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Monique De Torbel, la saggezza di una Drag Queen tra le follie del mondo

monique

Nel film “Mondo Folle” diretto da Fabio Del Greco, Monique De Torbel intepreta un cantante travestito. Eletta “Miss Drag Queen del Colosseo” nel 2008, “Miss SanremoDrag” nel 2011, Monique De Torbel sa affascinare e coinvolgere il pubblico con il suo animo artistico.
Michela Zanarella la incontra per un’intervista esclusiva.

 

 

 

D- Nel film “Mondo folle” diretto da Fabio Del Greco, sei un cantante travestito. Quanto ti sei sentita in parte?

Affinché la mia risposta a questa domanda abbia senso e valore per chi ci legge, devo fare una precisazione importante: sono una delle pochissime Drag Queen “etero” in circolazione, quindi il mio “sentirmi in parte” è stato puramente cinematografico.
E’ stata peraltro la mia prima volta (rido!) nel cinema e mi aspettavo indicazioni molto dettagliate da parte della regia, soprattutto riguardo al come, con quale spirito e atteggiamenti “entrare” in quella parte.
Fabio (che ringrazio ed abbraccio!) mi ha invece lasciato “annusare” la scena e la sua atmosfera e -a parte ovviare a questioni tecniche di ripresa-, mi ha lasciato libero di interpretare il ruolo come lo sentivo io ed è filato tutto in modo molto naturale.
Quando ho visto il film in anteprima, sono stato molto contento che la cura posta nel costruire esteriormente il cantante travestito rispondesse adegutamente alla scena, al personaggio e all’atmosfera complessiva della vicenda.
La mia breve apparizione dunque, aldilà del sapersi destreggiare su dei tacchi alti, non dimostra altro che ricoprire un ruolo come quello del cantante travestito, non richiede necessariamente di essere gay, ma che l’empatia e un po’ di professionalità, sono assolutamente indispensabili ed io ho cercato di dare il meglio, in tal senso.
Ora, tornando al “quanto ti sei sentita in parte”, posso finalmente dare una risposta sensata,
prendendo a prestito un proverbio dal mondo gay che recita: “non occorre essere donna, per sentirsi femmina”.
E dato che una Drag Queen, per definizione, è una “esagerazione” di una donna (ma forse sarebbe ancor meglio dire del “sentirsi” donna), che tu sia gay o eterosessuale, non fa differenza e prima di andare in scena, devi caricarti di “favolosità”, altrimenti non la percepirà nemmeno il pubblico.
D- “Miss Drag Queen Perla del Colosseo 2008″. Sono passati quattro anni da quell’evento, quanto è cambiata Monique de Torbel?

Vedo con piacere che sei ben documentata, quindi condivido con altrettanto piacere il mio percorso artistico ed i miei cambiamenti.
Posso orgogliosamente dire di essere cresciuta artisticamente e tecnicamente nella scuderia “DragQueenShow” capitanata da un mito del mondo Drag, l’incommensurabile “La Karl du Pignè”, ed attorniata da un clima di gruppo benevolo e fattivo che ci contraddistingue e che tutti ci invidiano.
Sicuramente non sono “famosa” come altre mie colleghe, ma ho il mio pubblico ed ho avuto i miei momenti di gloria, come partecipare alle riprese di “Mondo Folle”, ma anche aver recitato in altri video-clips.
L’anno scorso, sono stata eletta “Miss SanremoDrag 2011”, esibendomi con un brano un po’ insolito, per una Drag, “Monica delle Bambole”, una canzone di Milva del 1974.
Ebbene si, ho un animo artistico delicato e sono consapevole di poterti far piangere e ridere al tempo stesso.
Ma aldilà del migliorare la tecnica del mestiere, che è uno dei più difficili al mondo, quello che
si è fortemente modificato –in meglio-, è il rapporto con il pubblico.
All’inizio della mia carriera ero troppo preso dal coordinare aspetti tecnici ed estetici delle mie esibizioni, poi tutti i dietro-le-quinte si sono addensati all’improvviso, come la crema; e mi son potuto permettere di “cercare” il mio pubblico con sguardi, espressioni, e di stabilire un dialogo gestuale ed emotivo molto importante e gratificante. Perché è vero che in scena tento di offrire il meglio di me per scenografia ed interiorità, ma è anche vero che l’uomo che ti guarda affascinato, la donna che ti osserva ammirata e sinceramente divertita, e l’uno o l’altra che, dopo lo show, vengono a sussurrarti parole affettuose o ad abbracciarti come fossi uno di famiglia, -parafrasando una nota pubblicità- “non hanno prezzo”!
A Monique piacerebbe crescere ancora e poter dare di più.
E’ molto portata per le atmosfere retrò, per fare la pin-up o la femme fatale tra i tavoli di un night, la sigaria in un locale Burlesque.

D- Che rapporto ha la tua libertà con il gruppo sociale nella quotidianità?

Devo di nuovo rifarmi allo spirito che mi anima, per rispondere.
Ribadisco: sono semplicemente un ar-tis-ta.
Non ho mai avuto problemi ad andare a spasso (per motivi di lavoro, ovviamente!) “in Drag” ne’ ho mai fatto mistero di questa mia verve artistica con la mia famiglia, amicizie, colleghi, anche se c’è stato chi ha colto il mio estro e chi è rimasto spiazzato.
Sai la cosa terribile?
Prima di essere Drag fuori, devi esserlo “dentro”, ed io lo sono sempre stato, ma se rispetti i codici vestimentari (camicia e pantaloni, al minimo), allora sei un “ironico”.
Se ti travesti invece sei un… “travestito”, per buona parte delle persone.
Io non impongo nulla a nessuno, ma amo molto i colori e sentirmi dare del gay, mi offende e mi intristisce per la scarsa ampiezza di vedute della gente.
Mi offende nella misura in cui vengo travisato tanto io, quanto un’arte, ancorché considerata minore, e mi intristisce sinceramente per chi gay lo è davvero, perché potrei anche giustificare qualcuno che odiasse la categoria dei guerrafondai, ma il gay, non ho mai capito a chi fa male…
E dato che amo anche la verità, che si sappia, che ho suscitato e suscito tuttora parecchie perplessità anche nel mondo gay (il 99% delle Drag è “anche” gay) e quindi ho dovuto faticare il doppio per affermare il mio diritto ad esistere come Drag!
Ognuno di noi, porta in se’ un po’ di maschile e un po’ di femminile, non c’è assolutamente nulla di strano e quanto al travestimento –scusate la citazione- “si nasce nudi e tutto il resto è travestimento” e sinceramente, i miei di travestimenti, almeno sono allegri e solari e non tristi e torbidi.
Non c’è dubbio, a ogni modo, che la mia espressione artistica mi abbia da un lato alienato alcune amicizie (ma che amici erano, allora?) e mi abbia al tempo stesso regalato innumerevoli attestazioni di stima, affetto e rispetto.
Comunque, anche se a prima vista non lo si direbbe, una Drag Queen è prima di tutto saggia e sa, o impara a gestire il proprio ruolo artistico nel mondo.

 

D- Quali sono le tue angosce e le tue aspettative?

 

Sono sincero, angosce poche e ben condivise: paura della povertà, paura della malattia, paura che le colleghe mi sciolgano le ciglia finte nell’acetone!
Ah, dimenticavo la morte! Eh… quella, se non la citi, poi te la fa pagare!
Ma visto che sono vivo, parliamo di aspettative.
Come uomo e più in generale come essere umano, ho già avuto molto (a mio modo di vedere le cose, s’intende): ho due figli sani, godo di buona salute, ho un tetto sulla testa e sfide lavorative per vivere dignitosamente.
Ho molti interessi personali, alcuni molto concreti, altri più filosofici, che riempiono il mio tempo libero e si, anche la mia “solitudine”.
Non amo le relazioni mordi e fuggi, e ancor oggi continuo a sperare in un amore solido più che passionale, ma viviamo come se il mondo dovesse finire domani, e con questo alibi, si bruciano gli affetti in meno di una notte.
E voglio dirlo, la “Monique” che mi abita, è adorabile e mi ama più di quanto non creda o dica qualcuno la fuori, in carne ed ossa.
Se solo Monique avesse avuto anche un solido conto in banca, l’avrei sposata, insomma!
Quanto alle aspettative di carriera artistica, non pongo limiti al cielo; ho iniziato molto tardi, ma se è successo, sono convinto che debba esserci un buon motivo, quindi mai dire mai.
D- Ritieni che il cinema sia la tua unica strada?

Ma no, dai!… C’è la Salaria, l’Aurelia, la Cassia!…
Battutacce Drag a parte, sarebbe stato bello poter fare del cinema, ma i ruoli “en travesti”, tutto sommato sono rari e al maschile, sin qui non ho ricevuto proposte.
Se mi verranno offerte altre opportunità le prenderò in considerazione, ma “la morte mia”, è un contesto a mezza strada tra il Cabaret, il Burlesque (anzi, Draglesque), il Teatro e il Drag-Bar in cui essere alternativamente la coniglietta guardarobiera, la sigaraia accendi-sensi, la diva esaurita che trascina misteriosamente il suo strascico mentre interpreta “Gloomy Sunday”, la camerierina tutto pepe, l’entreneuse intraprendente, la costumista…scostumata.

Ma se qualcuno vuol farmi interpretare la Regina Elisabetta, di corone e coroncine me ne intendo!
Ricapitolando: il cinema l’ho sfiorato, il palco lo conosco, un po’ di TV anche l’ho fatta e sulla carta stampata, pure ci sono finita; che cosa manca? Ma certo, la Radio, che guarda caso è un’altra delle mie passioni personali.
La mia figura è esile, ma ho una bella voce profonda, baritonale (qualcuno dice addirittura da “basso russo”) e chissà, in un programma notturno, per andare a dormire ridendo, magari ci starei bene, no?
La maggior parte dei programmi comici/satirici li mandano tutti di mattina, facciamone uno di notte e riempiamo la lacuna!

 

 

 

 

 

 

 

D- Qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri.

 

Non voglio sembrare ottimista fuori luogo, ma sono convinto che ogni crisi porti in se’ un seme di rinascita, di ripresa, che vi siano insomma, opportunità da cogliere, e infatti sto frequentando un corso in scienze ortofrutticole per affinare le mia abilità di semina e di raccolto!
L’ho detto scherzosamente, ma lo penso veramente e quindi agisco di conseguenza.
Credo che per ora, dovrò limitarmi ad un lavoro più solido, visto che la crisi di solito colpisce il cosiddetto “superfluo” ed io, in effetti, spesso sono Super-Fluò! Ma gente allegra, il ciel l’aiuta e il sogno di un Drag-Bar con spettacoli di qualità per tutti (si, fortunatamente, ormai i nostri show sono sdoganati anche presso il pubblico “etero” che si diverte da matti) non lo abbandono.
E che ci si creda o meno, ho elaborato un abbozzo significativo per un lavoro teatrale tutto in Drag che nel suo piccolo, potrei etichettare come “musical”, per il quale ho scritto o ri-scritto i testi di molte canzoni in funzione della vicenda.
Che manco a dirlo, è la storia di Monique. Tu non hai già paura?…

 

Michela Zanarella

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