio certo da una fase di sperimentazione a una fase di consolidamento dello stile; inoltre, per i temi trattati e per lo sviluppo stesso di questi temi, considero Nebbia uno dei miei primi lavori maturi, se non più, certamente alla pari di Sotto un sole nero.

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