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Ragazzi con la bandana dal Policlinico Gemelli di Roma a Napoli

La copertina è stata disegnata da Esther Cristofori

Domenica 31 maggio 2015, alle ore 11,30 nell’Aula 617 al sesto piano del Policlinico Agostino Gemelli a Roma (Largo A. Gemelli, 8) e poi, Martedì 9 giugno 2015, alle ore 18.00, nelle sale di Palazzo San Teodoro a Napoli, Riviera di Chiaia 281, si terrà la presentazione del libro ‘Ragazzi con la bandana – La scuola come cura in ospedale’ di Daniela Di Fiore e Roberto Ormanni (Infinito Edizioni). Modererà l’incontro, il giornalista Enzo Colimoro e interverranno Daniela Di Fiore, insegnante e autrice del diario, affiancata da Roberto Ormanni, giornalista e scrittore. Nel corso del dibattito, Marianna Liguori leggerà alcune pagine di un’opera che solleva una speranza in più nell’oncologia pediatrica e dell’adolescenza.

Rob OrmanniSi tratta, infatti, di un’osservazione sistematica e quotidiana eseguita meticolosamente dalla dottoressa Daniela Di Fiore, riportata in forma di diario.

Per la stesura di questo volume, si può parlare di collaborazione di intenti altamente umanitari tra l’insegnate Daniela Di Fiore e il giornalista Roberto Ormanni, scrittore e in questo caso ‘assemblatore’ dell’esperienza didattica ospedaliera dell’autrice.

 

La sensibilità di entrambi ha fatto sì che si potessero condividere con i lettori, in forma di narrazione, i “giorni dolorosi” vissuti dai ‘Ragazzi con la bandana’.

L’opera non ha nulla a che vedere con le varie fiction televisive di vasta strumentalizzazione. Anzi, esso offre ai ragazzi, ai bambini e alle loro famiglie, la speranza di poter guarire dal tumore tramite il principio dell’insegnamento, ovvero della scuola come cura in ospedale. L’insegnamento didattico nell’ospedale si traduce, cioè, in una vera e propria terapia, fatta di apprendimento culturale, attività di lettura e interazioni, gioco, divertimento e studio. Tutto ciò, infatti, possiede un valore terapeutico immense: i ragazzi e gli adolescenti reagiscono meglio alle cure. “Il libro nasce per raccontare un Paese”, sottolinea Daniela Di Fiore, “dove la gente non legge più nemmeno le favole, figuriamoci le storie che, a differenza delle favole, non sempre finiscono bene…”. Roberto Ormanni specifica che Daniela “è un’insegnante, ma non usa il registro di classe. Non ha un’aula, non ha la lavagna, non ha una classe. Non va nemmeno a scuola: la sua scuola è l’ospedale e i suoi alunni sono i ragazzi ricoverati. L’insegnante”, spiega ancora il giornalista, “lotta insieme ai suoi alunni contro un male che ti piega il sorriso, che ti spegne gli occhi”. La scuola in ospedale, in Italia, nasce intorno agli anni ’50, quando in alcuni reparti pediatrici – con l’ausilio di docenti di scuola primaria – furono aperte delle sezioni di ‘scuole speciali’ per fornire un sostegno didattico ai piccoli pazienti ed evitare le difficoltà tipiche del rientro nella classe di provenienza. Allora, i ricoveri erano lunghi e notevoli le difficoltà che il minore incontrava nel recuperare il programma e mettersi in pari con gli altri. Tuttavia, anno dopo anno, cominciarono a moltiplicarsi le sezioni scolastiche negli ospedali pediatrici, finalizzate non più solo a garantire agli studenti un’assistenza didattica, ma anche a fornire il debito sostegno ai disagi emotivi e psicologici originati dalla malattia. Si dovette attendere la Circolare ministeriale del 12 gennaio 1986, che sancì l’istituzione delle sezioni scolastiche ospedaliere, per dare ufficialità di metodo a tali forme di terapia. E pochi mesi dopo, il 13 maggio 1986, venne redatta la Carta europea dei bambini degenti in ospedale, che estese, attraverso la cultura della solidarietà, il diritto allo studio a tutti i bambini, ovunque si trovino. La Circolare n. 353 del 1998 affermò in seguito che “organizzare la scuola in ospedale significa riconoscere ai piccoli pazienti il diritto-dovere all’istruzione e contribuire a prevenire la dispersione scolastica e l’abbandono”. Questa particolare dimensione formativa fu così collocata nella cornice più ampia delle azioni mirate a prevenire la dispersione scolastica. Il diario di classe firmato da Daniela Di Fiore raccoglie la consapevolezza di una donna che trascorre l’anno scolastico con allievi straordinari: i ragazzi con la ‘bandana’. L’attrice Monica Bellucci, da sempre impegnata con l’Agop, l’Associazione genitori oncologia pediatrica, ha curato la prefazione di questo meritorio lavoro. Benilde Naso Mauri, presidentessa dell’Agop, ha scritto l’introduzione del volume. E Speranzina Ferraro, dirigente del ministero dell’Istruzione e responsabile del servizio ‘Scuola in ospedale e a domicilio’, ha curato la postfazione. La copertina è stata disegnata da Esther Cristofori, una delle pazienti del 10D, il reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale ‘Agostino Gemelli’ di Roma. Daniela Di Fiore, con questo libro così ‘toccante’, ci permette di affacciarci su un ‘mondo': quello di queste piccole e giovani vite provate dalla malattia, dandoci la possibilità di aiutarle in qualche modo, confidando nella nostra coscienza, poiché le loro aspettative sono piene di speranza. Le esperienze e le evidenze cliniche confermano che, attraverso il gioco, il paziente pediatrico sopporta meglio le cure farmacologiche e torna a credere in una normalità, nel ritorno a scuola e nel sentirsi di nuovo un bambino. “Mi piacerebbe”, dichiara ancora l’Autrice, “aiutare le persone a credere che, a volte, le favole s’intrecciano con la realtà”. I diritti d’autore saranno devoluti a favore dell’Agop. Anche l’editore (Infinito edizioni) ha rinunciato a qualunque ricavo che non sia soltanto il recupero dei costi. Invitiamo, dunque, amici e lettori ad acquistarlo e a leggerlo, perché vale sempre la pena di conoscere una storia, anche se non sempre, come nelle favole, “tutti vissero felici e contenti…”.

(articolo di Giuseppe Lorin da Laici.it)

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