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Maurizio Panici: Medea di Euripide e l’attualità delle donne

Pamela Villoresi Medea

Una vita di sofferenze, “partorirai con dolore”, per scendere, al fine, negli inferi dove l’abbandono totale alla tranquillità estrema sembra rimanere l’agognato sogno della donna… colpevole di amare. Siamo in un mondo di passaggio! È questa riflessione che alla coscienza dello spettatore si fa spazio, mentre gode della sensibilità teatrale sia per l’interpretazione di Medea ad opera di Pamela Villoresi, ormai nel pieno del suo fulgore artistico dell’arte drammatica, sia per la messa in scena di Maurizio Panici, il regista di “Medea di Euripide” che ha adattato al teatro la traduzione di Michele Di Martino. La meravigliosa cornice del Teatro di Ostia Antica, con i due pini illuminati, esalta l’operato degli artisti in scena. Medea è una donna dei giorni nostri, sarcastica, dove il conflitto dell’essere risulta edulcorato dalle varie interpretazioni stereotipate del matricidio.

Medea di Euripide” con la regia di Maurizio Panici, rivive nell’interpretazione mimesica dei quattro elementi che regolano la vita nel nostro pianeta dove il fuoco, già nella veste dell’interprete, si sposa con l’abito bianco, del Re di Atene alla ricerca di un erede, dove l’intelletto, la creatività e la democrazia hanno il punto di fuga, di libertà; abito bianco che intende la trasparenza dell’aria e dell’acqua, ed il candore delle azioni volute dal popolo che raffigura la terra.

Al Teatro di Ostia Antica abbiamo assistito ad una tra le più importanti realizzazioni teatrali che in tempi di crisi non si siano mai viste. Il teatro era stracolmo di pubblico anche straniero.

È pur vero che l’aura di eroina ante litteram, della donna Medea, fa sì che questo personaggio venga ricordato come la più moderna riflessione su ciò che riguarda il rapporto uomo donna, dove il coltello ha il manico nel pugno, fermo, di Medea: è lei che decide al fin dei conti, l’evoluzione della specie!

 

Medea risponde, a suo modo, all’ingiustizia fatta, da chi più ama; dal suo uomo.

 

Le modalità della sua giustizia trascendono ogni consuetudine; la sua azione è la sua stessa rovina: punisce, sì, il padre dei suoi figli per averla tradita con la figlia di Creonte, ma con uguale violenza, punisce se stessa con determinazione e lucida consapevolezza.

Medea, riveduta e corretta da Maurizio Panici, è un impasto di crudeltà moderna e innocenza, di barbarie e senso del sublime, è una trasfigurazione del mito tragico.

Si assapora il conflitto tra l’ES freudiano, dell’istinto, e il SUPER IO “attuale” della razionalità, delle leggi e delle norme.

In definitiva sembra che il regista abbia voluto mettere in evidenza la coscienza della Donna nel suo rapporto irrisolto tra passato e presente: passato e presente che coincidono con due modi comportamentali distinti, con due differenti fasi della stessa caotica civiltà.

È per questa ragione che il conflitto per la prima volta in una tragedia non è fuori, ma dentro il personaggio, come risulta dal ruolo decisivo dei monologhi nello sviluppo della struttura drammaturgica.

Maurizio Panici, dando una strizzatina d’occhio a Jean Anouilh, ha aggiornato alle esigenze e allo spirito del nostro contemporaneo i contenuti della tragedia euripidea restituendoci una storia moderna di cronaca nera che continua a stupirci suscitando orrore per un atto

così esecrando: ancora una volta la lezione dei classici ci fa riflettere sul nostro essere uomini di questo tempo, con l’immutata fragilità di sempre, e ci invita a partecipare al percorso doloroso della protagonista, analizzando con lei tutta la gamma delle passioni e l’orrore per il suo gesto.

Ma sarà poi vero che Medea, di sua mano, pose fine alle giovani vite dei propri figli o  psicologicamente, nel rispetto delle teorie della personalità, quell’assassinio degli innocenti, venne effettuato dalla famiglia reale ancor prima che i figli di Medea e Giasone lasciassero la reggia di Creonte poiché furono loro a portare in dono la veste intrisa di veleni infiammabili?

La suggestiva scena tutta praticabile, che ricorda un grande braciere dove ad inizio spettacolo è riposta la scintilla di fuoco denominata Medea è il progetto scenografico di Michele Ciacciofera, insieme alla realizzazione dei costumi elaborati da Giorgio Gori;

le musiche dagli echi antichi sono del M° Luciano Vavolo, che nel sottofondo si abbinavano ai motori degli aerei dell’aeroporto! La magia delle luci è stata affidata alla genialità, paziente, di Emiliano Pona.

La regia di Maurizio Panici è solo una conferma di quanto apprezzato negli allestimenti teatrali passati, e qui è anche nel ruolo di Egeo, re di Atene, in abito bianco.

Si nota la presenza di Creonte nell’interpretazione di Renato Campese.

Per Pamela Villoresi è un discorso “a parte” per ciò che riguarda la sua interpretazione magistrale, poiché ha fatto propri gli insegnamenti di Strehler e di tutti i grandi registi di un teatro che oggi, i più fortunati, ricordano, e per lei, entrare ed uscire da qualsiasi personaggio dipende solo ed unicamente dalla chiarezza del testo!

 

Qui desidero ricordare sia i Personaggi che gli Interpreti:

Medea Pamela Villoresi

Giasone Massimiliano Franciosa

Creonte Renato Campese

Egeo Maurizio Panici

Nutrice Silvia Budri Da Maren

Messaggero Andrea Bacci

Prima Corifea Evelina Meghnagi

 

“…ecco Medea ….ecco la sventura di una donna”, dice di se al termine di un lunghissimo e straziante monologo, che esalta lo straordinario talento di Pamela Villoresi, così come venne esaltato dall’indimenticabile Giorgio Strehler.

 

Giuseppe Lorin

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