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Paul Oliver Lorimer, fiorentino di nascita, dopo aver terminato gli studi superiori negli Stati Uniti frequenta, per due anni, la San Francisco State University of California, dove si iscrive al corso di recitazione  e regia condotto David Amos. È a Firenze, sua città natale, che Paolo Lorimer si diploma in drammaturgia alla Bottega Teatrale diretta da Vittorio Gassman; così inizia a lavorare in compagnie teatrali italiane, con registi come Elio De Capitani, Ferdinando Bruni, Gabriele Salvatores, Luigi Squarzina, Krystoff Zanussi, Alvaro Piccardi, Riccardo Reim, Giancarlo Cauteruccio, Giancarlo Sepe, Salvo Bitonti, Nuccio Siano, Fabio Grossi, Tim Stark, Tito Piscitelli, Giuseppe Lorin, Giuseppe Venetucci e tanti altri; per più di quindici anni ha collaborato con Giancarlo Nanni, ed ora con Manuela Kustermann. Ha partecipato a numerosi spettacoli alcuni dei quali rappresentati nei teatri di Mosca, Bogotà, New York, Tokyo, Kiev, Cairo, Ankara, Istanbul.

Recentemente ha partecipato al Winter City Festival di Toronto con la compagnia Kitonb diretta da Angelo Bonello.

Paolo Lorimer alterna la sua attività teatrale con quella radiofonica, televisiva, e cinematografica. Ha lavorato con Brian Helgeland, Martin Scorzese, Liliana Cavani, Edoardo Margheriti, Guido Chiesa, Oliver Parker, Jeremy London, Hugh Hudson, Manuel Giliberti ed altri. Reduce da uno straordinario successo di critica e pubblico in una tournée che ha toccato i più importanti teatri italiani, è con Leo Gullotta in “Le Allegre Comari di Windsor”, nel nuovo allestimento curato dal regista Fabio Grossi.

L’allestimento de “Le Allegre Comari di Windsor” ha come protagonista, Leo Gullotta che con uno straordinario e impegnativo travestimento plastico è reso totalmente irriconoscibile. Insieme a Leo Gullotta troviamo Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghi, Alessandro Baldinotti, Fabio Pasquini ed altri attori ed attrici che rendono lo spettacolo un vero colossal teatrale. Le scene e i costumi sono di Luigi Perego, le musiche di Germano Mazzocchetti, le coreografie di Monica Codena e le luci di Valerio Tiberi.

 

D – A proposito de “Le Allegre Comari di Windsor”, quanto un trucco ed un costume che rendono irriconoscibile l’attore siano funzionali alla bravura e alla popolarità dell’attore stesso?

 

R – Un attore degno di questo appellativo lo è a prescindere dal trucco o costume . Certo, indubbiamente tutto questo aiuta nella caratterizzazione del ruolo e nel caso del Falstaff di Gullotta infinitamente lontano dalla stazza fisica del ruolo,  questo trucco lo aiuta visivamente ma l’anima rimane sempre quella di Leo la sua idea del personaggio; il gioco del teatro, insomma bisogna tornare bambini e non prendersi troppo sul serio. E questo lui lo fà continuamente.

 

D – “Le Allegre Comari di Windsor”, rientra nella categoria dei colossal teatrali; quanto un allestimento mastodontico influenza l’attore?

 

R –  Bèh, credo che la cosa più bella sia la quantità di attori e qui ne abbiamo in scena 16, una produzione privata, di questi tempi non è poco, una vera sfida . Insomma, uno di quegli spettacoli come si facevano una volta. Tieni presente che quasi tutti gli attori cantano, il finale poi ha un forte impatto sia visivo che emotivo con le coreografie di Monica Codena. Certo siamo influenzati anche dal successo dello spettacolo dalle platee piene, insomma un grande piacere.

 

D – Recentemente abbiamo apprezzato la tua equilibrata interpretazione del commissario, nell’episodio “Souvenirs”, diretto da Edoardo Margheriti, della serie “Sei passi nel giallo” trasmessa da Canale 5 di Mediaset; lavorare per la Rai o lavorare per Mediaset, secondo un attore, quali sono i punti che lo aiutano nella carriera e quelli che la rallentano?

 

R –  Nella carriera ti aiutano i rapporti che hai costruito negli anni, la stima che ti sei conquistato, ovviamente il talento è fondamentale per la durata della carriera. Poi ci sono i luoghi comuni tipo raccomandazioni, etc. ma quello credo avvenga un po’ ovunque, questo sicuramente è motivo di rallentamento e di impoverimento della categoria. Inoltre da non sottovalutare l’aspetto economico.

 

D – Secondo la tua formazione quanto influisce il metodo drammatico anglosassone o americano da quello italiano per un attore come te?

 

R – Benché abbia studiato per due anni alla San Francisco State University praticamente seguendo il metodo Stanislavskij, la mia formazione si è poi consolidata alla Bottega Teatrale di Firenze, diretta da Vittorio Gassman. Dopodichè l’esperienza e gli incontri con vari artisti e attori mi hanno aiutato a formare la mia   identità d’attore. Inutile dire che in scena  porti te stesso. Insomma, bisogna vivere quello che si è in quel momento. Dopo un accurato studio sul personaggio, le sue caratteristiche, cerco sempre  di stupire me stesso, ed è necessario anche seguire l’istinto. In ogni caso, a prescindere dal metodo,  l’attore in fondo  è un ipocrita sincero.

 

D – Dai registi italiani spesso vieni definito l’irlandese del teatro italiano. Ti riconosci in questo appellativo?

 

R –  I caratteri somatici sono irlandesi in quanto mio padre era americano di origine irlandese/scozzese, mia madre italo/americana: culturalmente la mia è un’educazione italo/americana. Ho vissuto negli Stati Uniti solo 5 anni dove ho finito gli studi superiori e iniziato l’università, che non ho mai finito perché rapito dalla passione per il teatro! Mi ritengo un attore e basta. Qualche volta anche artista.

 

D – Strindberg, Ibsen, James Joyce, Bryan McMahon quali lavori di questi autori del nord Europa hai interpretato o vorresti interpretare?

 

R –  Di questi ho interpretato solo Ibsen, sicuramente l’autore che   vorrei fare oggi è Beckett, Pinter, Stoppard.

 

D – Ti riconosci nello spirito del teatro italiano?

 

R –  Se fatto onestamente si…

 

D – Tra tutti gli spettacoli che ti hanno visto in scena, quale vorresti che sia riproposto al pubblico?

 

R – “Le Trachinie”, di Sofocle con la riduzione di Ezra Pound,  la regia di Giancarlo Nanni, inoltre “Il giardino dei ciliegi” sempre con la regia di Nanni. Con Giancarlo ho passato un lungo periodo creativo fatto di  spettacoli belli; mi piacerebbe ricordarlo rendendogli omaggio con una ripresa. Ma di lavori ce ne sarebbero tanti altri.

 

D – Prossimi tuoi progetti?

 

R – Prossimamente, la ripresa di “Serata Campanile” con Cristina Borgogni e Massimo Fedele che porteremo a Barletta  al teatro Curci, ed  eventuali tappe estive; poi sempre la prossima estate con la regia di Nicasio Anzelmo un lavoro su Medea con Cristina Borgogni , infine in autunno ci dovrebbe essere la ripresa del “Il piacere dell’onestà” spettacolo prodotto dal teatro Eliseo per la regia di Fabio Grossi con Leo Gullotta siamo giunti alla 285 replica con più di 140 000 spettatori un vero successo.

Magari cinema… mah, vedremo!

 

Giuseppe Lorin

Paolo Lorimer, l’irlandese del teatro italiano

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