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Maurizio Donte, nella tradizione del poema epico

maurizio albenga

Maurizio Donte nasce a Imperia il 29 dicembre 1962. Fin dalla prima media inizia lo studio e la composizione di liriche a metro versi liberi, si appassiona in particolare all’epica  (Iliade, Odissea, Eneide, L’ Orlando furioso e l’ Orlando innamorato), studia e ama in particolare i grandi dell’800 italiani, Leopardi, Pascoli, Carducci, e del 900, in particolare Ungaretti e l’ ermetismo. Nel 2011 dà alle stampe il primo libro di critica politica “Commentarii de Re Publica” e nel 2012 il suo primo romanzo “De bello Parthico”, nel frattempo vede la luce la sua prima silloge poetica dal titolo “Res Tremendae”, cui segue “Amor Amara Dat” (raccolta di poesie degli ultimi 15 anni) e le sillogi “Mar Echi” e “Veliero di ghiaccio sotto la Luna”. Scrive inoltre il seguito dei Commentarii, il “De Imperio Mundi”, che viene pubblicato a puntate sul social magazine politico Adelfo, riscuotendo un grande successo: per due mesi, gli articoli, sono sempre tra i primi cinque più letti. Ha appena terminato la stesura di un piccolo poema epico, “I Canti di Erin”,  incentrato sulle saghe celtiche irlandesi, anche se con contaminazioni della mitologia ellenica e asgardiana.

 

D- Il tuo cognome ha degli echi che si avvicinano al nome di alcuni personaggi del Boiardo, dell’ Ariosto, del Tasso, quali sono le sue origini?

Donte, deriva da una voce gaelica <Dunt> (to Dunt, verbo [scozzese], “colpire al cuore”; sostantivo,”percossa” colpo al cuore) è un cognome diffuso – nei suoi vari derivati – nella fascia compresa dalla Normandia fino alle coste del Mar Baltico, passando per le contee meridionali dell’Inghilterra, Essex, Sussex, Suffolk, in particolare.
Esiste il castello di Dunton ed esisteva quello dei De la Croix and Dunt – di cui mi hanno offerto il titolo, l’unica cosa che ne è rimasta, di epoca Normanna, sempre nel sud dell’Inghilterra. Viceversa, in Scozia, il paese di Duntocher, fa rivivere echi romani: sorge infatti al posto della prima fortezza romana sull’estuario del Clyde, del vallo di Antonino Pio. (Una curiosità divertente, che ho scoperto, durante i miei studi sulle origini di famiglia, è che in Lituania esisteva il castello dei Von Dunten, Conti del Sacro Romano Impero, la cui ultima discendente, Pauline, figlia di Otto von Dunten, andò in sposa al Barone di Munchausen, sì proprio “quel” barone…pochi sanno, forse, che è esistito veramente e su di lui -e le sue imprese- è stato ricamato il romanzo…non posso immaginare e nemmeno sapere se possano sussistere contatti di parentela; singolare è il fatto che la sorella di mio nonno Maurizio, si chiamasse Paolina Donte – e in famiglia, come vedremo, i nomi si ripetono ossessivamente.
L’antenato diretto, cui posso rifarmi con certezza è Peter Dunt de Flandria (o Dunter, Dunker, il documento è antico e un po’ rovinato), nato nel 1578 che, il 12 febbraio 1613 sposò Maria Villeri, figlia del nobile portorino (di Porto Maurizio, repubblica di Genova) Giovan Battista Villeri, da cui ebbe due figli maschi,  Jeremias e Giovanni Battista. Io sono il tredicesimo discendente del ramo del primogenito, e il settimo Maurizio della trafila. Non so, onestamente, nulla di quali richiami, o legami, io possa avere con il Torquato Tasso, so di lui che apparteneva alla nobilissima famiglia feudale dei Della Torre e Tasso o Von Turn und Taxis, i cui discendenti sono ancora tra di noi. L’unica cosa che credo sicura è di essere il primo italiano, dopo di lui, ad aver composto un poema – se pur piccolo – di argomento epico.
Indagherò comunque anche in quella direzione, grazie del suggerimento.

D- Come vivi nel ricordo la compilazione del tuo prima tema scolastico? Quando nasce il tuo interesse per la scrittura?

Il primo tema scolastico…mi viene da ridere…non ci crederete ma, quel giorno di prima media, andai in “palla totale”…rimediai un sonoro “4” che mi fa male ancora oggi. Ricordo ancora il titolo: “Un giorno nella preistoria”…e io giù a descrivere l’evoluzione della civiltà, dagli uomini delle caverne all’alba della civiltà palafitticola Villanoviana: fuori tema totale. Dovevo invece immaginare me stesso in un giorno preistorico, non l’ avevo capito!
In seguito cambiai insegnante, e con la professoressa Lucia Corso iniziò “l’escalation”: passione sviscerata per la poesia, in tutte le sue forme: l’epica in particolare; sempre ottimi voti nei temi. Iniziai anche a comporre “brevi frammenti lirici” con la professoressa In solluchero…ma ero, sono e rimango un “asino” in latino, proprio non mi piaceva.

D- Le tematiche e i titoli in latino sono scelte stilistiche?

Mi affascina Roma, la sua civiltà, l’immenso Impero che seppe creare, la sua “missione civilizzatrice”, la sua cultura, le opere magnifiche, sia in campo artistico, che ingegneristico e architettonico, (basti pensare alle città, gli acquedotti, le strade). Purtroppo una realtà così lontana dalla nostra, oggi.
Un’epoca irripetibile, cui mi sono ispirato per i titoli delle mie opere, affinché, almeno il richiamo di quel grande passato possa essere ricordato da tutti, in un’epoca di sfiducia, come quella che stiamo vivendo: sono così venuti alla luce, dapprima i “Commentarii de Re Publica” –chiaro il riferimento a Cicerone-, pubblicato con le Edizioni REI, una raccolta di miei articoli di critica politica e commenti a notizie di cronaca locale, pubblicati su La Stampa, nella Cronaca di Imperia. A seguire, sui medesimi argomenti, il “De Imperio Mundi” e il “Delenda Carthago”, che sto pubblicando attualmente, a puntate, sul Social Magazine “Adelfo”, con ottimi riscontri. Gli articoli entrano da due mesi a questa parte, regolarmente e con mia enorme soddisfazione, nella classifica dei primi 5 più letti della settimana e Adelfo ha quasi duecentomila lettori.
Il mio primo romanzo –sempre edito da REI- ha avuto critiche a dir poco entusiasmanti, si intitola (tanto per cambiare) DE BELLO PARTHICO –la guerra Partica – ed è una cavalcata immaginaria, ma ben documentata, più reale del vero, in un impero Romano < e Persiano >alternativo, dove Caio Giulio Cesare non muore nell’attentato delle Idi di Marzo e compie l’opera da lui progettata di muovere guerra all’Impero Persiano, per vendicare la morte di Crasso e la disfatta di Carre…non sarà così semplice vincere…Il romanzo è il primo di una trilogia: i successivi si intitoleranno “DE BELLO SARMATICO – di cui ho già scritto i primi sette capitoli – e” DE BELLO GERMANICO”. Sono storie imponenti, il De Bello Parthico – 570 pagine, formato 17 x 24 – ha richiesto 4 anni di tempo, tra acquisizione di documentazione e stesura. Prevedo tempi ancora più dilatati per i successivi.

D- Secondo te quale romanzo epico italiano si avvicina di più alla tua filosofia dello scrivere?

Poema o romanzo? Mah! Bella domanda! E’ pur vero che il mio romanzo è decisamente di argomento epico e, in esso, è inserita la lirica epica “La morte di Deiotaro” che è il mio primo tentativo -o esplorazione, chiamatela come volete – in quel mondo. Mi hanno paragonato a Valerio Massimo Manfredi e ai suoi romanzi, per il modo di scrivere, ma anche ad Emilio Salgari e, non oso dirlo forte a Tolkjen. Sono lusingato, inutile dirlo, sono i miei tre “idoli”. L’unico vivente dei tre, Manfredi, ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente e di parlargli, in due occasioni. Ha il De Bello Parthico e mi ha promesso che lo leggerà, – quando troverà il tempo – è un uomo molto impegnato.
I “Canti di Erin” hanno ben poco di paragonabile con l’epica italiana ma, se proprio vogliamo trovare un parallelo,
o trovare un accostamento, lo vedo poco nel Tasso, di più in Ludovico Ariosto e “L’Orlando Furioso”.
Spero d’aver risposto alla domanda.

 

 
D- Saghe celtiche irlandesi e poema epico finlandese. Il mondo nordico nella tua concezione poetica, perchè la tua scelta è diretta all’Irlanda?

E’ stato un caso. Tutto è iniziato dopo che ho scritto e pubblicato, su facebook “Come le pietre” una lirica che un amico ha definito “ossianica”. Di lì, mi è tornato alla mente il mondo di Macpherson (i Canti di Ossian) e tutto quanto avevo letto sulle saghe norrene. In particolare il ciclo de “Il Mastino di Cullan”. Un racconto che mi aveva molto affascinato e che mi era rimasto profondamente impresso. Cù Chulainn è un eroe molto distante da Omero e Virgilio. Ha poco di “umano”. E’ soggetto a furie bestiali (raskiar) in cui si trasforma in un mostro e compie stragi. Uccide il figlio, perché questi lo ha sfidato, ferisce gli dei e poi li cura. Muore perché ha violato i suoi Geasa -proibizioni che i druidi imponevano ai guerrieri-. Un finale “moscio”, che non mi piaceva. Allora ho deciso di cambiarlo, introducendo nel poema alcuni elementi estranei, tratti in parte dalla mitologia degli dei Germanico- Vichinghi (gli dei di Asgard ) ed ecco le Norne e il drago. Ho preso in prestito anche un mito mediterraneo, quello di Orfeo ed Euridice, ma laddove Orfeo ammansiva gli dei inferi con la cetra, Cù Chulainn entra nell’oltremondo da par suo: sfondandone le porte, con un atto di forza e protervia, degne di lui. Ma di cui sarà chiamato a pagare le conseguenze.

D- Oltre allo scrivere quali sono gli interessi di Maurizio Donte?

Mio figlio, Francesco Luca, di nove mesi, prima di tutto. Poi coltivo molti altri interessi, quali la lettura e la ricerca e la collezione di minerali. Il trekking in montagna e la passione per il mare e – quando posso – i viaggi, in Italia e in Grecia…(ma questo non dovrebbe sorprendervi, vero?)

 

 
D- Divina Commedia, Eneide, Gerusalemme Liberata. Quali dei tre “divini” poemi si avvicina alle tue corde scrittorie?

Chiamandomi Donte, verrebbe spontaneo l’accostamento all’Alighieri…non vi dico le prese in giro…spesso poi mi capita di dover “spiegare” il mio cognome, giacché non lo capisce mai nessuno e allora dico “Dante, con la “O”.
Scherzi a parte, direi l’Eneide. Anche se mi sento più vicino all’Iliade omerica che ai tre citati.
Ma, come dicevo prima, si sono scomodati per me, molti paragoni “impervi” e paragoni lusinghieri, ma pesanti da portare addosso. La mia prima silloge poetica “Res Tremendae”, che è un voluto omaggio alla grande tradizione lirica italiana è fitta i richiami ai grandi, dal Petrarca a Leopardi, e questo mi ha procurato accostamenti (hard) con il grande Vate di Recanati, non so quanto giustificati, vedete voi, io mi astengo.
Riconosco però che in alcune liriche di quella silloge, per esempio “Erato” e “L’incanto della sera”, mi sono davvero ispirato a lui, immedesimandomi totalmente nella sua poetica e nei suoi “modi”, reinterpretandoli in chiave moderna.

D- Progetti e ambizioni per il futuro.

Non pochi. Partecipo a molti concorsi di poesia e ad altri sto progettando di iscrivermi, dopo che a luglio, la mia lirica “Erotica” è stata premiata con la segnalazione della giuria nel Concorso Internazionale Regina Margherita di Bordighera, indetto dalla Accademia delle Muse. Attualmente sto curando l’edizione di Res Tremendae, sono in attesa dell’introduzione/commento che il grande Roberto Mestrone, poeta ed esperto di metrica, ha promesso di scrivere, e dei Canti di Erin, per i quali mi è già stata avanzata una proposta.
Per il De Bello Sarmatico sono in stand by, ma capirete bene che più si va avanti e più gli impegni si moltiplicano, ma non abbandonerò certamente il progetto. Grazie e saluti a tutti.

Michela Zanarella

 


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