Crea sito

Profumo d’Oriente e speranza di pace nelle poesie di Angelo Mascolo

libro-27 (1)

 

a Karine

Opera prima di Angelo Mascolo, la silloge poetica “Che cosa resterà?” (Orientexpress, 7 euro) fa da ponte tra lo spirito dell’Oriente antico e quello dell’Occidente contemporaneo. Il linguaggio poetico, come è noto, è anti-funzionalista, ovvero prescinde dalla didattica e trascende la gnoseologia. Nondimeno, pur non risultando mai didascalici, i trentotto componimenti – rigorosamente privi di titolo – che compongono la raccolta affrontano una serie di tematiche universali e particolari al contempo.

All’interno del volume ricorrono i motivi propri della poesia araba medievale. Come nei versi d’amore dei persiani Hafez e Rumi, la donna viene tratteggiata con pochi cenni. E il velato processo di “vegetalizzazione” dell’amata, così presente nei versi di Mascolo, ricorda a più riprese anche quello dei boqala, l’antica poesia delle donne algerine:
“la tua bocca un deserto di sete” (p. 5);
“il tuo seno/una scia di rose delicate” (p. 6);
“Eccomi di fronte a te,/sabbia profonda del mio deserto” (p. 23).

Si tratta di una poesia volutamente spoglia e disadorna, che ben si sposa con l’immagine del deserto. E, giacché in poesia la parola è polisemica, il deserto assume più volti e diventa deserto di parole e di suoni. Silenzio, solitudine, abbandono, senso di naufragio: l’eco di questi versi è lo stesso della filosofia contemporanea e delle categorie esistenziali, delle “situazioni-limite” di Jaspers e del rapporto con la morte, dello scacco e della caducità della vita, della transitorietà e dell’impotenza dinanzi all’irrefrenabile e irreversibile scorrere del tempo:
“Ti disegno tra le dita,/riflesso di rugiada,/sogno ormai svanito” (p. 42);
“Naufraghi in un giardino di rose,/aggrappati alla vita” (p. 37);
“La mia sete di sogni,/il mio naufragare nella realtà/senza trovare una meta./Abbandonandomi a te (p. 18)”.

A congiungere tutti i motivi della raccolta è il Mediterraneo, che si manifesta attraverso le fronde degli ulivi e i cedri, il pianto delle madri e la speranza di pace. Ma il Mediterraneo di Angelo Mascolo è soprattutto: “scrigno di uomini, di civiltà, sogni e avventure” (p. 24).

Piccolo grande libro, “Che cosa resterà?” si presenta come una interessante novità editoriale e si propone come una pagina da sottolineare per la poesia italiana contemporanea. Per questi motivi lo segnaliamo ai lettori di “Click News”, ai quali, in calce alla recensione, proponiamo integralmente alcune poesie:

In una terra di cedri
profumi soavi
ti muovi nelle mie mani
come una alchimia
meravigliosa
come una dolce sposa
vestita d’oriente, di sabbia.
Le mie labbra invocano te
nelle notti d’estate
pioggia distratta
ricadente sui fiori.
(p. 10)

Occhi vergini,
senza una terra
senza tramonti
erranti per le dune
alla ricerca di un po’ di pace.
Svaniscono nei silenzi
le ceneri sacrificate
dinanzi all’immortalità…
(p. 14)

Tutto tace,
mentre i tuoi occhi
riflettono il tramonto.
La tua libertà
rende schiavo il mio amore
prigioniero dei tuoi silenzi.
Il mio cuore che batte,
spumoso come onde del mare
fragoroso come vento d’estate
assetato come naufrago
senza te.
(p. 15)

Recensione di Andrea Corona

Angelo Mascolo, Che cosa resterà?, Edizioni Orientexpress, Gli Scacchi, Napoli 2012, 42 pp., 7 euro

Print Friendly
Both comments and pings are currently closed.

Comments are closed.